Il silenzio dei violini

 20 giugno 2007 – 20 giugno 2017
Sgombero del campo Rom di Via Triboniano a Milano

Il silenzio dei violini
(Roberto Malini n. a Milano il 27/5/1959)

Ispirata da Jasmine, giovane Romnì (femminile di Rom, significa “donna” in lingua Romanès) che le autorità milanesi scacciarono brutalmente dal campo di via Triboniano, dove si erano rifugiate il 20 giugno del 2007.
Vi erano molte “autorità”, presso il campo: dirigenti delle forze dell’ordine, assessori, funzionari pubblici, assistenti sociali, sacerdoti. Vi erano bambini in fasce deposti al suolo dai genitori stremati, ragazzini di 6 o 7 anni feriti durante operazioni di evacuazione effettuate con troppo impeto dalle forze dell’ordine, donne incinte sedute a terra, malati e portatori di handicap abbandonati a se stessi. Gli attivisti che erano presenti si prodigavano per portare soccorso umanitario e tentare una mediazione con le autorità milanesi.
Ad un certo punto una giovane Romnì, Jasmine – piccola e magra come una bimbetta – si voltava, alzava le mani al cielo, si poneva di fronte ai poliziotti armati e gridava: “Siamo esseri umani e non abbiamo un posto dove andare! Dio ha creato il mondo per tutti, non solo per i ricchi!”. Gli agenti si fermavano, davanti a quella figurina esile, piena di dignità e di coraggio. Si guardavano l’un l’altro; sembrava non sapessero se spingerla via con la durezza che li aveva caratterizzati fino a quel momento o inginocchiarsi e chiederle perdono.

Tu che sei un essere umano come me,
fermati, non passare oltre, affrettando il passo
e girando la faccia per non vedere.

Guardami!
Guarda le mie sorelle, i miei fratelli,
guarda i nostri bambini!

Non lasciarti ingannare: è vero,
sono diversi dai tuoi bimbi
che se ridono sembrano violini,
violoncelli se piangono.

I nostri no, non ridono, non piangono,
sono sporchi, malati, hanno occhi tristi
fissi sul nulla come quelli dei vecchi.

Tu che vivi fuggendo – quasi sempre –
il dolore, fermati per un attimo e guardaci.

Guardaci: siamo uguali a te (quando la sofferenza
come un raggio di luce acuminato
ti colpisce – inattesa – al centro del cuore).

Guardaci, siamo carne e fame e sete
e sogni e sangue e pelle
come te, come la tua gente,
come i tuoi bambini.

(Impara ad ascoltare il silenzio dei violini,
l’agonia dei violoncelli).
Tu che sembri un essere umano come me,
fermati, non passare oltre, affrettando il passo
e girando la faccia condannandoci
a non esistere.

Dello stesso autore: C’è una nuova legge in UgandaIn memoria del Mahatma Gandhi

0 risposte a “Il silenzio dei violini”

  1. Il fatto è che è molto più facile girare la testa dall’altra parte e fingere di non vedere il male. Più difficile è sopportare lo strazio del cuore dei violini silenziosi.

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