Offerta

Offerta
(Anna de Noailles Parigi, Francia 15/11/1876 – Parigi, Francia 30/4/1933)

I miei libri, io li ho fatti per voi, giovani amici,
e vi ho lasciato dentro,
come fanno i bambini che mordono le mele,
il segno dei denti.

Ho lasciato le mani sulla pagina stese,
e, la testa in avanti,
ho pianto, come piange nel mezzo del viale
un temporale estenuante.

Vi lascio, nell’ombra amara del mio libro,
la fronte e lo sguardo,
e l’anima sempre che arde e ubriaca:
lì vi andranno le mani.

Vi lascio il chiaro sole del mio viso,
i suoi milioni di raggi,
e il mio cuore debole, che ebbe tanto coraggio
per i suoi desideri.

Vi lascio questo cuore e tutta la sua storia,
la sua dolcezza di lino,
e l’alba del mio viso, e la notte blu e nera
che mi riempie i capelli.

Vedete come a voi, in un misero vestito,
è venuto il mio Destino.
I più poveri viandanti, sulle più tristi sabbie,
non hanno così nudi i piedi.

– E vi lascio, col fogliame e le sue rose,
il giardino caldo brillante
che vi dicevo sempre; – e la mia pena immotivata
che non è mai finita…

Della stessa autrice:
Se qualcuno ti piace
Stavo zitta

Bella oscurità

Bella oscurità
(Gonzalo Rojas Lebu, Cile 20/12/1917 – Santiago del Cile 25/4/2011)

Stanotte ti ho toccato e ti ho sentito
senza che la mia mano fuggisse più in là della mia mano
senza che il mio corpo fuggisse, né il mio udito:
in una forma quasi umana
ti ho sentito.

Palpitante, non so se come sangue o nube
errante
per casa mia, in punta dei piedi, oscurità che sale
oscurità che scende, hai corso, scintillante.

Hai corso nella mia casa di legno
hai aperto le sue finestre
e ho sentito il tuo battito tutta la notte.
figlia degli abissi, silenziosa,
guerriera così terribile
così bella che tutto quello che esiste
per me, senza la tua fiamma, non esisterebbe.

In morte di una raccoglitrice

 Giornata mondiale per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro

In morte di una raccoglitrice
(Paolo Bassani n. a La Spezia il 24/4/1940)

La tua raccolta è finita.
Sei caduta sul campo
sotto la spietata croce
d’un sole implacabile.
Non hai trovato
la pietà del buon Samaritano
né l’aiuto del Cireneo.
L’età del Cristo avevi
e in cuore
l’angoscia del Calvario;
forse più,
al pensiero dei bimbi che lasci.
La tua morte
– olocausto dell’altra Italia –
non interessa ai media,
soltanto due righe:
notizia stentata, stonata,
da rimuovere in fretta
per non turbare
questo tempo frizzante
di spiagge festanti
e di luci psichedeliche:
questa passerella di vacanze
per reginette in concorso.

Giorni

Giorni
(Kočo Racin Veles, Repubblica di Macedonia 22/12/1908 – Kičevo, Repubblica di Macedonia 13/6/1943)

Come collane intorno alla gola
file di pietre fredde
così i giorni si distendono
sulle nostre spalle e pesano.

Sono i giorni – i giorni
le difficoltà dei braccianti a giornata!

Si alzano nel primo mattino
e tornano a tarda sera,
al mattino portano via con sé la gioia
la sera portano indietro il dolore –

che tormento – possa essere
dannata – questa vita da cani!

Nascere uomo – diventare merce
nascere uomini – e morire bestia,
come una bestia, ammazzarsi di fatica tutta la vita
per gli altri, nei poderi degli altri.

Per i palazzi degli altri
scavate le vostre tombe nere.

Per voi niente se non lavoro duro
per voi niente se non guai –
infilate una collana di giorni
infilate anelli di ferro forgiato,

infilate la catena di ferro
legata intorno alla vostra gola!

A te, viva

A te, viva
(Vicente Aleixandre Siviglia, Spagna 26/4/1898 – Madrid, Spagna 14/12/1984 – Premio Nobel per la letteratura 1977)

                                               È toccare il cielo, porre il dito
sopra un corpo umano.
NOVALIS

Quando contemplo il tuo corpo disteso
come un fiume che non cessa mai di passare
come un limpido specchio dove cantano uccelli
e dà gioia sentire il giorno come albeggia.

Quando guardo i tuoi occhi, profonda morte o vita che mi chiama
canzone da un profondo che sospetto;
o vedo la tua forma, la tua fronte serena,
pietra lucente dove i miei baci brillano,
come rocce che specchiano un sole che non cala.

Quando accosto il mio labbro a quell’incerta musica,
al suono di quanto è sempre giovane,
dell’ardore terrestre che canta in mezzo al verde,
umido corpo in perpetuo trascorrere
come amore felice che va e torna…

Sotto di me sento il mondo girare,
girare lieve con virtú eterna di stella,
con generosità lieta di astro
che non chiede neppure un mare dove riflettersi.

Tutto è sorpresa. Il mondo scintillante
sente che un mare a un tratto è là tremulo, nudo,
che è quel petto avido, febbrile,
che chiede solo il brillio della luce.

La creazione fulge. Resa quieta la gioia
passa come un piacere che non tocca il suo colmo,
come fulminea ascensione d’amore
dove il vento circonda le fronti piú cieche.

