Una donna è sola

Una donna è sola
(Aída Cartagena Portalatín Moca, Repubblica Dominicana 18/6/1918 – Santo Domingo, Repubblica Dominicana 3/6/1994)

Una donna è sola. Sola con la sua statura.
Con gli occhi aperti. Con le braccia aperte.
Con il cuore dischiuso come un silenzio largo.
Attende nella disperata e disperante notte
senza mai perdere la speranza.
Pensa di essere a bordo di un altero vascello
sotto la luce più triste della creazione.
Ha issato le vele e si lascia portare dal vento del nord
la sua figura appena abbozzata davanti agli occhi dell’amore.
Una donna è sola. Soggioga i suoi sogni con i sogni,
i sogni che rimangono assieme all’ampio cielo delle Antille.
Seria e taciturna di fronte a un mondo simile a una pietra umana,
mobile, alla deriva, con il senso perduto della parola,
la sua parola inutile.
Una donna è sola. Pensa che ora tutto è nulla
e nessuno si azzarda a parlare della festa o del lutto,
del sangue che sgorga, del sangue che scorre,
del sangue che erompe o si traduce in morte.
Nessuno si fa avanti ad offrire a lei un abito
per vestire la nudità di una voce che sillabando piange.
Una donna è sola. Sente, e quella verità si rompe
tra i pensieri che seguitano a decifrare il bello della rosa,
della stella, dell’amore, dell’uomo e di Dio.

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