Guarda che per avermi…

Guarda che per avermi…
(Natalia Bondarenko n. a Kiev, Ucraina il 31/5/1961)

Guarda che per avermi
è semplice: sfoglia un dizionario della seduzione,
qualche bugia ben riuscita
baloccando a proposito – fammi sentire unica
o, almeno, la seconda
[se proprio così stanno le cose]
e poi, sfiorando con audacia
tutte le periferie del mio corpo,
illuditi di avermi come mi illudo io. Un caffè
te lo preparo… quando hai finito…

Prima di andare via annota negli appunti
i numeri dei miei seni, l’orario del mio grido
e altre cose che io non tengo a ricordare.
E vai a giocare sperando nel terno secco.

Guarda che per avermi è molto semplice,
è per trattenermi che devi lavorare.

Felicità raggiunta

 

Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede teso ghiaccio che s’incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.

Se giungi nelle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto di un bambino
a cui fugge il pallone tra le case.

— EUGENIO MONTALE —

 

immagine dal web

Imprevisto

Imprevisto
(
Erich Fried Vienna, Austria 6/5/1921 – Baden-Baden, Germania 22/11/1988)

Che io sia
troppo vecchio
per te
o che tu sia
troppo giovane per me
sono certo
argomenti seri
decisivi
nelle botteghe degli apprendisti
dove
le persone ragionevoli
si confezionano su misura
il loro ben calcolato futuro
secondo regole precise.

Dello stesso autore: Bambini a sinistraBrmaça ira?Come ti si dovrebbe baciareÈ quel che èLa vitaMolte coseNessun RiparoTeVecchiaia

Perché il giardino è verde

Perché il giardino è verde
(Alejandra Pizarnik Buenos Aires, Argentina 29/4/1936 – Buenos Aires, Argentina 25/9/1972)

Parlo perché alla casa del linguaggio vola via il tetto,
parlo perché le più buie parole guariscono,
parlo perché un solo fiore non singhiozzi,
parlo per vestire le onde, per dare fiato alla zolla.
Parlo perché il giardino è verde anche in una mente distrutta.

Della stessa autrice: La nottePresenzaTenero cuore guerrieroVertigini

Da così tanto tempo sono nato

Da così tanto tempo sono nato
(Arsenij Aleksandrovič Tarkovskij Elisavetgrad, Ucraina 25/6/1907 – Mosca, Russia 27/5/1989)

Da così tanto tempo sono nato
che sento certe volte
trascorrere su di me l’acqua gelata.
Giaccio sul fondo del fiume
e se canto una canzone
inizio dall’erba, attingo dalla sabbia,
non schiudo le labbra.

Da così tanto tempo sono nato
che non posso parlare,
ho sognato una città
su una riva pietrosa.
Giaccio sul fondo del fiume
e dall’acqua vedo
la luce lontana, l’alta dimora,
il verde raggio di stella.

Da così tanto son nato,
che se tu verrai
e la mano mi porrai sugli occhi,
sarà una bugia,
non ti potrò trattenere.
E se tu andrai via
e io non ti seguirò come un cieco
sarà una bugia.

Dello stesso autore: È finita l’estateE lo sognavo, e lo sognoPrimi incontri

Camminammo sulle acque

Camminammo sulle acque
(José Saramago Azinhaga, Portogallo 16/11/1922 – Tías, Spagna 18/6/2010 – Premio Nobel per la letteratura 1998)

Camminammo sulle acque come gli dei,
e fummo dei.
Tutto l’arco del cielo le nostre mani tracciarono,
e le tracce lì restarono.
Guardiamo oggi l’opera, esausti architetti:
non sono i nostri tetti.

Dello stesso autore: AcquaForse qui nel cuoreIl tempo non s’arresta e poco importaMani puliteNon le acque del mareOceanografiaPassato presente futuroSilenziVengano infine

Non ho fatto che correre

Non ho fatto che correre
(Johann Wolfgang von Goethe Francoforte sul Meno, Germania 28/8/1749 – Weimar, Germania 22/3/1832)

