Biglietto

Biglietto
(Rosana Crispim Da Costa n. a San Paolo, Brasile il 31/8/1966)

Il cibo è nel forno.
Mangia.
I vestiti stirati sono nell’armadio.
Vestiti.
Il tuo letto è in ordine.
Dormi.
Io arrivo presto:
per mangiare, svestirmi e svegliarti.
Ti lascio un bacio.

Manoscritto

Manoscritto
(
Mario Trejo Buenos Aires, Argentina 13/1/1926 – Buenos Aires, Argentina 14/5/2012)

Mi arrendo.
La religione la mafia
la politica e il calcio
l’esercito e la moda
muovono più gente di me.

Sono milioni o pochi
ma totalmente decisi
al tutto per tutto.
Ho a che fare solo
con le piccole folle
di un cinema notturno
con la solitudine dei giocatori
che officiano una partita di scacchi
con il tepore di alcune donne

Leggo
torno a vedere un vecchio film
faccio notte con Coltrane
e allungo il braccio e accarezzo la mia bella
che mi invita fumando.

Dello stesso autore: Il principio di ragione sufficiente

Oh, mio amore

Oh, mio amore
(Kazi Nazrul Islam Churulia, India 25/5/1899 – Dacca, Bangladesh 29/8/1976)

Oh, mio amore
Vieni silenziosamente nel cuore della notte,
Come un languido chiaro di luna
Con il tuo tocco gentile,
Porta dolci sogni ai miei occhi
Oh mio amore, mai più,
Avrò bisogno di aprire la porta,
Attraversa serenamente l’uscio del mio cuore,
Resta per sempre lì nella mia dolce memoria,
Vieni come il profumo di fiori in boccio,
Ondeggianti nella brezza della sera,
Canta il mio nome più volte ancora,
Come l’uccello canta il suo amore afflitto di sera, nel deserto
Vieni come gocce di lacrime nei miei occhi,
Bisbiglia nelle mie orecchie come una rilassante, melodia di flauto
Vieni come il mio amore perduto,
Oh mio mai perduto amore,
Resta lì come un dolore eterno nel mio cuore.

Vigilia

Vigilia
(Jorge Debravo Turrialba, Costa Rica 31/1/1938 – San José, Costa Rica 4/8/1967)

Albero sono, amore mio. Le mie radici
crescono sotto il tuo sangue.
Sono tutte quelle vene che lottano
nella tua carne
               e si ritorcono.
Sono la radice del tuo paese:
le sue strade,
               e i suoi bambini,
                                    e i suoi venerdì.

Eccomi qui scosso, vigilando,
pieno di spicchi verdi,
proteggendo la tua anima coi miei legni,
difendendo i tuoi baci coi miei denti,
seminando questo mio amore
                                    come un occhio
al di sopra della tua vita e della tua morte.

(Trad. Alessio Brandolini)

Dello stesso autore: ResurrezioneSiamo come una rete

Donna

Donna
(Umberto Saba Trieste 9/3/1883 – Gorizia 25/8/1957)

Quand’eri
giovinetta pungevi
come una mora di macchia. Anche il piede
t’era un’arma, o selvaggia.

Eri difficile a prendere.
Ancora
giovane, ancora
sei bella. I segni
degli anni, quelli del dolore, legano
l’anime nostre, una ne fanno. E dietro
i capelli nerissimi che avvolgo
alle mie dita, più non temo il piccolo
bianco puntuto orecchio demoniaco.

Dello stesso autore: BoccaCaro luogoIn riva al mareL’addioLa MalinconiaMeriggio d’EstateMio padre è stato per me “l’assassino”Quando il pensiero di teQuest’annoRitratto della mia bambinaSera di febbraio

Solo acqua e aria

Solo acqua e aria
(Valdas Daškevičius n. a Kėdainiai, Lituania il 13/10/1961)

Quando la divinità scintillante del sogno
allaga la memoria, io voglio ricordare
di che lingua fiorimmo quel giorno
allorché fummo solo acqua e vento.

Voglio ricordare, ma mi ricordo
solo allorquando tutto io dimentico,
se mi ridesto e me stesso disconosco,
se di nuovo sono solo acqua e aria.

