Inventario delle cose certe

Inventario delle cose certe
(Joyce Lussu Firenze 8/5/1912 – Roma 4/11/1998)

La luna si è rotta.
si è rotta in cinque pezzi che galleggiano nel cielo
squallidamente
come cinque cocci di scodella.
Era una luna piena e luminosa
che aveva un’aria abbastanza felice.

Lì per lì ho creduto che i cosmonauti e i satelliti
artificiali l’avessero offesa in qualche modo.
Ma poi ho capito ch’era tutta colpa mia.
la guardavo fissamente con pensieri tristissimi e scomodi
e tutt’a un tratto – trac – si è rotta in cinque pezzi
quasi senza rumore.

Certo sono i miei pensieri che l’hanno urtata
in un momento in cui si sentiva particolarmente fragile.
Questi pensieri delle donne liberate sono una cosa complicata

e la luna ch’è tonda e semplice ci si trova male.
Preferiva le donne d’un tempo dalle pallide spalle
dai capelli lunghissimi
dedicate a tessere la tela dell’amore devotamente
e quando passeggiavano la notte coi loro amanti
lustrava loro gli occhi e i capelli
per farli sembrare più belli e aiutarle un poco.

Adesso ci sono le donne che camminano svelte e diritte
che prendono il tram e l’autobus per andare al lavoro.
Certo avrebbero bisogno della luna anche loro
di un riflesso più dolce nei capelli e negli occhi.
Ma la luna si è rotta
e nel cielo vagano i cocci.

Della stessa autrice:
A che cosa serve la poesia?
Chi ha detto che la vita è breve?
Emilio ti ricordi
Essere donna
Un giornalista mi ha chiesto
Un paio di scarpette rosse

Amici

Amici
(Walter Savage Landor Warwick, Regno Unito 30/1/1775 – Firenze 17/9/1864)

Sovente, quando svanisce il giorno d’estate
Della vita, e il suo sole discende,
Dilegua per saggezza lo spirito ridente
E solo amici ritornano gli amanti.
Hai sorriso, hai parlato, e ti ho creduto,
Ingannato dal sorriso e dalla voce.
Un altro uomo non spererebbe più –

E io non spero ciò che ho sperato prima:
Ma fa’ che almeno che questo non sia vano,
L’ultimo desiderio: ingannami, ingannami ancora!
C’è chi dice che siamo solo polvere:
Possiamo presto esserlo,
Ma non lo siamo ancora,
Né lo saremo, credendo in Amore
E il suo insegnamento mai scordando.

Guardala con me questa luna

Guardala con me questa luna
(Carolina Turroni n. a Bologna)

Guardala con me, questa luna.
Ovunque tu sia, guardala con me.
Con chiunque tu sia, in un punto immateriale del tuo cuore sii con me. In un punto immateriale della tua mente parla con me.
Con me, che di te ho amato con eguale passione sia la carne che l’anima.
Rispondi a chi ti parla, sii gentile con chi respira nel cerchio del tuo respiro, ma ama me.
Te ne prego, ama me.
Perchè ho trasformato la stazione dei treni nella mia casa e ad ogni fischio del cavallo di ferro, ho il cuore perduto nella tagliola della nostalgia.
Guardala con me, questa luna.
Ovunque tu sia, guardala con me.
E fammi vivere ancora giorni pieni di tenerezza.
Perchè queste vene sempre più evidenti, questi capelli che imbiancano, questa anima appena rianimata, abbiano un senso ed una nuova bellezza.
Perchè questo sguardo , di nuovo vivo, abbia una sua dignitosa speranza.
Perchè le croci del giudizio, che scelgo di portarmi addosso, non mi schiaccino troppo.
E perchè nell’intimità di un amore comprensibile a pochi, si possa trovare calore e rifugio, e quell’appagamento umano così raro e prezioso , da celare nel segreto dello spirito.

Della stessa autrice:
Lettera di una mamma alla figlia

Il laico pensiero

Il laico pensiero
(Roberto Roversi Bologna 28/1/1923 – Bologna 14/9/2012)

1. Il laico pensiero è il pensiero che ha mille problemi, nessuna paura. È travolto, mai sommerso, da dubbi di ogni genere, ma mai dalla disperazione. È l’albero posto al confine di un bosco infuocato, ma per sé non ha confine.

2. Il pensiero laico crede al buon inesausto pensare, al buon e inesausto fare, al buon dialogare e a una libertà del fare pensare dialogare che non si arresta ai limiti delle convinzioni.