Non ho fatto che correre per il mondo finora, e ogni piacere lo volevo per
me.
Se non mi dava gioia, lo gettavo via; se mi sfuggiva, mi precipitavo subito in cerca di un altro.
Desiderare, sempre: questo è stato il mio destino, e la mia condanna.
E così sono passato di prepotenza attraverso la vita, come l’urlo del vento attraverso foreste di sogni.
Ma adesso la conosco abbastanza la storia dell’uomo.
Quel che c’è nell’aldilà è sbarrato: noi non lo possiamo vedere ed è pazzo chi tende lo sguardo al di sopra delle nuvole, pazzo chi permette alla sua superbia di fantasticare che lassù esistano Dei simili all’uomo.
L’uomo deve tenersi ben saldo su questa terra, e guardare ciò che gli esiste intorno.
Il mondo non è muto per chi ha il coraggio di conoscere e di vivere.
E l’uomo che lotta sempre per capire perché vive, non rimane prigioniero del male.
Che bisogno c’è di vagare in cerca dell’eternità?
E’ questa la terra dove fioriscono le nostre gioie, è questo il sole che rischiara i nostri dolori.
Sì, adesso so qual è la mia volontà, e sia pure l’ultima: creare nuove terre per milioni di uomini, che potranno vivere qui nel lavoro e nella libertà.
La libertà, come la vita, è un premio che merita solo chi se la deve conquistare giorno dopo giorno.
L’uomo, il vecchio, il bambino vivranno qui i giorni della gioia e i giorni del dolore vincendo con la loro solidarietà il pericolo che li circonda.
Tutto questo vorrei vedere, e vivere tra un popolo libero in un paese libero.
A quel punto sì potrei dire: “Fermati, attimo, tu sei così bello!”
E’ il presentimento della felicità più alta, e in questo io vivo il primo momento di una vera vita.

(Da: Faust)

Dello stesso autore: Amore nuovo vita nuovaCerto me ne sarei andato già lontanoCupido, monello testardo!È l’anima che ama

Gatti al potere

Gatti al potere
(Algernon Swinburne Londra, Regno Unito 5/4/1837 – Putney, Regno Unito 10/4/1909)

Con tutta la tua mirabile folta pelliccia
bruna e bella
come seta felpata, soffice e lucente
come le nubi e i bagliori della notte
sei compenso alla mia gentile carezza
con amichevole dolcezza.

I cani fanno le feste pressoché a tutti
al loro arrivo;
tu invece, amico di alto sentire,
sei dono di gentilezza solo agli amici;
la tua zampa nel premere sulla mia mano
dimostra il valore
di un’amicizia libera di scegliere.

Non li voglio vedere

25° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI CAPACI

Non li voglio vedere
(Salvo Vitale n. a Cinisi, PA il 16/8/1943)

Stanno preparando il vestito buono per la festa.
Passeranno la notte a lustrarsi le piume.
E domani, l’uno dopo l’altro, con una faccia
che definire di bronzo è un eufemismo,
correranno da una parte all’altra della penisola
cercando i riflettori della tivvù,
il microfono dei giornalisti,
per inondarci della loro vomitevole retorica
su twitter, facebook, e in ogni angolo della rete;
loro, tutti loro, gli assassini di Giovanni Falcone,
della moglie, e dei tre agenti della sua scorta,
saranno quelli che ne celebreranno la memoria.
Firmandola. Sottoscrivendola.

Faranno a gara per raccontarci
come combattere ciò che loro proteggono.
Spiegheranno come custodire
l’immensa eredità di un magistrato coraggioso;
loro, proprio loro
che ne hanno trafugato il testamento,
alterato la firma,
prodotto un perdurante falso ideologico
che ha consentito ai loro partiti
di rinverdire i fasti di un eterno potere.

Li vedremo tutti in fila, schierati come i santi.
Ci sarà anche chi oserà versare qualche calda lacrima,
a suggello e firma dell’ipocrisia di stato,
di quel trasformismo vigliacco e indomabile
che ha costruito nei decenni
la mala pianta del cinismo e dell’indifferenza,
l’humus naturale dal quale tutte le mafie attive
traggono i profitti delle loro azioni criminali.

Domani, non leggerò i giornali,
non ascolterò le notizie, non seguirò i telegiornali,
e men che meno salterò come una pispola allegra
da un mi piace all’altro su facebook
a commento di striscette melense e ipocrite
che inonderanno la rete con una disgustosa ondata
di piatta e ipocrita demagogia.

Domani, uccideranno ancora Giovanni Falcone,
sua moglie e la sua scorta.
E io non voglio farne parte.
Per questo ne parlo oggi, con un giorno di anticipo.

Seguitano a ucciderlo, ogni giorno,
nella società civile e in parlamento.
Per questo vogliono museizzarlo,
trasformandolo in una specie di santino
da usare ad ogni buona occasione.
Perché sono proprio loro gli eterni assassini,
questa è la verità,
altrimenti non ci ritroveremmo, venti anni dopo,
nella stessa identica situazione di allora.
Domani, vestiti a festa,
faranno a gara a chi lo commemora e piange di più.

Tutti i funzionari pubblici della repubblica,
anche quelli del più piccolo e povero comune,
tutti quelli che hanno preso tangenti
privilegiando l’interesse personale
a quello del bene pubblico,
sono quelli che seguitano ogni giorno ad assassinare
Giovanni Falcone, sua moglie e gli agenti della scorta.
Quelli che hanno reso vana e vacua la loro morte.

