Dove giocano i bambini

Dove giocano i bambini
(Cristina Alziati n. a Milano il 28/2/1963)

Tutta rimpicciolita, minima, essiccata
l’hanno portata così, tutta cenere
una coltre di bruna preistoria.
Hanno portato una piccola mummia,
la più nuova di tutto il creato.

Giocavano per strada
tirava sassate con gli altri bambini
ai tracciati di fosforo bianco,
e ciottoli
dentro i riquadri del gioco del mondo.

Qui, dove corrono, vedi, le linee del mondo.
Masticata all’interno,
non sappiamo che cosa sia stato.
Noi a giocare scendiamo ogni giorno,
qui o altrove, che importa
se una coltre ci inchioda
e l’arma fradicia della menzogna,
e noi siamo bambini e qui corrono
le linee del mondo, e tutto, vedi,
tutto è una sola traiettoria intorno.

(Da: Come non piangenti)

Tutt’’al più

Tutt’’al più
(Gabriella Modica n. a Palermo il 2/11/1975)

Oltre lo scivolo del suo naso
vide il centro
sotto il teatro di città
vestito per lʼoccasione
a sciopero e spadaccini ambidestri.
Datosi che era disoccupata si preoccupò
prima si occupò del suo tempo
e scrisse:
non vuotare
non vuotarti
rivòltati
finché non metteranno in scena
il programma futuro di bilancio
la media equa
fra dare e rubare
finché il permesso di bruciare la terra
non di arancio di arance
non di fiamme di vite
non di petali rampicanti
sarà esclusivo diritto di proprietà
delle baie di fuoco nanotrasparente
finché lʼaccoglienza
al padre antico
immigrato
disgraziato
arruolato
non sarà deliberata in condominio
finché la trattativa decisa
solo dal copione
finché a pregarti
non sarà lʼeletto
non vuotare
non vuotarti
rivòltati
vota per il partito del dentro
portati un voto da appenderti addosso
vènerati
sfonda lo schermo dellʼimmenso
vota
la massima espansione di te
e mettici la firma
anche se lʼautore è sconosciuto.

Attento, le parole che hai detto in passato

Attento, le parole che hai detto in passato
(Mario Baudino n. a Chiusa di Pesio, CN il 26/2/1952)

Attento, le parole che hai detto in passato
ora ti danno la caccia
le parole che hai detto in passato
continuano a chiedere di te
le parole che hai detto in passato
non te le puoi staccare
e anche quelle che hai letto e forse
quelle che hai ascoltato, tutte
come un’onda di piena alle spalle
aspettano il momento perché sono astute
se pure querule in fondo il loro
solo difetto è la poca mira
così può accadere che spesso
s’avventino non su te
ma su qualcuno che passa vicino magari
una donna un animale una cosa
una volta ho visto un albero
era un frassino o un olmo
cominciare a difendersi e lottare sì aveva
una grande energia e voglia di chiarezza
voleva capire invece è impazzito
l’ho visto, sai, si annodava e si apriva
e sbatteva le ali e pareva volare.

(Da: Aeropoema)

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Al cimitero

Al cimitero
(Mário Quintana Alegrete, Brasile 30/7/1906 – Porto Alegre, Brasile 5/5/1994)

Sulla stessa pietra si trovano,
secondo la tradizione popolare,
una stella per quando si nasce,
una croce per quando si muore.
Ma quanti qui riposano
devono correggerci così:
“Mettetemi una croce all’inizio
e la luce della stella alla fine!”

Dello stesso autore:
Ho scritto una poesia triste
La strada

Questo parte, quello parte

Questo parte, quello parte
(Rosalía de Castro Santiago di Compostela, Spagna 24/2/1837 – Padrón, Spagna 15/7/1885)

Questo parte, quello parte
e tutti, tutti se ne vanno
Galizia, resti senza uomini
che ti possan lavorare.
Hai, in cambio, orfani e orfane
e campi abbandonati.
e madri senza figli,
e figli senza padri.
E i tuoi cuori che soffrono
lunghe assenze mortali,
vedove di vivi e morti
che nessuno consolerà.

Tatarszentgyoergy


 23 febbraio 2009
Assassinio di Tatarszentgyoergy (Ungheria)

Tatarszentgyoergy
(Roberto Malini n. a Milano il 27/5/1959)

Lunedì 23 febbraio 2009, nel villaggio ungherese di Tatarszentgyoergy, 55 chilometri a sudest di Budapest, un giovane padre Rom Róbert Cs. e il figlio di cinque anni sono stati uccisi da sconosciuti e successivamente dati alle fiamme in un’aggressione di matrice razzista.

