Foglie morte

Foglie morte
(Nazım Hikmet Salonicco, Grecia 20/11/1901 ma registrato all’anagrafe il 15/1/1902, che egli stesso indicava come data di nascita – Mosca, Russia 3/6/1963)

Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
soprattutto se sono ippocastani
soprattutto se passano dei bimbi
soprattutto se il cielo è sereno
soprattutto se ho avuto, quel giorno,
una buona notizia
soprattutto se il cuore , quel giorno,
non mi fa male
soprattutto se credo, quel giorno,
che quella che amo mi ami
soprattutto se quel giorno
mi sento d’accordo
con gli uomini e con me stesso
vedere cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
dei viali di ippocastani.

Lipsia, settembre 1961

Dello stesso autore: Addormentarsi adessoAlla vitaAmo in teAngina PectorisDon ChisciotteDurante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da meGuardo in ginocchio la terraHo sognato della mia bellaI tuoi occhiIl più bello dei mariLa bambina di HiroshimaNon vivere su questa terra come un inquilinoSei la mia schiavitù sei la mia libertàTi amo come se mangiassi il pane

Il cittadino ignoto

Il cittadino ignoto
(Wystan Hugh Auden York, Regno Unito 21/2/1907 – Vienna, Austria 29/9/1973 – Premio Pulitzer per la poesia 1948)

A JS/07/M/378
LO STATO DEDICA
QUESTO MONUMENTO MARMOREO

L’Ufficio Statistico attesta
che mai fu fatta contro di lui querela,
e rapporto sulla sua condotta non si dà
che non lo giudichi un santo nel senso moderno di un termine antiquato,
perché in ogni atto egli servì la Comunità.
Tranne che in Guerra, finché andò in pensione
lavorò in una fabbrica e mai fu licenziato,
ma piaceva ai padroni, Fudge Motors Inc.
Eppure non era un crumiro né aveva idee bizzarre,
perché il Sindacato attesta che pagava le sue quote
(e ci è attestato che il Sindacato non mente)
e i nostri Assistenti Sociali hanno rilevato
che era popolare tra i suoi compagni e beveva di gusto.
La Stampa è convinta che comprasse ogni giorno un quotidiano
e che non reagisse alla pubblicità in modo strano.
Le polizze a suo nome mostrano che era assicurato a vita,
e il suo Libretto Sanitario prova che fu in ospedale una volta ma ne uscì guarito.
Le varie Ricerche di Mercato dichiarano
che sapeva usufruire dei Piani Rateali
e che aveva tutto quanto occorre all’Uomo Moderno,
un grammofono, una radio, un’auto e un frigo.
I vari Sondaggi d’Opinione rilevano soddisfatti
che aveva l’opinione giusta al momento giusto;
quando c’era la pace, voleva la pace; quando c’era la guerra, partiva.
Era sposato e accrebbe di cinque figli la popolazione,
numero perfetto secondo il nostro Eugenista per un padre della sua generazione,
e i nostri insegnanti riportano che non ostacolò mai i loro programmi.
Era libero? Felice? Che domande assurde:
se qualcosa non avesse funzionato, di certo ne saremmo informati.

(Da: Another time, 1940)

Dello stesso autore: Alla fine il segreto viene fuoriBlues in memoriaFelice la lepre al mattinoLa verità, vi prego, sull’amoreUn altro tempo

Un conoscente nigeriano…

Un conoscente nigeriano una volta mi ha chiesto se fossi preoccupata dal fatto che avrei potuto intimidire gli uomini. Non ero preoccupata affatto. Infatti non mi è mai accaduto di essere preoccupata perché un uomo che si lascia intimidire da me è esattamente il tipo di uomo che non mi suscita alcun interesse.

— Chimamanda Ngozi Adichie —

Ti ho nascosto

Ti ho nascosto
(Miklós Radnóti Budapest, Ungheria 5/5/1909 – Abda, Ungheria 10/11/1944)

Ti ho nascosto a lungo,
come il ramo tra le foglie
il frutto che tarda a maturare,
e ora fiorisci ai miei occhi
come sullo specchio della finestra d’inverno
il fiore giudizioso del ghiaccio.
E so già cosa significa
quando posi la mano sui capelli,
e custodisco già nel cuore
il movimento della caviglia,
e il bell’arco delle costole
che ammiro con distacco,
come chi s’è riposato
su tali meraviglie che respirano.
Eppure nei miei sogni
spesso ho cento braccia
e come un dio in un sogno
ti stringo nelle mie cento braccia.

(1942)

Dello stesso autore: FrammentoRadice

Rasente i muri andando

Rasente i muri andando
(
Siro Angeli Cavazzo Carnico, UD 27/9/1913 – Tolmezzo, UD 22/8/1991)

Rasente i muri andando
per strade ed ore vuote
a tarda notte, quando

si spegne ogni finestra,
ogni porta si chiude,
e tu indugiando tra gli ultimi

tram guardi frettolosi
su cigolanti ruote
ritornare al deposito –

anche uno che ti insulti
ringrazieresti, in questa
quiete di palude.

