Il moto circolatorio del tempo nel corpo

Il moto circolatorio del tempo nel corpo
(Elena Andreevna Švarc San Pietroburgo, Russia 17/5/1948 – San Pietroburgo, Russia 11/3/2010)

Questa ragazza è la figlia di qualcuno,
Ha negli occhi acqua azzurra,
Nell’inguine – una sorda notte lacerata
E una stella rosata.

Ma nel suo cuore – che ora è?
Tra il cane e il lupo.
Azzurro e crepuscolare cola il raso
Sotto l’ago conficcato nel centro.

Ha sulla fronte un giardino antelucano –
È avvampata l’alba – ecco ora farà giorno,
Ma è già sulla tempia il tramonto purpureo,
Sulla spina dorsale s’arrampica la notte.

L’addio

L’addio
(Umberto Saba Trieste 9/3/1883 – Gorizia 25/8/1957)

Senz’addii m’hai lasciato e senza pianti;
devo di ciò accorarmi?
Tu non piangevi perché avevi tanti,
tanti baci da darmi.
Durano sì certe amorose intese
quanto una vita e più.
Io so un amore che ha durato un mese,
e vero amore fu.

Dello stesso autore: BoccaCaro luogoIn riva al mareLa MalinconiaMeriggio d’EstateMio padre è stato per me “l’assassino”Quando il pensiero di teQuest’annoRitratto della mia bambinaSera di febbraio

Inno alla donna

 

Stupenda
immacolata fortuna
per te tutte le culture del
regno
si sono aperte
e tu sei diventata la
regina
delle nostre ombre
per te gli uomini
hanno preso
innumerevoli voli
creato l’alveare del
pensiero
per te donna è sorto
il mormorio dell’acqua
unica grazia
e tremi per i tuoi
incantesimi
che sono nelle tue mani
e tu hai un sogno
per ogni estate
un figlio per ogni pianto
un sospetto d’amore
per ogni capello
ora sei donna tutto un
perdono
e così come ti abita
il pensiero divino
fiorirà in segreto
attorniato
dalla tua grazia.

dal web

Vai ragazza!

 Le poesie delle donne

Vai ragazza!
(Taslima Nasreen n. a Mymensingh, Bangladesh il 25/8/1962)

Hanno detto – non prendertela…
Hanno detto – stai calma…
Hanno detto – smettila di parlare…
Hanno detto – stai zitta…
Hanno detto – stai seduta…
Hanno detto – abbassa la testa…
Hanno detto – continua a piangere, lascia scorrere le lacrime…

Come dovresti reagire?

Dovresti alzarti ora
dovresti stare in piedi
tenere le spalle dritte
tenere alta la testa…
dovresti parlare
dire cosa pensi
dirlo forte
urlare!

Dovresti urlare così forte da farli correre a nascondersi.
Diranno – “Sei una svergognata!”
Quando lo senti, ridi…

Diranno – “Hai un carattere dissoluto!”
Quando lo senti, ridi più forte…

Diranno – “Sei corrotta!”
E tu ridi, ridi ancora più forte…

Sentendoti ridere, grideranno,
“Sei una puttana!”

Quando dicono così,
tu mettiti le mani sui fianchi,
stai ferma e dì,
“Sì, sì, sono una puttana!”

Resteranno scioccati.
Ti fisseranno increduli.
Aspetteranno che tu dica di più, molto di più…

Gli uomini fra loro arrossiranno e suderanno.
Le donne tra loro sogneranno di essere una puttana come te.

(Traduzione di Raffaella Marzano)



Chi sono io

 Le poesie delle donne

Chi sono io
(Angela Davis n. a Birmingham, Alabama, USA il 26/1/1944)

Chi sono io
Io non lo so
So cosa sono
le etichette che mi hanno dato

Sono un essere
umano -cosiddetto-
Ma tu ora dimmi qual è
una specie non umana che non
abbia in sé un che di umanitario

Sono lesbica
Si, amo le donne
ma ora scelgo con attenzione
e sebbene stanca di dar fiducia, sono affamata d’amore

Sono una vecchiaccia
Anziana avvizzita dalla vita
Mi sento così attempata e stanca a volte
E tanto addolorata da ciò che io vedo e altri no
Anche se raramente vedo cosa è giusto di fronte a me

Sono una bambina
Mi guardo con stupore
la società mi blocca la mente
Sono felice delle piccole cose della vita
Ho poca esperienza ma ho visto anche troppo
Credo ancora all’amore, tanto sono ingenua in cose di cuore

