Dippold, l’ottico – Un Ottico

Dippold, l’ottico
(
Edgar Lee Masters Garnett, Kansas, Usa 23/8/1868 – Melrose, Pennsylvania, Usa 5/3/1950)

Che cosa vedete adesso?
Globi di rosso, giallo, porpora.
Un momento! E adesso?
Mio padre e mia madre e le mie sorelle.
Sì! E adesso?
Cavalieri in armi, belle donne, visi gentili.
Provate questa.
Un campo di grano – una città.
Benissimo! E adesso?
Una donna giovane e angeli chini su di lei.
Una lente più forte! E adesso?
Molte donne dagli occhi vivi e labbra schiuse.
Provate queste.
Soltanto un bicchiere su un tavolo.
Oh, capisco! Provate questa lente!
Soltanto uno spazio vuoto – non vedo nulla di particolare.
Bene, adesso!
Pini, un lago, un cielo d’estate.
Questa va meglio. E adesso?
Un libro.
Leggetemi una pagina.
Non posso. Gli occhi mi sfuggono di là dalla pagina.
Provate questa lente.
Abissi d’aria.
Ottima! E adesso?
Luce, soltanto luce che trasforma tutto il mondo in giocattolo.
Benissimo, faremo gli occhiali così.

(da: Antologia di Spoon River 1916)

Dello stesso autore: Chase HenryHarold ArnettLucinda MatlockSeth ComptonTrainor, il farmacistaWendell P. BloydWilliam e Emily

Un Ottico
(
Fabrizio De André Genova 18/2/1940 – Milano 11/1/1999)

Daltonici, presbiti, mendicanti di vista
il mercante di luce, il vostro oculista,
ora vuole soltanto clienti speciali
che non sanno che farne di occhi normali.

Non più ottico ma spacciatore di lenti
per improvvisare occhi contenti,
perché le pupille abituate a copiare
inventino i mondi sui quali guardare.
Seguite con me questi occhi sognare,
fuggire dall’orbita e non voler ritornare.

Vedo che salgo a rubare il sole
per non aver più notti,
perché non cada in reti di tramonto,
l’ho chiuso nei miei occhi,
e chi avrà freddo
lungo il mio sguardo si dovrà scaldare.

Vedo i fiumi dentro le mie vene,
cercano il loro mare,
rompono gli argini,
trovano cieli da fotografare.
Sangue che scorre senza fantasia
porta tumori di malinconia.

Vedo gendarmi pascolare
donne chine sulla rugiada,
rosse le lingue al polline dei fiori
ma dov’è l’ape regina?
Forse è volata ai nidi dell’aurora,
forse volata, forse più non vola.

Vedo gli amici ancora sulla strada,
loro non hanno fretta,
rubano ancora al sonno l’allegria
all’alba un po’ di notte:
e poi la luce, luce che trasforma
il mondo in un giocattolo.

Faremo gli occhiali così!
Faremo gli occhiali così!

Dello stesso autore: Khorakhané (A Forza Di Essere Vento)La canzone del Maggio (censurata)La canzone dell’amore perdutoLa Guerra Di PieroLe nuvolePreghiera in gennaioSe io fossi focoTrainor, il farmacistaUn blasfemoVia della povertà

0 risposte a “Dippold, l’ottico – Un Ottico”

  1. Quest’album di De André mi piace tanto, ma questo è uno dei pezzi che apprezzo meno. All’epoca lessi anche il libro di poesie di E.L.Master, che mi piacque meno del disco che aveva ispirato.  Ma la lettura della poesia che hai postato mi piace tanto, più della canzone.
    Buon lunedì!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *