L’’antica pazienza

L’’antica pazienza
(Maria Luisa Spaziani Torino il 7/12/1924 – Roma 30/6/2014)

Tu che conosci l’antica pazienza
di sciogliere ogni nodo della corda
e allevi un pioppo zingaro venuto
a crescere nel coccio dei garofani,
lascia ch’io senta in te, come la sorda
nenia del mare dentro la conchiglia,
la voce della casa che il perduto
tempo ha ridotto in cenere.
Ma è cenere di pane scuro, sacro,
– quello che alimentavi col tuo soffio
nel forno buio della guerra – e reca
imperitura in sé la filigrana
dei tuoi ciliegi dilaniati.
L’allegria rialza la sua cresta
di galletto sui borghi desolati,
come il lillà che ti cresce alle spalle
passo a passo, baluardo sul massacro.
Raccogli ancora e sempre il pigolante
nido abbattuto dal vento di marzo
e ripara le falle della chiglia.
Nessuno è senza casa se l’attende
a sera la tua voce di conchiglia.

(Da: Utilità della memoria)

Della stessa autrice:
E lui mi aspetterà nell’ipertempo
Forse di questo amore ancor non detto
La giovinezza
Non chiedermi parole oggi non bastano
Quelle sue labbra ch’era peccato mordere
Rovesciamento dei ruoli
Se l’afferri con forza
Sono venuta a Parigi

0 risposte a “L’’antica pazienza”

  1. E’ vero nessuno è senza casa, se qualcuno attende il nostro ritorno. Davvero bravissimo gemisto. Fai sempre leggere poesie di grande significato. Buon fine settimana e pensieri felici. Un abbraccio   

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