3. Il pensiero laico è quello che pensa (che crede) che le cose parlano sorgendo dalla terra, non precipitando paurose, ammonenti dall’alto dei cieli. E inoltre è quello che pensa, e ascolta, che gli oggetti intorno (il rassicurante beneficio della compagnia), le mille viventi realtà del creato, continuamente lo richiamano al suo leggendario dovere: “Qua siamo, con te; non ignorarci; non dimenticarci. Ascolta, ascolta, ascolta”.

4. Il pensiero laico è anche quello, dunque, che rifiuta il silenzio; e ha sempre come sottofondo lo scorrere dell’acqua del pensiero (tumultuoso rifluire di un fiume che fuoriesce da una caverna).

Come un invito stressante a non assopirsi, a non stupirsi; ad essere sempre inquieti. Ad essere sempre pronti alla vivificante, aspra schermaglia delle idee. Sicché il pensiero laico è un camminatore imperterrito fra gli sterpi (intriganti) del pensiero.

5. Il pensiero laico ha lo sguardo basso, striscia anche per terra, ed è impietoso; perché procede sui sassi a piedi nudi.

6. Il pensiero laico non ha, sul momento, illusioni (potremmo anche scrivere speranze) ma, nonostante gli aspri sentieri, è sempre pungolato ad avanzare; ha sempre lo stimolo di potersi accasare tra fratelli (compagni di viaggio, di vita). Non ha mai la luminosa sazietà di chi, nonostante le tempeste, è sempre convinto di essere prossimo alle porte del cielo e di potere, alla fine, partecipare alla gloria di un dio sovrano.

7. Il pensiero laico, infatti, è un pensiero senza dio. Un pensiero senza la ricerca di dio. Un pensiero pensato percorrendo un’autostrada veloce e farraginosa.

8. Nel pensiero laico non ci sono visioni ma eccitanti contraddizioni; rumore di vetri infranti; stridere sui cardini di finestre mezzo aperte. C’è insistente il rumore di un passo dietro a un altro passo, tanto che sembra di camminare fra i pensieri.

9. Il laico pensiero non dà emozioni, ma induce sempre a ricominciare, avendo fastidio dei nodi. L’altro diverso pensiero invece turba e spesso sconvolge, e disanima e trascina a fatica, e commuove ed esalta, puntando al porto di finali consolazioni. Almeno così sembra.

10. Il pensiero laico è il bue che ara la terra.

11. Il laico pensiero è quello che non ha paura di oltrepassare le Cicladi per andare a pescare. In cerca di balene.

Dello stesso autore:
20 parole
La bomba di Hiroshima
Mi fermo un momento a guardare

Ballata della neve (da lager a lager)

27 gennaio: Il Giorno della Memoria

Ballata della neve (da lager a lager)
(Luigi Fiorentino Mazara del Vallo, TP 13/2/1913 – Trieste 2/8/1981)

La neve.
        La fatica.
                 Lo sgomento.
La colonna già in marcia nella neve.
II passo dentro la neve. La frusta
degli aguzzini: Los! Avanti, presto.
La landa senza termine, echeggiante.
E la fame di mesi sopra mesi.
Chi crollava era pietra sulla neve.
E los. Ancora los. Sempre los.
Andava la colonna nella neve.
Soldati a reggimenti, spettri
squallidi con la bocca cucita. nella neve,
con gli occhi di cristallo, tra la neve.
E la fame, la fame, la stanchezza.
(«Addio, capitano».«Madre, addio,
o argine fiorito nelle mie pene».
«Amata, amore, dolce amore, anima,
non m’attendere più. Ritorno a Dio,
e ho pugnali d’odio dentro gli occhi.
Ma se non posso, tu perdona il male.
La vita è nell’amore. Amore, addio».)
Andava la colonna, nella neve.
E la fame, la fame, il passo rotto,
il vento sulla neve un’ala immensa,
il cielo solo neve. Los!
                              In coda
lento avanzava il carro dei morenti.

(Da: Cielo e pietra, 1957)

Dello stesso autore:
Sparta

Memoria

Memoria
(José Emilio Pacheco Città del Messico 30/6/1939 – Città del Messico 26/1/2014)

Non prendere molto sul serio
ciò che ti dice la memoria.

Forse questa sera non è mai esistita.
Chissà se tutto fu un autoinganno.
La grande passione
esiste soltanto nel tuo desiderio.

Chi ti dice che non ti racconta finzioni
per prolungare il finale
e per suggerire che tutto questo
aveva almeno qualche senso.

Dello stesso autore:
Acqua e terra: paesaggi
Esodo

Difficoltà nel governare

Difficoltà nel governare
(Bertolt Brecht Augusta, Germania 10/2/1898 – Berlino, Germania 14/8/1956)

1
I Ministri rendono incessantemente noto al popolo
quanto difficile sia governare. Senza i Ministri
il grano crescerebbe dentro il terreno invece che tendere in alto.
Nessun pezzo di carbone verrebbe fuori dalla miniera
se il Cancelliere non fosse così saggio. Senza il
Ministro per la propaganda
nessuna donna si lascerebbe mettere incinta. Senza il
Ministro della guerra
non ci sarebbe mai una guerra. Sì, tra l’altro è dubbio
se il sole sorgerebbe la mattina presto senza
l’autorizzazione del Führer e se sì, allora
nel posto sbagliato.

