Manuale per gli amici profughi

Manuale per gli amici profughi
(Li-Young Lee n. a Giacarta, Indonesia il 19/8/1957)

Se il tuo è un paese dove le campane
suonano a festa,
per annunciare il cambio di stagione
o la venuta al mondo di demoni e di dei,
allora farai meglio a vestire sobriamente
quando arrivi negli Stati Uniti,
e a non parlare a voce troppo alta.

Se hai visto uomini armati
pestare tuo padre e trascinarlo via
oltre la porta di casa
e fino al baule di un furgone acceso,
se allora tua madre ti ha strappato dalla soglia
soffocandoti nelle pieghe della gonna,
non giudicarla troppo duramente.
Non chiederle cosa pensasse di fare
quando ha distolto lo sguardo del figlio
dalla storia, per volgerlo al luogo in cui hanno inizio
le pene dell’uomo.

E se incontri qualcuno
nel paese che ti ha accolto
e credi di vedere nel suo volto
un cielo aperto, una nuova speranza
forse sei ancora troppo lontano.

Troppo vicino, forse, se pensi di leggere negli altri,
come si legge in un libro senza inizio né fine,
la storia del tuo paese natale,
paese cancellato due volte,
dal fuoco la prima e la seconda dall’oblio.

In ogni caso cerca di non caricare sulle spalle degli altri
il peso delle tue speranze, della tua nostalgia.

E se, come alcuni,
hai due volti diversi sulla stessa faccia
questo forse è un indizio.
Guardare altrove è l’abitudine
che servì ai tuoi antenati per salvarsi.
Non lamentarti se non sei bello.
Abituati a non guardare, vedendo.
Impegnati a ricordare dimenticando.
Muori e resta vivo e sogna di finirla.

Elaborati almanacchi e mappe
di sistemi solari remoti
ornavano probabilmente le campane
create dai tuoi antenati in varie fogge,
nessuna indicazione, tuttavia,
per la diaspora di pronipoti erranti.

Scommetto che non sai in quale lingua
tuo padre urlò a tua madre
dal retro del furgone: “lascialo guardare!”

Forse non era la lingua che usavi ogni giorno in casa.
Forse era una lingua dimenticata.
Forse c’era troppo chiasso, urla e pianti,
e il frastuono delle armi per la strada.

Ma non importa. Ciò che conta
è che il regno dei cieli è buona cosa
ma il paradiso in terra è ancora meglio.

Pensare è bene,
ma ancora meglio è vivere.

Bello starsene seduto
a leggere un buon libro.
L’amore, però, è ancora meglio.

(Da: Behind My Eyes, 2008)

0 risposte a “Manuale per gli amici profughi”

  1.  E’ difficile leggere nel cuore degli altri, ancora più difficile leggere nel proprio cuore, un abisso di ricordi, speranze, rimpianti, tragedie che si vorrebbero cancellare e ricordare sempre.

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