Mi basta così

Mi basta così
(Ángel González Oviedo, Spagna 6/9/1925 – Madrid, Spagna 12/1/2008)

Se io fossi Dio
E avessi il segreto
Farei un essere esatto a te;
lo proverei
(alla maniera dei panettieri
Quando provano il pane, ovvero:
con la bocca),
e se questo sapore fosse
uguale al tuo, ossia
il tuo stesso odore, e il tuo modo
di sorridere,
e di stare in silenzio
e di stringere la mia mano strettamente,
e di baciarci senza farci male
– Di questo sì, sono sicuro: metto
Tanta attenzione quando ti bacio -;
                                                            allora,
se io fossi Dio,
potrei ripeterti e ripeterti
sempre la stessa e sempre differente
senza stancarmi mai del gioco identico
senza disdegnare neppure quello che fosti
per quella che saresti diventata tra un attimo;
ancora non so se mi spiego, ma voglio
chiarire che se io fossi
Dio, farei
Il possibile per essere Ángel González
per amarti così come ti amo
per attendere con calma
affinché ti creda te stessa ogni giorno,
affinché sorprenda tutte le mattine
la luce appena nata con la tua propria
luce, e scorra
la tenda impalpabile che separa
il sogno dalla vita,
resuscitandomi con la tua parola,
Lazzaro allegro,
io,
bagnato ancora
di ombre e pigrizia
sorpreso e assorto
nella contemplazione di tutto quello
che, in unione di me stesso,
recuperi e salvi, muovi, lasci
abbandonato quando – dopo – taci…
(Ascolto il tuo silenzio.
                                         Odo
Costellazioni: esisti.
                                    Credo in te.
                                                        Sei.
                                                              Mi basta.)

Dello stesso autore:
Finché tu esisti
Leggo poesie

La mia casa e il mio cuore

La mia casa e il mio cuore
(Marcos Ana Alconada, Spagna 20/1/1920 – Madrid, Spagna 24/11/2016)

(sogno di libertà)

Se un giorno tornerò alla vita
la mia casa non avrà chiavi:
sempre aperta, come il mare,
il sole e l’aria.

Che entrino la notte e il giorno,
la pioggia azzurra, la sera,
il pane rosso dell’aurora;
la luna, mia dolce amante.

Che l’amicizia non trattenga
il passo sulla soglia,
né la rondine il volo,
né l’amore le labbra. Nessuno.

La mia casa e il mio cuore
mai chiusi: che passino
gli uccelli, gli amici,
e il sole e l’aria.

(Da: Ditemi com’è un albero, 2009)

Dello stesso autore:
Sarà che i miei sogni spaventano il tiranno

Continuo a dimenticare

Continuo a dimenticare
(Lily Brett nata nel Campo profughi di Feldafing, Baviera, Germania il 5/9/1946)

continuo a dimenticare
i fatti e le statistiche
ed ogni volta
ho bisogno di saperli

cerco nei libri
questi libri occupano
venti scaffali
nella mia stanza

so dove andare
per confermare il fatto
che nel Ghetto di Varsavia
c’erano 7,2 persone per stanza

e che a Lodz
destinavano
5,8 persone
ad ogni stanza

dimentico
continuamente
che un terzo di Varsavia
era ebreo

e che nel ghetto
stiparono 500.000 ebrei
nel 2,4 per cento
dell’area della città

e quanti
corpi bruciavano
ad Auschwitz
all’apice della produzione

ventimila al giorno
devo controllare
e ricontrollare

ed ho sognato
che il 19 gennaio alle 4 del pomeriggio
58.000 carcerati emaciati
furono fatti marciare fuori da Auschwitz?

ricordavo
bene che a Bergen-Belsen
dal 4 al 13 aprile 1945
arrivarono 28.000 ebrei da altri campi?

ricordo
centinaia e centinaia
di numeri telefonici

numeri
che non chiamo
da vent’anni
sono immediatamente disponibili

e ricordo
le conversazioni delle persone
e quel che la moglie di qualcuno
ha detto al marito di qualcun’altra

che buona memoria
hai
mi dice la gente.

(1986)

Gli inquieti

Gli inquieti
(Jorge Guillén Valladolid, Spagna 18/1/1893 – Malaga, Spagna 6/2/1984)

Siamo gli uomini inquieti
In società.
Guadagnamo, godiamo, voliamo.
Che malessere!

Il domani s’affaccia tra nubi
D’un torbido cielo
Con ali d’arcangeli-atomi
Come un messaggio.

Siamo sempre alla mercé
D’una crociata,
Scorre nelle nostre vene sangue
Di cateratta.

Viviamo così senza sapere
Se è nostra l’aria.
Forse moriremo in strada
Forse nel letto.

Intanto siamo felici.
Seven o’clock.
Tutto è bar e oscura delizia.
Televisione!

(Da: Clamor, 1957)

Il signore andato via

Il signore andato via
(Vivian Lamarque n. a Tesero, TN il 19/4/1946)

Era un signore andato via.
A lei qui rimasta tantissimo mancava.
La traccia da lui lasciata segnava ovunque
intorno a lei l’aria.
Come un quadro spostato
per sempre segna la parete.

