Un uomo passa

Un uomo passa
(César Vallejo Santiago de Chuco, Perù 16/3/1892 – Parigi, Francia 15/4/1938)

Un uomo passa con un pane a spalla.
Posso scrivere dopo sul mio sosia?

Un altro si siede, si gratta, estrae un pidocchio dall’ascella, lo ammazza.
Con che coraggio parlare di psicanalisi?

Un altro mi è entrato nel petto con un palo in mano.
Parlare poi di Socrate col medico?

Passa uno zoppo che dà il braccio a un bimbo.
Posso leggere, dopo, André Breton?

Un altro ha freddo, tossisce, sputa sangue.
È ancor lecito un cenno all’Io profondo?

Un altro cerca nel fango bucce, nòccioli.
Come scrivere poi sull’infinito?

Un muratore cade da un tetto, muore e non desina più.
Innovare poi il tropo, la metafora?

Un commerciante ruba un grammo sul peso ad un cliente.
Parlare poi di quarta dimensione?

Un banchiere falsifica il bilancio.
Con che faccia poi piangere a teatro?

Un paria dorme col piede sul groppone.
Parlare poi a qualcuno di Picasso?

C’è chi singhiozza dentro un funerale.
Come accedere dopo all’Accademia?

C’è chi in cucina spolvera un fucile.
Con che ardire parlar dell’aldilà?

Chi passando fa i conti sulle dita.
Parlerò senza un grido del non-io?

Dello stesso autore: Gli araldi neriPietra nera su una pietra bianca

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