Ero stufa d’esser donna

 Le poesie delle donne

Ero stufa d’esser donna
(Erica Jong n. a Manhattan, New York, USA il 26/3/1942)

Ero stufa d’esser donna,
stufa del dolore,
dell’irrilevante dettaglio del sesso,
la mia concavità
inutilmente affamata
e più vuota ogni volta che era piena,
e riempita infine
del suo stesso vuoto,
cercando il giardino della solitudine
anziché gli uomini.

Il letto bianco
nel verde giardino –
Desideravo
dormire sola
così come altri
desiderano un amore.

Persino quando sei arrivato tu
ho cercato di mandarti
via con la mia tristezza,
le mie ciniche seduzioni,
ed il mio trucco di
trasformare lo schiavo
in padrone.
E tutto perché
tu mi facevi
dolere le punte delle dita,
ed incrociare gli occhi
in una passione
che non sapeva nemmeno il proprio nome.

Orso, bestia, amante
del libro del mio corpo,
mi hai voltato le pagine
e scoperto
ciò che restava
da scrivere
sull’altro lato.
Ed ora

sono bianca
per te,
una tabula rasa
pronta ad esser stampata
con lettere
di una lingua sconosciuta
dalla gran rotativa
del nostro amore.

Della stessa autrice: Diciassette ammonimenti per una poesia femministaIl canto della biancheria sporcaInvidia del pene

Sonetto XXIV

 Le poesie delle donne

Sonetto XXIV
(Louise Labé Lione, Francia 1524 – Parcieux, Francia 15/2/1566)

Non mi condannate, Donne, se io ho amato:
se ho sentito mille torce ardenti,
mille supplizi, mille dolori pungenti:
se ho consumato il mio tempo a piangere,

ahimè! che il mio nome non sia da voi biasimato.
Se ho commesso degli errori, le pene sono già presenti,
non affilate le loro lame violente:
ma pensate che l’Amore, al momento giusto,

senza che dobbiate scusarvi del vostro ardore di un Vulcano,
senza mostrare la bellezza d’Adone,
potrà, se lui vuole, rendervi più innamorate:

avendo meno occasioni di me
e una più forte e singolare passione.
Ma guardatevi di essere più sfortunate (di me).

Della stessa autrice: Sonetto VIIISonetto XIIISonetto XVIII

La gabbia

 Le poesie delle donne

La gabbia
(Elisa Barone n. a Salerno il 13/6/1946)

Volevo grandi ali
e orecchie per sentire
il canto degli uccelli
invece del rumore
di catene e chiavistelli.
Ho aperto la mia gabbia,
ma l’anima invecchiata
ha detto: «è troppo tardi»
e non se n’è volata.