(Trad. Pietro U. Dini)

Città

Città
(Álvaro Mutis Bogotà, Colombia 25/8/1923 – Città del Messico 22/9/2013)

Un pianto,
un pianto di donna
interminabile,
soffocato,
quasi tranquillo.
Nella notte, un pianto di donna mi ha svegliato.
Prima il rumore di una serratura,
dopo dei piedi che tentennano
e in seguito, a un tratto, il pianto.
Sospiri intermittenti
come cadute di un’acqua interna,
densa,
imperiosa,
inesauribile,
come una chiusa che accumula e libera le acque
o come elica segreta
che interrompe e poi ricomincia il suo lavoro
travasando il bianco tempo della notte.
Tutta la città si è impregnata a poco a poco di questo pianto,
perfino i terreni abbandonati dove si getta la spazzatura,
sotto le cupole degli ospedali,
sopra le terrazze dell’estate,
nelle discrete celle della prostituzione,
nelle carte che girano sui viali spopolati,
con l’emanazione tiepida di certe cucine militari,
sulle medaglie che riposano dentro le teche speciali,
un pianto di donna che è durato lungo tempo
nella stanza vicina,
per tutti coloro che scavano la propria tomba nel sonno,
per coloro che sorvegliano la mina del tempo,
per me che lo ascolto
senza conoscere altro
che il suo debole rotolare all’aria aperta
per inseguire le silenti sabbie dell’alba.

(Da: Le opere perdute, 1965)

(Trad. Martha Canfield)

Sotto la polvere la speranza

24/8/2016 – 24/8/2017
Terremoto del Centro Italia

Sotto la polvere la speranza
(Maria Rita Parroccini n. a Roma)

Siamo anche noi distrutti come quelle case
Sbriciolati nei nostri affetti
Sogni recisi nell’attesa di un banchetto di festa
Squilli rimasti senza risposta

Siamo briciole in questo mondo…

Visione di tetti bianchi, ma senza neve

D’un tratto consapevoli d’essere fragili e leggeri
come bianche piume
Destini volati via in un secondo
avvolti da un potente vento inesistente,
da un’onda anomala senza mare

Polvere bianca e, tra quella polvere, ci sono gli angeli

Desolazione
Disperazione

Boato sconosciuto
Buio inatteso

Si sono spente anche le stelle

Paura
Poche grida
Pochi attimi
Poi…la Speranza

Niente e nessuno si distrugge
Tornerà a suonare quel campanile in festa anche con la potenza del ricordo

Il tuo nome non sarà solo Amatrice
ma Amata!

Io

Io
(Nazik al-Mala’ika Baghdad, Iraq 23/8/1923 – Il Cairo, Egitto 20/6/2007)

La notte mi chiede chi sono
sono la sua insonne intimità, profonda e oscura,
sono la sua voce ribelle.
Velo la mia realtà con il silenzio
e avvolgo il mio cuore nel dubbio.
E triste, fisso lo sguardo
mentre i secoli mi chiedono
chi sono.

Il vento chiede chi sono
sono il suo spirito confuso
negato dal tempo.
Sono come lui, senza meta
continuo a viaggiare
a passare senza sosta
e quando raggiungo un dirupo
credo possa rappresentare la fine del dolore
ma poi è il vuoto.

Il destino chiede chi sono
sono un gigante che racchiude i secoli
per farli poi rinascere.
Ho creato il lontano passato
dalla felicità di una speranza senza fine
per poi sotterrarlo
per inventare un nuovo ieri,
il suo domani è ghiaccio.

Anch’io mi chiedo chi sono.
Sono la confusione che fissa le tenebre
nulla mi dà pace.
Continuo a porre domande, ma la risposta
continuerà a celarsi in un miraggio
continuo a credere che sia vicina
ma se la raggiungo svanisce,
si estingue e scompare.

(Da: "Non ho peccato abbastanza", antologia di poetesse arabe contemporanee)

Della stessa autrice: Orazione funebre per una donna insignificante

Un giorno esisterà

Un giorno esisterà
(Rainer Maria Rilke Praga, Repubblica Ceca 4/12/1875 – Montreux, Svizzera 29/12/1926)

Un giorno esisterà la fanciulla e la donna,
il cui nome non significherà più soltanto un contrapposto al maschile,
ma qualcosa per sé,
qualcosa per cui non si penserà a completamento e confine,
ma solo a vita reale: l’umanità femminile.
Questo progresso trasformerà l’esperienza dell’amore,
che ora è piena d’errore,
la muterà dal fondo,
la riplasmerà in una relazione da essere umano a essere umano,
non più da maschio a femmina.
E questo più umano amore somiglierà a quello che noi faticosamente prepariamo,
all’amore che in questo consiste,
che due solitudini si custodiscano, delimitino e salutino a vicenda.

Dello stesso autore: AvvertimentoBiografia immaginariaCanto d’amoreCome un raggio