Con occhi di ghiaccio li guardò l’odio,
con braccia di fuoco li prese.

La memoria, i violini, tutti quei fiori bianchi
non ci danno pace.

Mai dimenticheremo Tatarszentgyoergy,
dove grida – per sempre – giustizia
la cenere Rom.

Dello stesso autore:
C’è una nuova legge in Uganda
In memoria del Mahatma Gandhi

O dolce amore, dolce spina

O dolce amore, dolce spina
(Edna St. Vincent Millay Rockland, Maine, USA 22/2/1892 – Austerlitz, New York, USA 19/10/1950 – Premio Pulitzer per la poesia 1923)

O dolce amore, dolce spina, quando
da te fui punta al cuore, piano, e uccisa,
per giacere nell’erba abbandonata,
povera cosa fradicia di lacrime
e di pioggia nel pianto della sera,
dalle notturne brume al grigio giorno
che disperde le nubi nella luce
fra il canto degli uccelli al nuovo sole –
se avessi, dolce amore, dolce spina,
pensato allora quale acuta angoscia,
anche se ti compensa il giuramento,
l’ora felice può lasciare in seno,
non sarei corsa cosí pronta al cenno
di chi in fondo m’amava cosí poco.

(Da: L’amore non è cieco)

Della stessa autrice:
Il filosofo
So quel che voglio e ho fatto la mia scelta

Col dito in terra

Col dito in terra
(Piero Bigongiari Navacchio, PI 15/10/1914 – Firenze 7/10/1997)

Le unghie crescono per additare qualcosa

al di là dell’indice e di qualsiasi indicazione
se le unghie seguitano a crescere anche ai morti,
le unghie crescono per grattare la notte dal giorno
ma anche per non lasciare nulla di intentato
sulla preda, se il giorno se n’è andato
con la sua spoglia e la morte ti è a lato
sorridente come l’angelo dal lungo passo
– ma sempre un po’ indietro – rispetto a Tobia.

Quale via più di questa impera col suo senso tra i morti
se il sorriso è rimasto tra i pruni – il nostro o quale? –
e i rovi sprizzano sangue a primavera…
Forse una traccia è rimasta di quel Dio che ha scritto
in terra dinanzi all’adultera da non lapidare,
forse la pietra da non raccattare porta quella scritta
che nessuno ha letto, ma nessuno anche
ha raccattato quel sasso, l’ha scagliato.

A fianco di quella scrittura quale scrittura è da porsi,
i polsi quale stanchezza della traccia sentono come energia?
O mia diletta, la terra che tu calpesti è incancellabile,
ma perché nessuno si pone a leggere sulla pietra del silenzio
irraccattabile se non con un bacio che ancora prolunga quel silenzio
che più non pesa, le lacrime che ti tolsi
dal cavo degli occhi sono pietre trasparenti – o forse parole impronunciate –
per aiutare quel Dio che ha scritto e riscritto, verso il suo ultimo non senso.

(Da: Nel delta del poema)

Dello stesso autore:
Amore
Canto dei disoccupati

Un giardino verde in inverno

Un giardino verde in inverno
(Jarosław Iwaszkiewicz Kalnik, Croazia 20/2/1894 – Varsavia, Polonia 2/3/1980)

Il mio mondo è il mio mondo
non posso aprirlo davanti a voi

E se anche descrivessi
le statue dei dodici mesi
celate nel fìtto verde

ognuno di voi vedrebbe
un verde diverso
una statua diversa
e non questo verde

E se descrivessi la mia tristezza
apparirebbe ridicola
e infantile

perché la mia tristezza
è piena d’incanto

come un giardino verde
in inverno

Dello stesso autore:
Il mondo fa paura
Il mondo fa paura

Dammi solo la tranquillità

Dammi solo la tranquillità
(Jacques Werup Malmö, Svezia 14/1/1945 – Malmö, Svezia 12/11/2016)

Dammi solo la tranquillità
per riflettere
e io diventerò

una lampada che scalda,
che brillandoti
sul volto

attrarrà a se
come insetti nella notte
i tuoi sparsi frammenti.

Morremmo
della passione
della gioia della notte.