Sono una che scrive
Autrice di varie storie
d‘amore, di vita, di cose da capire
anche se non le capisco ancora bene

Sono una poetessa
così almeno mi dicono
Di raro la mia penna tocca la carta
e penso a cos’è importante in cuor mio
I miei sentimenti scorrono liberi in versi e a volte no

Sono una pacifista
Aborro l’odio e la violenza
che distrugge amore, vita e anima
Convinta che ci possa sempre essere una via pacifica
se si è disposti a cercare il proprio cuore e la propria anima
Ma so che può riuscire difficile rinunciare all’orgoglio e provare

Sono una sopravvissuta
Tante battaglie ho affrontato
Comunque ne sono sempre venuta fuori
ma non del tutto perché non è così semplice
Strada facendo nella vita ho dovuto fare sacrifici
ma qui io resto, in calmo rifiuto e così per sempre
Pur essendo trascurata, sbattuta e a volte disorganizzata

Chi sono io
Penso soprattutto
Di essere un individuo

Senza chiederci

 Le poesie delle donne

Senza chiederci
(Akiko Yosano Sakai, Giappone 7/12/1878 – Tokyo, Giappone 29/5/1942)

Senza chiederci
se sia giusto o sbagliato
se la vita futura
se la fama… Tu e io
ci amiamo e ci guardiamo.

(Opponendosi alle convenzioni della tradizione, la poesia di Yosano Akiko canta con singolare sensibilità l’istanza di emancipazione della donna giapponese, contro il moralismo religioso e la repressione sessuale.)

La natura del terrore

 Le poesie delle donne

La natura del terrore
(Katarina Frostenson n. a Stoccolma, Svezia il 5/3/1953)

Cerco l’uomo che mi ucciderà. Il terreno è
verde o bianco. Stessa cosa. È un sentiero sicuro.
Tra gli alberi. La strada cammina dritta fra i tronchi
È un pezzo di terreno. E la strada continua in giù verso
una spiaggia
Ma sempre là, dove c’è una via breve fra i boschi
Ginepri, more di rovo. E il bosco fitto di abeti, alberida
cartellone didattico
Un canale. Un suono sussurrante, là – lontano. Qualcuno
combatte per
avere voce. Un inarcamento. Una schiena
Tu passi oltre
Davanti al bosco i passi si fermano, è qui ch’è accaduto.
Qui è accaduto.
Sono tutti gli occhi che negli anni hanno visto
chi ha fissato il suo sguardo nel silenzio
Alberi. Come un albero “sta al margine”. Non lo fa uscire.
Alberi – Terreno.
Due boschi, una strada. Due file d’alberi da ogni parte,
betulle, ginepri,
abeti Sono tutti occhi che negli anni hanno visto
e cercato di entrare.
Cercare riparo
fuggire con gli occhi nella schiena
Chi ha teso la sua schiena nell’esteso. Qualcuno vede.
Lo sguardo si gonfia
del tuo sguardo, del fatto che tu vedi – indietro
Alberi. “S’erigono” come gli alberi. Cominciano
a camminare come gli alberi – da soli.
Lo vede. Tu sei fuori. Al di fuori. Ora si chiude l’udito
Cerco la mano che prenderà la gola. Da una schiena.
Da un posto. Non c’è alcun segno nello splendore
della tela
Qualcuno combatte per avere voce. E qualcuno
non combatte.

(traduzione curata da Enrico Tiozzo)

Amami

 Le poesie delle donne

Amami
(Amal Musa n. in Tunisia nel 1971)

Mi trasporto in punta di piedi
mi trasporto nel galoppo della mia vista.
Mi avvolgo nelle fasce della mia pelle.
Mi abbraccio desiderandomi.
Benedico il mio flusso, lo zampillare che da me proviene.
Mi cullo sul mio seno.
Alle mani germoglianti infilo i guanti della poesia.

Reclamo la rivelazione,
le mie incisioni sono su pietra.
La mia immagine reca acqua alla sete
ed esche alla rete dei pescatori.
Trascorro i rintocchi delle campane della sera
scolpendo.
Dormo nella mia stessa ombra.
Indosso la mia natura beduina
quando sono stanca.
Entro in un giardino
che non mi istiga contro me stessa.
Amo la mia anima impossibile,
quella i cui piedi
sono ignoti alla terra.

(Da: "Non ho peccato abbastanza", antologia di poetesse arabe contemporanee)

Della stessa autrice: Nessuno mi attende