Gente di terra italiana

   1861 – 2017 Giornata dell’Unità d’Italia

Gente di terra italiana
(Pablo Neruda Parral, Cile 12/7/1904 – Santiago, Cile 23/9/1973 – Premio Nobel per la letteratura 1971)

Ho percorso le strade
sono andato per monti.
Le vigne m’hanno coperto
della lor tunica verde,
ho assaggiato il vino e l’acqua.

Tra le mie mani
è volata la farina,
è scivolato l’olio,
ma
è il popolo d’Italia
il prodotto più fine della terra.

Sono andato nelle fabbriche,
ho conversato con gli uomini,
conosco il sorriso
bianco dei volti anneriti,
ed è come una dura farina quel sorriso:
la terra aspra è il suo mulino.

Sono andato
tra i pescatori delle isole,
conosco il canto
di un uomo solo,
solo nelle pietrose solitudini,
ho ritirato le reti del pesce,
ho visto, sui declivi calcinati
del sud, raschiare le viscere
della terra più povera…

Italia, la misura
dell’uomo sempre innalzi
come il granaio il frumento,
accumulando granelli,
capitale, tesoro puro,
germinazione profonda
della delicatezza e della speranza.

Nel mattino
la più antica
delle donne, grigia color ulivo,
mi portava
fiori di roccia, rose strappate
al difficile profilo dei pendii.

Rose e olio verde, erano i doni
che io raccolsi, ma
soprattutto
saggezza e canto
ho appreso dalle tue isole.

Dovunque vado porterò nelle mie mani
come fosse il tatto
di un legno puro,
musicale e fragrante
che le mie dita conservino,
il passo degli esseri,
la voce e la sostanza,
la lotta e il sorriso,
le rose e l’olio,
la terra, l’acqua, il vino
della tua terra e del tuo popolo.

Dello stesso autore: Acqua sessualeCorpo di donnaDietro di me sul ramo voglio vedertiDonna Completa – Sonetto XIIDove sarà la Guglielmina?Due amanti felici – Sonetto XLVIIIÈ il mattino pienoHo fame della tua boccaIl bacioIl figlioIl silenzioIl tuo sorrisoL’amoreL’esilioLa poesiaLa povertàLo scioperoNon t’amo come se fossi rosa di sale – Sonetto XVIINon t’amo se non perché t’amo – Sonetto LXVINuda – Sonetto XXVIIOde al caneOde al fiore azzurroOde al giorno feliceOde al primo giorno dell’annoOrmai sei mia – Sonetto LXXXIPer il mio cuorePerché tu mi odaQuando il riso ritira dalla terraQui stanno il pane, il vino, la tavola, la dimoraSe saprai starmi vicinoSpiego alcune coseTristissimo secoloUn giorno, uomo o donna, viandante…

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