Gli imprenditori che partecipano alle gare
sostenendo che bisogna pagare le tangenti
se si vuole sopravvivere sul mercato.
I direttori editoriali responsabili delle case editrici,
delle società di produzione cinematografica,
televisiva e radiofonica,
che riconoscono e accolgono come autori
solo persone presentate, suggerite, spinte,
imposte dalle segreterie dei partiti politici
che poi provvederanno a fornire i loro buoni uffici
facendo piovere su di loro sovvenzioni statali
pagate con le nostre tasse.
Loro, nessuno escluso, sono gli assassini di Falcone,
di sua moglie e dei tre agenti della scorta.

Io non li voglio vedere.
Non voglio vedere le loro facce ipocrite.
Sono assassini tutti quelli, nessuno escluso,
che dicono “lo fanno tutti, che cosa ci vuoi fare?”.
Così come lo sono tutti coloro che si trincerano
dietro il “ma io ho una famiglia”
e fingono di non sapere che in italiano esiste la frase
“no, io queste cose non le faccio”.

Gli assassini sono tutti i cittadini italiani
che nel silenzio garantito dalla privacy,
cautelati dal fatto di non avere testimoni,
nel segreto della cabina elettorale,
mettono una crocetta su un simbolo, su un nome,
perché sanno che quella lista e quella persona,
domani, a elezioni avvenute (e vincenti)
risolveranno il mio problemino,
daranno il posto a mio figlio,
sistemeranno mia sorella.

Sono decine di milioni
Perché la mafia non è una persona,
non è una cosa astratta.
La mafia è un’idea dell’esistenza.
La mafia è una interpretazione della vita,
e chi vi aderisce è un mafioso.
Anche se non lo sa.
Anche se non se lo vuole dire,
sempre mafioso è.

L’intera classe politica di questo paese,
intellettuale, mediatica, imprenditoriale,
ha partecipato al processo di delegittimazione
di Giovanni Falcone,
isolandolo, diffamandolo, voltandosi dall’altra parte
quando sapevano che stavano arrivando i killer.
Così come fecero poi con Paolo Borsellino
e con tutti coloro che ebbero l’ardire
di armarsi di coraggio
e combattere contro la mafia attiva.
Le stesse persone che allora scelsero di non guardare,
oggi sono in prima fila
a commemorarne la scomparsa.
Sono tutti loro i veri assassini.
Io non li voglio né vedere né ascoltare.

Perché i dirigenti mafiosi sono affaristi,
e non corrono il rischio di mettersi nei guai
uccidendo gli affari, se non sanno di avere
un territorio amico che li sorregge.
La mafia, di per sé, non esiste, esistono i mafiosi.
La mafia è la somma dei singoli comportamenti
che ne determinano l’esistenza.
E noi siamo un paese con troppi mafiosi.
Purtroppo, non è uno stereotipo, è la tragica realtà
con la quale noi tutti dobbiamo a fare i conti.

Potete aderire a qualunque ideologia,
essere, anarchici o democratici,
conservatori o progressisti,
amanti di Keynes, di Marx
o della teoria della Moneta Moderna.
Non cambia nulla,
finchè non cambieremo il nostro comportamento
individuale, quotidiano, esistenziale,
e non prenderemo atto di ciò che siamo,
per poterci evolvere e liberarci da questo cancro

Ogni qualvolta un cittadino italiano
rinuncia ad esercitare il libero arbitrio,
e rinuncia all’ambizione e al tentativo,
anche se estremo e disperato,
di farsi valere per i propri meriti,
per le proprie competenze tecniche,
privilegiando la facile e sicura strada
della mediazione politica e della malleveria,
per prendere la scorciatoia del sistema del malaffare,
il registratore di cassa della mafia segna un incasso.
Perché sa che, domani,
quel cittadino sarà un mafioso sicuro.
Anche se non lo sa.
E’ una porta alla quale andranno a bussare,
sicuri che verrà subito aperta.
Loro, lo sanno benissimo, che è così.
Lo sappiamo tutti.

Io non li voglio vedere i loro telefilm celebrativi
interpretati da attori raccomandati,
prodotti da aziende mafiose,
e distribuiti alla nostra visione
da funzionari mafiosi in doppiopetto.
Proprio no.
Perché sono tutti assassini di Giovanni Falcone,
di sua moglie e dei tre agenti della scorta.

Domani, dedicherò la giornata
al tentativo di ripulirmi spiritualmente,
cercando di fare ordine interiore,
per eliminare ogni residuo di retro-pensiero mafioso,
che alligna dentro di me,
come dentro la mente di ogni singolo italiano,
anche quando non lo sa.
Perché il paese è così.
Altrimenti, non staremmo, dopo venti lunghi anni,
e una caterva di governi inutili,
nella stessa identica situazione di allora.

(Da: www.ilcompagno.it)