Contemplare il tuo corpo alla tua sola luce,
con la vicina musica che concerta gli uccelli,
le acque, il bosco, il palpito in catene
di questo mondo pieno che sento sulle labbra.

(Da: La distruzione o amore)

Dello stesso autore:
Bambina alla finestra (Asunta)
Poesia d’amore
Si amavano
Unità in lei

Per i morti della resistenza


25/4/1945 – 73º Anniversario della liberazione d’Italia

Per i morti della resistenza
(
Giuseppe Ungaretti Alessandria d’Egitto 8/2/1888 – Milano 1/6/1970)

Qui
vivono per sempre
gli occhi che furono chiusi alla luce
perché tutti
li avessero aperti
per sempre
alla luce.

Dello stesso autore:
Di luglio
Fratelli
Grecia 1970
Il lampo della bocca
In memoria
Mattina
Natale
Non gridate più
Notte di marzo
Ogni anno, mentre scopro che Febbraio
Scoperta della donna
Segreto del poeta
Soldati
Sono una creatura
Trame lunari
Una donna s’alza e canta

Certo che fa male

Certo che fa male
(Karin Boye Göteborg, Svezia 26/10/1900 – Alingsås, Svezia 24/4/1941)

Certo che fa male quando i boccioli si schiudono.
Perché dovrebbe altrimenti esitare la primavera?
Perché dovrebbe tutta la nostra bruciante nostalgia
restare legata al pallido e amaro gelo?
Eppure il bocciolo fu involucro per tutto l’inverno.
Che cosa c’è di nuovo ora che intacca e preme?
Certo che fa male quando i boccioli si schiudono,
male a ciò che cresce
e a ciò che racchiude.

Certo che è difficile quando le gocce cadono.
Tremanti d’inquietudine stanno sospese, pesanti
si aggrappano al ramoscello, si gonfiano, scivolano
– il peso le trascina giù, per quanto cerchino di aggrapparsi.
Difficile essere incerti, timorosi e divisi,
difficile sentire il baratro che attira e richiama
e tuttavia restare lì e solamente tremolare
– difficile voler restare e volere cadere.

Allora, quando il peggio è arrivato e più niente aiuta,
si schiudono esultando i boccioli dell’albero.
Allora, quando non c’è più il timore che trattiene,
le gocce sul ramoscello cadono scintillando,
dimenticano la vecchia paura del nuovo
dimenticano l’apprensione passata per il viaggio
sentono per un attimo la loro più grande sicurezza,
riposano in quella fiducia
che crea il mondo.

Della stessa autrice:
Come posso dire…
Confessione
L’amazzone
L’attimo
Ricordo
Sei la mia consolazione più pura
Spiegazione

Tutti i libri del mondo

 Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore

Tutti i libri del mondo
(Hermann Hesse Calw, Germania 2/7/1877 – Montagnola, Svizzera 9/8/1962 – Premio Nobel per la letteratura 1946)

Tutti i libri del mondo
non ti danno la felicità,
però in segreto
ti rinviano a te stesso.

Lì c’è tutto ciò di cui hai bisogno,
sole stelle luna.
Perché la luce che cercavi
vive dentro di te.

La saggezza che hai cercato
a lungo in biblioteca
ora brilla in ogni foglio,
perché adesso è tua.

Dello stesso autore:
Canzone d’amore
Così van le stelle
Di notte
Eleonora
Estate
Farfalla Azzurra
Fuga di giovinezza
Gradini
Incominciai
Occhi scuri
Perché ti amo
Scritto sulla sabbia
Ti chiesi

Vento calante

   Giornata Mondiale della Terra

Vento calante
(Louise Glück n. a New York, USA il 22/4/1943 – Premio Pulitzer per la poesia 1993)

Quando vi ho fatto, vi amavo.
Ora vi compatisco.

Vi ho dato quanto vi serviva:
letto di terra, lenzuolo di aria blu…
Mentre mi allontano da voi
vi vedo più chiaramente.
A quest’ora le vostre anime avrebbero dovuto essere
immense,
non quel che sono,
piccole cose vocianti…

Vi ho dato ogni dono,
blu del mattino primaverile,
tempo che non sapevate come usare:
volevate di più, l’unico dono
riservato a un’altra creazione.

Qualsiasi cosa abbiate sperato,
non troverete voi stessi nel giardino,
fra le piante che crescono.
Le vostre vite non sono circolari come le loro:

le vostre vite sono il volo dell’uccello
che inizia e finisce nell’immobilità:

che inizia e finisce, forma che riflette
quest’arco dalla betulla bianca
al melo.

(Da: L’iris selvatico)

Su l’’Appia

  2771° Natale di Roma

Su l’’Appia
(Corrado Govoni Tàmara, FE 29/10/1884 – Lido dei Pini, RM 20/10/1965)

Questo vento che fiuta fra i ruderi
dove si sveglia già l’amore ignaro
delle fredde lucertole
l’odore nascosto
delle prime viole!
Fanno i pini ombrelloni
un dolce rumore di mare,
e l’aria serena
è ruvida e bionda come la rena.
Con millenaria pigrizia,
Roma, cupole e torri di piombo,
giù nella valle del Tevere umido fuma.
Mentre contro le mura
sanguigne di stragi e tramonti
invan come una neve nera
s’abbattono le nuvole dei corvi.

Dello stesso autore:
Charlot
Col bacio mi sembrò di berti l’anima
La siesta del micio
Natale
Quanto potè durare il tuo martirio
Se una cava di rossa pozzolana
Tu, Dio…