Ogni anno, mentre scopro che Febbraio

Ogni anno, mentre scopro che Febbraio
(
Giuseppe Ungaretti Alessandria d’Egitto 8/2/1888 – Milano 1/6/1970)

Ogni anno, mentre scopro che Febbraio
è sensitivo e, per pudore, torbido,
Con minuto fiorire, gialla irrompe

La mimosa. S’inquadra alla finestra
Di quella mia dimora d’una volta,
Di questa dove passo gli anni vecchi.

Mentre arrivo vicino al gran silenzio,
Segno sarà che niuna cosa muore
Se ne ritorna sempre l’apparenza?

O saprò finalmente che la morte
regno non ha che sopra l’apparenza.

(Da: Il taccuino del vecchio)

Dello stesso autore:
Di luglio
Fratelli
Grecia 1970
Il lampo della bocca
In memoria
Mattina
Natale
Non gridate più
Scoperta della donna
Segreto del poeta
Soldati
Sono una creatura
Trame lunari
Una donna s’alza e canta

Dormendo insieme

Dormendo insieme
(Katherine Mansfield Wellington, Nuova Zelanda 14/10/1888 – Fontainebleau, Francia 9/1/1923)

Quando dormivamo insieme… com’eri stanco!…
Com’era calda la nostra stanza… e la fiamma diffusa
sulle pareti, sul soffitto e il grande letto bianco.
Parlavamo sommessi come fossimo bambini,
ed ora io – oppure tu
per un attimo presi dal sonno –
ci svegliavamo e a turno dicevamo
«non ho dormito affatto».

Era circa mille anni fa?
Mi svegliai fra le tue braccia – eri
profondamente addormentato –
e sentii lo zoccolio affrettato delle pecore.
Strisciai sul pavimento con delicatezza
sfiorando le tendine alla finestra –
mentre tu dormivi –
sulla neve vidi sfilare le pecore.

Oh, folla di pensieri col pastore Terrore
tremante, desolata, fuori nel gelo,
che entrasti nel mio cuore come in un ovile!
Mille anni… era ieri
che noi – due bambini di lontano,
avvinti nell’oscurità, dormivamo insieme?
Come eri stanco, tu!…

Della stessa autrice:
Fiori segreti
L’incontro

ti ho vista

ti ho vista
(
Guido Catalano n. a Torino il 6/2/1971)

ti ho vista nuda
semivestita
semisvestita
seminuda
vestita
ti ho sentita
silenziosa
meditabonda
ti ho udita
parlare
cantare
sussurrare
fischiettare
urlare
mi sei piaciuta
in tutte le modalità
hai pelle morbida
liscia
profumata
hai capelli di fragranza
inaudita
non ho capito i tuoi piedi
ma io i piedi, lo sai, non mi suscitano
ma c’hai occhi
da ribaltare un camion in corsa
sulla Torino – Reggio Calabria
il tredici d’agosto
a mezzogiorno
c’hai occhi tu
il cui colore
lo ammetto
mi è doloroso in assenza
in presenza no
mi ci tuffo
e faccio il record mondiale di apnea
poi ci galleggio a pancia in su
e m’addormento

il tuo corpo è un’isola segreta
lontana
facciamo che sono un naufrago
mi sveglio sulla spiaggia
è mattina
non ho nessunissimo bisogno
di essere
salvato

Non vederti mai più!

Non vederti mai più!
(Giovanni Camerana Casale Monferrato, AL 4/2/1845 – Torino 2/7/1905)

   Non vederti mai più! Meglio il martirio
Fra cielo e terra dei confitti in croce,
Meglio nel folto circo il morso atroce
                             Che non vederti più!

   Non vederti mai più! Sentir, nel torrido
Cielo, il canto dei sogni e dei fulgenti
Giorni, gli olezzi delle gioie ardenti,
                             E non vederti più!

   Più non vederti – stendere le braccia
Verso te, versò te – sempre – chiamarti
A nome – oltre ogni uman confine amarti,
                             E non vederti più!…

      luglio, 1883.

Dello stesso autore:
Corot

Se un giorno

Se un giorno
(Gabriel García Márquez Aracataca, Colombia 6/3/1927 – Città del Messico, Messico 17/4/2014 – Premio Nobel per la letteratura 1982)

Se un giorno avrai voglia di piangere chiamami:
non prometto di farti ridere ma potrò piangere con te…
Se un giorno riuscirai a fuggire, non esitare a chiamarmi:
non prometto di chiederti di rimanere, ma potrò fuggire con te…
Se un giorno non avrai voglia di parlare con nessuno, chiamami:
staremo in silenzio…
Ma se un giorno mi chiamerai e non risponderò, vieni correndo da me:
perché di certo avrò bisogno di te!

Dello stesso autore:
Se per un istante
Sempre c’è un domani

takeaway

takeaway
(Moniza Alvi n. a Lahore, Pakistan il 2/2/1954)

La nostra cliente si fida dei vassoi di alluminio,
del nostro vapore – cose facili da portar via

come le gocce di pioggia sul cappotto nuovo.
Ma guarda come è immobile la sua vita,

non si scalda né si raffredda.
In attesa che succeda qualcosa

prima che i chicchi di riso s’induriscano.
Lei aspetta – Forse un treno?

Un bambino? Un lavoro? Il mondo nuovo?
Si è dimenticata cosa aspetta.

Dobbiamo portarla dentro
dove tutto è amaro e dorato di curcuma,

portarla dove ciotole e cucchiai
scodellano l’aria chiusa,

e il sole entra come un angelo,
a illuminare le salse.

Portiamola dentro se lei sta male,
e se il menu è più lungo della sua vita.

A lei doniamo le nostre tende amaranto,
i nostri odori indefinibili.

Ciò che rimane del nostro paese.

(Da: Carrying my Wife, 2000)

Tormenta

Tormenta
(Bella Achatovna Achmadulina Mosca, Russia 10/4/1937 – Mosca, Russia 29/11/2010)

Febbraio è amore e ira del tempo.
E nello strano bagliore dei dintorni
la povertà delle dacie s’è destata,
grande nord della natura.

E quella strada con quattro case,
che si spalanca in lunghezza e in larghezza,
prende per sé con naturalezza
tutta la neve dell’universo, tutta la luna.

Imperversa la tormenta! È ovvio,
è consacrata a chi tiene stretti al cuore
e alla mente questi alberi e le dacie.

Allo scialbo corso del ruscello,
al pino del tronco inclinato, un diverso
senso aveva attribuito,
convertendoli in preziosi tesori.

Non è per questo che nel bellissimo mistero
lo spazio, colmo di nostalgia per il poeta,
ha dato la sua voce al delirio
e al mormorio di quel fiume?

E sotto l’insistente nevicata
a un tratto s’è spezzato, in un momento,
il tenace legame di dolore
fra quella casa e quel cimitero.

1968

Della stessa autrice: E in ultimo ti dirò – Addio