Visite guidate

Visite guidate
(Mauro Macario n. a Santa Margherita Ligure, GE il 21/2/1947)

No, non sono i miei versi che vorrei lasciarti
ma la fondazione degli incanti svaniti
un ente a scopo benefico
per allertare i giovani romantici
sui rischi mortali di questa inclinazione
comincia per indole e finisce in malattia
tra questi due poli passano guarigioni e ricadute
finché la vista interiore ormai compromessa
giocherà brutti scherzi
come avere miraggi in mezzo al traffico
o al bar in ufficio a casa di amici
in tutte le stagioni con ogni tempo
a te assetato d’amore sembrerà di bere l’oceano
perché i miraggi si presentano bene
sanno come muoversi
studiano il soggetto
sollecitano la disperazione
toccandosi con impudicizia
e infine sparire come se non fossero mai esistiti
è un’arte in cui sono maestri
ma l’acqua salata accresce l’arsura e porta al delirio
lo sanno bene i naufraghi che pensano di essere salvi
mentre vanno a fondo
e se proprio non potrai sottrarti a questo destino
sappi che avrai una vita immaginata e non vissuta

No, non sono i miei versi che vorrei lasciarti
ma la carta stradale del paese che non c’è
ci si arriva facilmente basta perdersi nell’altro
e “nessuno uscirà vivo da qui” è il cartello di benvenuto
ti sarà incomprensibile
dai tempo al tempo
capirai dopo
non dimenticare di portare con te
il certificato di perdente onorario
usalo per rimpiazzare il sogno appena consumato
con un’altra opzione in pronta consegna
è un salvavita che non deve mancarti
il rischio di lucidità irreversibile è troppo alto
con conseguenze gravi fino al suicidio assistito
la protagonista del tuo sogno è specializzata
nella dolce morte
rinnegala o approfittane

No, non sono i miei versi che vorrei lasciarti
ma la biblioteca delle memorie dolenti
lunghi corridoi di ombre catalogate
storie sacre come nei sotterranei dei conventi
memorie che fanno male anche a distanza di anni
per consultarle ci vuole un’epidurale
calmare nel petto il respiro
e aspettare l’antica visitatrice
pazientemente in fila
con il ticket tra le dita
la memoria cadrà dall’ultimo tramonto
come da uno scaffale impolverato
e si aprirà sull’unica pagina mancante
per lasciare in sospeso il finale
a un altro candidato last minute
ciascuno costruisce la propria infelicità
con artigianale malinconia di falegname
che sia sogno o la sua negazione

(Sarzana, 15 gennaio 2014)

Dello stesso autore: Ai poeti tra le nuvole

Sonetto 23

Sonetto 23
(
Elizabeth Barrett Browning Durham, Regno Unito 6/3/1806 – Firenze 29/6/1861)

Davvero è così? Se io giacessi morta
Ti mancherebbe un pò di vita perdendo la mia?
E ti parrebbe più fredda la luce del sole
Poichè l’umida tomba circonda il mio capo?
Con stupore, o mio Adorato, lessi
Nella lettera che tu questo pensi. Io sono tua,
Ma…sono così importante? Posso versarti il vino
Se le mie mani tremano? L’anima mia allora, invece
Di sognare morte, ritrova l’umile strada della vita.
E dunque, amami, Amore! A me volgi lo sguardo, il respiro!
Come alle donne illustri non pare strano,
Per amore, abbandonare proprietà e rango,
Io cedo alla tomba per il tuo amore, e scambio
La vicina vista del Paradiso, per la terra con te!

(Da: Sonetti dal Portoghese)

Della stessa autrice: In quanti modi ti amo?Se devi amarmiSonetto 12Sonetto 29

Proteggerò

Proteggerò
(Isabella Leardini n. a Rimini il 20/9/1978)

Proteggerò il tuo cuore opaco di conchiglia
l’ho visto prima ancora che arrivasse
cosa viva che non vuole starmi in mano
non diventa un amuleto e non si sente
nessun mare se lo avvicino
ma la natura delle cose inspiegate.
Lo scaldo aspettando di vedere
l’animale segreto che non suona
uscire dal suo bordo scheggiato
e lo tormento come fa chi crede
senza pace ma senza dubitare.

Il tuo nome

Il tuo nome
(Alberto Bevilacqua Parma 27/6/1934 – Roma 9/9/2013)

più il tuo nome mi sale
alla gola
più parlo per tacerlo: si fa presto
a nominare il buio col buio
ma è la sagoma solitaria
silenziosamente possibile
al di dentro che fa paura:
vivrò nell’ignoranza
di ciò che so
fin nelle viscere che somatizzano quel nome
e si torcono,
mi fanno sentire più vecchio ogni mattina.