2
Altrettanto difficile è anche, come ci dicono,
dirigere una fabbrica. Senza il padrone
i muri crollerebbero e le macchine
si arrugginirebbero, si dice.

3
Se governare fosse facile
non si avrebbe bisogno di spiriti così illuminati come quello del Führer.
Se il lavoratore sapesse come far funzionare la sua macchina
non si avrebbe bisogno né di un fabbricante e neppure di un
proprietario di terreno.
Solo perché tutti sono così stupidi
si ha bisogno di alcuni, che sono furbi.

4
Oppure dovrebbe essere così
che governare è così difficile solo
perché lo sfruttamento e il latrocinio devono essere imparati?

1937

Dello stesso autore:
A mia madre
A quelli nati dopo di noi
Aria del dio della felicità
Chi sta in alto dice: pace e guerra
Contro la seduzione
Della corruzione
Domande di un lettore operaio
Generale
Hollywood
I bambini giocano alla guerra
L’analfabeta politico
L’uomo che impara
La guerra che verrà
La maschera del cattivo
Le grucce
Lode del dubbio
Lode dell’imparare
Lode della dimenticanza
Prima vennero
Ricordo di Mary A.
Tempi brutti per la poesia

I puliti

I puliti
(Stanisław Grochowiak Leszno, Polonia 24/1/1934 – Varsavia, Polonia 2/9/1976)

Meglio la bruttezza
E’ più vicina al sangue
Delle parole quando radiografate
E tormentate

Essa incolla le forme più ricche
Salva con la fuliggine
Le pareti dell’obitorio
Nella gelità delle statue
Immette odore di topo

Perché ci sono persone così lavate
Che quando passano
Nemmeno un cane ringhierà
Benché non siano sante
E nemmeno quiete

1959

(Trad. Paolo Statuti)

Amo sviluppare la mia coscienza per capire perchè sono vivo

Amo sviluppare la mia coscienza per capire perchè sono vivo
(Alejandro Jodorowsky n. a Tocopilla, Cile il 17/2/1929)

Amo sviluppare la mia Coscienza per capire perchè sono vivo,
cos’è il mio corpo e cosa devo fare per cooperare con i Disegni dell’Universo.

Non mi piace la gente che accumula informazioni inutili
e si crea false forme di comportamenti, plagiata da Personalità importanti.

Mi piace rispettare gli altri,
non per via delle deviazioni narcisistiche delle loro personalità,
ma per come si sono evolute interiormente.

Non mi piace la gente la cui mente non sa riposare in silenzio,
il cui cuore critica gli altri senza sosta,
la cui sessualità è permanentemente insoddisfatta,
il cui corpo s’intossica senza saper apprezzare di essere vivo.

Ogni secondo di vita è un regalo sublime.

Mi piace invecchiare,
perché il tempo dissolve il superfluo e conserva l’essenziale.

Non mi piace chi, per retaggi infantili,
trasforma le bugie in superstizioni.

Non mi piace un Papa che predica
senza condividere la sua Anima con una Papessa.

Non mi piace che la Religione
sia nelle mani di uomini che disprezzano le donne.

Amo collaborare e non competere.

Mi piace scoprire in ogni Essere
quella gioia perenne che potremmo chiamare Dio Interiore.

Non mi piace l’Arte che serve solo a celebrare il suo Autore,
mi piace l’Arte utile per guarire.

Non mi piacciono le persone eccessivamente stupide.
Mi piace tutto ciò che provoca il sorriso.

Amo affrontare volontariamente la mia sofferenza
con l’obiettivo di espandere la mia Coscienza.

Dello stesso autore:
Anche d’amore…
Non è quello che fu
Poco a poco
Quando attraversi il vuoto

Segretamente di notte

Segretamente di notte
(Else Lasker-Schüler Elberfeld, Germania 11/2/1869 – Gerusalemme, Israele 22/1/1945)

Ho scelto te
Tra tutte le stelle

Sono sveglia – fiore in ascolto
Nel fogliame ronzante

Le nostre labbra stilleranno miele,
Le nostre notti scintillanti sono sbocciate.

Al beato splendore del tuo corpo
Il mio cuore accende i suoi cieli

Dal tuo oro pende ogni mio sogno,
Ho scelto te tra tutte le stelle.

Della stessa autrice:
Al Barbaro