(Da: Il signore d’oro, Crocetti, 1986)

Della stessa autrice:
A Pasolini
Il signore sognato
La notte scende
La signora dei baci
La signora dell’ultima volta
La signora della paura
Poesia illegittima

Disgelo

Disgelo
(Kathleen Jamie n. a Renfrewshire, Scozia, Regno Unito il 13/5/1962)

Quando ti portammo a casa in taxi
nel disgelo grigio-acciaio
dopo la settimana più fredda che si ricordi
— perfino il fiume si era sigillato —
fui io, col fiato sospeso,
attraverso il passaggio verso il nostro cortile
a dare il benvenuto alle cose più semplici:
un ceppo per tagliar la legna, gli architravi
spaccati dal gelo; e benché comportasse un viaggio
sulla neve che scuriva,
le braccia cariche di te in una coperta,
dovetti camminare fino in cima al giardino,
per toccare, in un complice
omaggio tra uguali, i tronchi
a spirale dei nostri prugni, il muschio,
il posto del pettirosso sull’agrifoglio.
Appoggiata al muro della ferrovia,
cercai di ricordare;
ma perfino le mie impronte si cancellavano
e le stelle nascenti di Orione
negavano ciò che sapevo: che mentre noi venivamo
lanciati su una lettiga tra le porte girevoli in sala parto,
loro erano là, allineate sul soffitto,
…………….accese di ansia
per quella difficile cessione,
prima che fossimo due, dal mio uno.

Della stessa autrice: NINNANANNA

Riempilo d’amore

Riempilo d’amore
(Amado Nervo Tepic, Messico 27/8/1870 – Montevideo, Uruguay 24/5/1919)

Sempre quando c’è un vuoto nella tua vita,
riempilo d’amore.
Adolescente, giovane, vecchio:
sempre quando c’è un vuoto nella tua vita,
riempilo d’amore.
E quando saprai di aver davanti a te un periodo vano,
vai a cercare amore.
Non pensare: Soffrirò.
Non pensare: Mi ingannerà
Non pensare: Dubiterò.
Vai, semplicemente, diafanamente, gioiosamente,
alla ricerca dell’amore.
Che indole di amore?
Non importa.
Ogni amore è pieno di eccellenza e di nobiltà.
Ama come puoi, ama chi puoi, ama tutto ciò che puoi…
però ama sempre.
Non preoccuparti della finalità del tuo amore.
Esso porta con sé la sua finalità.
Non considerarlo incompleto perché non trovi risposta alla tua tenerezza;
l’amore porta con sé la propria compiutezza.

Sempre quando c’è un vuoto nella tua vita,
riempilo d’amore.

(Da: Pienezza, 1918)

Llénalo de amor

Siempre que haya un hueco en tu vida,
llénalo de amor.
Adolescente, joven, viejo:
siempre que haya un hueco en tu vida,
llénalo de amor.
En cuanto sepas que tienes delante de ti un tiempo baldío,
ve a buscar al amor.
No pienses: “Sufriré”.
No pienses: “Me engañarán”.
No pienses: “Dudaré”.
Ve, simplemente, diáfanamente, regocijadamente,
en busca del amor.
¿Qué índole de amor?
No importa.
Todo amor está lleno de excelencia y de nobleza.
Ama como puedas, ama a quien puedas, ama todo lo que puedas…
pero ama siempre.
No te preocupes de la finalidad de tu amor.
Él lleva en sí mismo su finalidad.
No te juzgues incompleto porque no responden a tus ternuras:
el amor lleva en sí su propia plenitud.

Siempre que haya un hueco en tu vida,
llénalo de amor.

Dello stesso autore:
A Leonor
In pace

Il gatto che salta sul mio davanzale

Il gatto che salta sul mio davanzale
(Ben King pseudonimo di Benjamin Franklin King Jr. – St. Joseph, Michigan, USA 17/3/1857 – Bowling Green, Kentucky, USA 7/4/1894)

Il gatto che salta sul mio davanzale
quando la luna par fredda e la notte è tranquilla
arriva irrequieto e solo soletto
con la coda ritta come una pigna
e dice: “Son finiti i miei spassi serali
e mi par di sentire un cane da caccia abbaiare.
Ho i baffi gelati che non si staccano dal muso.
Alzati, ti prego, e lasciami entrare».
E il gatto entra.

Ma se nella solitudine della notte
dà l’impressione di non star bene affatto,
e si alza, si stira e annusa il pavimento,
e va a esplorare un nascosto angoletto
e non trova soddisfazione giacché
per arrotarsi le unghie nessun luogo buono è,
e miagola irrequieto e corre qua e là,
allora proprio non vi sono dubbi:
il gatto esce.

Svegliandomi il mattino, a volte provo

Svegliandomi il mattino, a volte provo
(Camillo Sbarbaro Santa Margherita Ligure, GE 12/1/1888 – Savona 31/10/1967)

Svegliandomi il mattino, a volte provo
sì acuta ripugnanza a ritornare
in vita, che di cuore farei patto
in quell’istante stesso di morire.

Il risveglio m’è allora un altro nascere;
chè la mente lavata dall’oblio
e ritornata vergine nel sonno
s’affaccia all’esistenza curiosa.
Ma tosto a lei l’esperienza emerge
come terra scemando la marea.
E così chiara allora le si scopre
l’irragionevolezza della vita,
che si rifiuta a vivere, vorrebbe
ributtarsi nel limbo dal quale esce.

Io sono in quel momento come chi
si risvegli sull’orlo d’un burrone,
e con le mani disperatamente
d’arretrare si sforzi ma non possa.

Come il burrone m’empie di terrore
la disperata luce del mattino.

(Da: Pianissimo)

Dello stesso autore:
Adesso che placata è la lussuria
Il rapido passò, dentro un barbaglio
La trama delle lucciole ricordi
Ora che sei venuta
Padre, se anche tu non fossi il mio
Una mortale pesantezza sul cuore