(1988)

Dello stesso autore: Amore, convinciti

Per ricordare

Giornata internazionale di supporto alle vittime della tortura

Per ricordare
(Letizia)

Tante, troppe cose
l’uomo non deve dimenticare.
Per non dimenticare la Shoah
per non dimenticare il fratello negro
schiavizzato torturato martoriato,
per non dimenticare la crudeltà dei cuori,
per non dimenticare il pianto innocente
di un bimbo fra braccia tenere inerti,
per non dimenticare lo sguardo della sofferenza,
per non dimenticare il vuoto dell’ignoranza
l’arroganza delle serpi…
Troppo l’uomo ha da ricordare:
Per non riviverlo
per non farlo rivivere
per non ricreare l’Inferno
né alimentarne le fiamme.
Furore del delitto
terrore della mente
ubriacatura del potere
miseria avvilente
paura di Essere!
Troppo l’uomo ha da disseppellire
da riportare in vita da una morte ingiusta:
La dignità il rispetto l’amore,
la fierezza di essere Uomini.

Il gioco è finito

Il gioco è finito
(Ingeborg Bachmann Klagenfurt, Austria 25/6/1926 – Roma 17/10/1973)

Caro fratello, quando costruiamo una zattera
per navigare lungo il cielo?
Caro fratello, presto il carico
sarà troppo grande, e noi affonderemo.

Caro fratello, sopra un foglio tracciamo
molti paesi e binari:
ma sta attento alle strisce nere,
con le mine potresti saltare.

Caro fratello, al palo allora
mi farò legare e griderò tanto;
ma tu già cavalchi su dalla valle
dei morti, e insieme fuggiamo.

Desti nel campo degli zingari e sotto la tenda
desertica, la sabbia ci scorrerà dai capelli:
né l’età tua né la mia né l’età
del mondo si misura con gli anni.

Non farti gabbare dai corvi astuti, da untuose
zampe di ragni e da penna di rovo;
non mangiare e non bere nel paese della cuccagna:
solo apparenza rigurgita da padelle e boccali.

Vince soltanto chi sopra il pontile d’oro
la magica formula ricorda della Fata Rubino:
ma devo dirti che è dileguata
con l’ultima neve, in giardino.

Per tanti sassi i piedi sono tutti una piaga.
Uno risana. Salteremo con quello,
finché verrà a rilevarci il re dei bambini
recando in bocca la chiave del regno, e così canteremo:

E’ bello il tempo in cui germogliano i datteri!
Ogni caduto ha le ali:
Purpureo è il ditale che orla il sudario del povero,
e sul mio sigillo sta impresso il tuo cuore.

E’ ora di andare a dormire, carissimo, il gioco è finito.
In punta di piedi. Le bianche camicie si gonfiano.
Babbo e mamma penseranno ai fantasmi
quando ci udranno ansimare.

Della stessa autrice: Al soleHôtel de la PaixInvocazione all’Orsa MaggioreNella bufera di rosePaese di nebbiaSpiegami, AmoreTutti i giorni

Chanson d’’aventure

Chanson d’’aventure
(Séamus Heaney Castledawson, Irlanda 13/4/1939 – Dublino, Irlanda 30/8/2013 – Premio Nobel per la letteratura 1995)

Fissato a strap, scarrellato, sollevato, bloccato
in posizione per il trasporto,
scosso d’ossa, sbatacchiato per la velocità.

l’infermiera un passeggero davanti, tu installata
nel suo posto d’angolo, libero, io, disteso piatto –
le nostre posture immutate per tutto il viaggio,

detto tutto e niente, veloci i raggi
dei nostri occhi fili di laser, nessun trasporto
simile a quello sino ad allora, nel freddo assolato

di un’ambulanza una domenica mattina
quando avremmo potuto, amore mio, citare Donne
sull’amore sospeso, cuore e anima divisi.

Dello stesso autore: Non fossi stato sveglioScavandoSchierandosiTutto può accadere

La passeggiata

La passeggiata
(Anna Andreevna Achmatova Bol’soj Fontan, Ucraina 23/6/1889 – Mosca, Russia 5/3/1966)

La piuma urtò il tetto del calesse.
Io lo guardai negli occhi.
Il cuore si struggeva, non sapendo nemmeno
la causa della pena.

Sera senza vento, avvinta di tristezza
sotto l’arco del cielo nuvoloso,
il Bois de Boulogne pareva
tracciato a china in un album antico.

Aroma di benzina e di lillà,
una guardinga quiete…
Di nuovo egli toccò le mie ginocchia
con la mano che quasi non tremava.

1913

(Da: Rosario)

Della stessa autrice: All’amatoC’è nell’intimità degli uomini un confineGiunse l’estateL’amoreLa corsa del tempoLa sentenzaTante preghiere ha sempre l’amata!Ultimo brindisi

confetto

dolciume consistente in un pezzo
di frutta secca, una radice (come la liquirizia), una mandorla,
o un seme rivestito e conservato con lo zucchero

Voglio rotolarti nello
zucchero. Ti voglio
dolce di glassa.
Voglio i granellini
stipati nel ricciolo
dell’orecchio, che
ti luccicano dalle ciglia,
che ti riempiono l’ombelico
come lanugine. Vorrei rivestire
tutte le parti del tuo corpo
di una seconda pelle zuccherina.
Voglio sciroppare ogni
dolcissimo pezzo di te.
Voglio amarti
fino a che i denti mi fanno male.

— Gayle Brandeis —

 

 

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