(Da: L’ultima libertà)

Gli anni

Gli anni
(Attilio Bertolucci Parma 18/11/1911 – Roma 14/6/2000)

Le mattine dei nostri anni perduti
i tavolini nell’ombra soleggiata dell’autunno,
i compagni che andavano e tornavano, i compagni
che non tornarono più, ho pensato ad essi lietamente.
Perché questo giorno di settembre splende
così incantevole nelle vetrine in ore
simili a quelle d’allora, quelle d’allora
scorrono ormai in un pacifico tempo,
La folla è uguale sui marciapiedi dorati,
solo il grigio e il lilla
si mutano in verde e rosso per la moda,
il passo è quello lento e gaio della provincia.

Dello stesso autore: Amore a me vicinoE viene un tempoEstivaInvernoLa rosa biancaMattino d’autunnoOttobrePer un bel giornoSettembre

Dì loro…

Dì loro…
(Ernest Pépin n. a Lamentin, Guadalupa il 25/9/1950)

Passa un uccello
lampo di piume
nel messaggio della sera
VA
            VOLA
                        E DÌ LORO

Dì loro che vieni da un paese
nato in una stretta di mano
un paese semplice come buongiorno
dove le notti cantano
per scacciare la paura dei domani
dì loro
che siamo un boccone
fatto di sette isole
come i sette colori della settimana
ma che non viene mai
la domenica di noi stessi
VA
            VOLA
                        E DÌ LORO

Dì loro che le maree
sono la chiave dei nostri ricordi
che a volte il passato soffia
per ravvivare il nostro fuoco
perché un popolo se dimentica
ignora poi il colore dei giorni
va come un cieco nel buio presente
dì loro che andiamo da un’isola all’altra
sul ponte del sole
ma che non ci sarà mai troppa luce
per schiarire
i nostri morti
dì loro parole che vanno di creolo in creolo
sulle spalle del mare
ma non ci sarà mai abbastanza sale
per bruciare la nostra lingua
VA
            VOLA
                        E DÌ LORO

Dì loro che a forza di amare gli uomini
abbiamo imparato ad amare l’arcobaleno
e soprattutto di’ loro
che ci basta un paese da amare
che ci basta avere racconti da dare
per non tremare più di notte
che ci basta un uccello a cantare
per aprirci ali libere umane
VA
            VOLA
                        E DÌ LORO…

(Da: Il paese nudo)

Dello stesso autore: A tutti gli indignati della terra!

Sull’amicizia

Impara a respingere l’amicizia. O meglio, il sogno dell’amicizia. Desiderare l’amicizia è un grave errore. L’amicizia deve essere una gioia gratuita come quelle che danno l’arte, o la vita. Bisogna rifiutarla per essere degni di riceverla: essa partecipa della natura della grazia.

— SIMONE WEIL —

Colchici autunnali

Colchici autunnali
(Hilde Domin Colonia, Germania 27/7/1909 – Heidelberg, Germania 22/2/2006)

Per noi, a cui è bruciato lo stipite della porta,
sul quale erano segnati
gli anni dell’infanzia
centimetro per centimetro.

Noi, che non piantammo
un albero nel nostro giardino
per mettere
una sedia nella sua ombra crescente.

Noi, seduti sulla collina
come pastori incaricati
delle pecore di nuvole, che avanzano
nel pascolo blu sopra gli olmi.

Per noi, sempre in cammino
– un viaggio lungo una vita,
come tra pianeti –
dopo un nuovo inizio.

Per noi
nascono i colchici autunnali
negli scuri prati dell’estate,
e il bosco si riempie
di more e rosa canina –

Perché possiamo vedere nello specchio
e imparare
a leggere il nostro viso,
nel quale lentamente
si svela l’arrivo.

(Da: Alla fine è la parola – Trad. di Ondina Granato)

Della stessa autrice: Con l’avallo delle nuvole

I giochi dell’anima

I giochi dell’anima
(Bei Dao n. a Pechino, Cina il 2/8/1949)

Queste mani càrdano il vento d’autunno
in ogni porto qualcuno aspetta
il bel tempo, troppe
noie si ammucchiano in nuvole nere

il clima ci consola
quando si passa da un eccesso di sogni alla loro assenza

i giorni e la scala sono immobili
noi li saliamo, li scendiamo correndo
finché le tracce dei nostri passi fioriscono azzurre
finché nella memoria il viso
diventa porta chiusa

vieni a sederti, a chiacchierare
nelle pagine che restano a quest’anno,
dei naufragi al di là di queste pagine.

Dello stesso autore: Pubblicità