Sonetto VIII

Sonetto VIII
(Fernando Pessoa Lisbona, Portogallo 13/6/1888 – Lisbona, Portogallo 30/11/1935)

Quante maschere e sottomaschere noi indossiamo
Sul nostro contenitore dell’anima, così quando,
Se per un mero gioco, l’anima stessa si smaschera,
Sa d’aver tolto l’ultima e aver mostrato il volto?
La stessa maschera non si sente come una maschera
Ma guarda di fuori di sé con gli occhi mascherati.
Qualunque sia la coscenza che inizi l’opera
Sua, fatale e accettata sorte è l’ottundimento.
Come un bimbo impaurito dall’immagine allo specchio
Le nostre anime, fanciulle, rimangono disattente,
Cambiano i loro volti conosciuti, e un mondo intero
Creano su quella loro dimenticata causa;
E, quando un pensiero rivela l’anima mascherata
Esso stesso non va a smascherare da smascherato.

1918

(Da Trentacinque sonetti)

Dello stesso autore:
Amo tutto ciò che è stato
Apri a chi non bussa alla tua porta
Campana del mio villaggio
Gli dèi sono felici
Il mio sguardo è nitido come un girasole
Il ragazzo che ride nella via…
Isole fortunate
La stanchezza
Metafisica
Natale
Non sono nulla
Non sto pensando a niente
Ode alla notte
Sensazione
Sonetto 1
Tabaccheria
Tutte le lettere d’amore sono ridicole
Voglio, avrò
XLII

0 pensieri riguardo “Sonetto VIII

  1. Un sonetto incredibilmente vero….
    Ogni giorno indossiamo una maschera per renderci più sopportabili a noi stessi e agli altri.
    Felice giornata Piero !

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