La neve cade

La neve cade
(Boris Pasternak Mosca, Russia 10/2/1890 – Peredelkino, Russia 30/5/1960 – Premio Nobel per la letteratura 1958)

La neve cade, la neve cade.
Alle bianche stelline in tempesta
si protendono i fiori del geranio
dallo stipite della finestra.

La neve cade e ogni cosa è in subbuglio,
ogni cosa si lancia in un volo,
i gradini della nera scala,
la svolta del crocicchio.

La neve cade, la neve cade,
come se non cadessero i fiocchi,
ma in un mantello rattoppato
scendesse a terra la volta celeste.

Come se con l’aspetto di un bislacco
dal pianerottolo in cima alle scale,
di soppiatto, giocando a rimpiattino,
scendesse il cielo dalla soffitta.

Perché la vita stringe. Non fai a tempo
a girarti dattorno, ed è Natale.
Solo un breve intervallo:
guardi, ed è l’Anno Nuovo.

Densa, densissima la neve cade.
E chi sa che il tempo non trascorra
per le stesse orme, nello stesso ritmo,
con la stessa rapidità o pigrizia,

tenendo il passo con lei?
Chi sa che gli anni, l’uno dietro l’altro,
non si succedano come la neve,
o come le parole d’un poema?

La neve cade, la neve cade,
la neve cade e ogni cosa è in subbuglio:
il pedone imbiancato,
le piante sorprese,
la svolta del crocicchio.

Dello stesso autore: Essere rinomati non è belloFebbraioIn morte di MajakovskijNella nebbia e nel geloPrimaveraSognoSulla strada di Betlemme

Rischiare

Rischiare
(Rudyard Kipling Bombay, India 30/12/1865 – Londra, Regno Unito 18/1/1936 – Premio Nobel per la letteratura 1907)

Ridere, è rischiare di apparire matti…
Piangere, è rischiare di apparire sentimentali…
Tendere la mano, significa rischiare di impegnarsi…
Mostrare i sentimenti, è rischiare di esporsi…
Far conoscere le proprie idee ed i propri sogni, è rischiare di essere respinti…
Amare, è rischiare di non essere contraccambiati…
Vivere, è rischiare di morire…
Sperare, è rischiare di disperare…
Tentare, è rischiare di fallire…
Ma noi dobbiamo correre il rischio!
Il più grande pericolo nella vita è quello di non rischiare.
Colui che non rischia niente…
non fa niente…
non ha niente…
non è niente!

Dello stesso autore: Città e potenze e troniI favolistiSe…

E quando sarò morta, mio diletto

E quando sarò morta, mio diletto
(Christina Rossetti Londra, Regno Unito 5/12/1830 – Londra, Regno Unito 29/12/1894)

E quando sarò morta, mio diletto,
non cantare per me tristi canzoni,
e non piantarmi rose sulla fossa,
né voglio avere l’ombra del cipresso
sopra di me, ma solo verdi zolle
fresche di pioggia fresche di rugiada.
E se vorrai, ricorda,
e se vorrai, dimentica.

Io non vedrò le ombre,
non sentirò la pioggia,
né l’usignolo udrò
cantare la sua pena:
sognando in un crepuscolo
che non nasce né muore
avrò ricordi, amore,
o tutto scorderò.

Della stessa autrice: Il ventoMaggioRicordami

Noi adesso ce ne andiamo a poco a poco

Noi adesso ce ne andiamo a poco a poco
(Sergej Aleksandrovič Esenin Konstantinovo, Russia 3/10/1895 – Leningrado, Russia 28/12/1925)

Noi adesso ce ne andiamo a poco a poco
verso un paese di silenzio e di quiete:
e presto anch’io dovrò preparare
al viaggio le mie spoglie mortali.

O care foreste di betulle!
E voi campi, sabbie delle pianure!
Davanti a questa folla di emigranti
non riesco a frenare la tristezza.

Forse ho creduto troppo qui nel mondo
a ciò che veste l’anima di carne.
Pace sui pioppi che l’ombrello dei rami
hanno specchiato dentro l’acqua rosa.

Quanti pensieri chiusi nel segreto,
quante canzoni composte a bassa voce:
ma sì, felice sono in questo nero universo
d’ogni respiro, d’ogni cosa vissuta.

Felice di aver baciato le donne,
pestato i fiori, corso nell’erba,
e mai aver battuto sul capo le bestie
nostri fratelli minori.

So bene che laggiù non fioriscono selve
né canta la segale dal collo di cigno:
perciò sempre mi agghiaccia
salutare una folla d’emigranti.

So che là non splendono campi
nella nebbia: e allora con tanta dolcezza
io guardo agli uomini
che vivono con me su questa terra.

Dello stesso autore: Arrivederci, amico mio, arrivederciNon vagheremo più

L’universo non ha un centro…

L’universo non ha un centro…
(Chandra Livia Candiani n. a Milano nel 1952)

L’universo non ha un centro,
ma per abbracciarsi si fa cosí:
ci si avvicina lentamente
eppure senza motivo apparente,
poi allargando le braccia,
si mostra il disarmo delle ali,
e infine si svanisce,
insieme,
nello spazio di carità
tra te
e l’altro.

(Da: La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore, Einaudi, 2014)

Santo Stefano 1938

Santo Stefano 1938
(Leonardo Sinisgalli Montemurro, PZ 9/3/1908 – Roma 31/1/1981)

Stasera s’indovina al chiaro delle nevi
Che il giorno avanza con passi di gallo.
Dalla mia stanza erta
Guardo il ballo delle ombre nel solstizio.
C’è nell’aria un indizio
Di vita nuova, una speranza certa.
Forse è cuore che smania
In questa bianca squilla remota
O il vento che si stana.
Tra lo stridore delle pale il giorno
Vuoto è scacciato, un anno s’allontana
La luna tardi splenderà sul selciato.

Dello stesso autore: Appena ieri

Natale

Natale
(Corrado Govoni Tàmara, FE 29/10/1884 – Lido dei Pini, RM 20/10/1965)

E l’infanzia e il paese abbandonato,
di tra le dense nebbie dolcemente
scampanante, e il presepe tappezzato
di borracina e ghiaia rilucente;

le pastorali che soavemente
l’armonium diffondeva estasiato:
tutti, tutti mi tornano alla mente,
i ricordi del tempo trapassato.

Mentre al suon delle mistiche campane
esultanti nell’alba liliale,
m’inondano dolcezze sovrumane,

e al lieve vento, sopra il davanzale,
nelle fini e giallastre porcellane,
si sfogliano le rose di Natale.

Dello stesso autore: CharlotCol bacio mi sembrò di berti l’animaQuanto potè durare il tuo martirioSe una cava di rossa pozzolanaTu, Dio…

Lo zampognaro

Lo zampognaro
(Gianni Rodari Omegna, VB 23/10/1920 – Roma 14/4/1980)

Se comandasse lo zampognaro
Che scende per il viale,
sai che cosa direbbe
il giorno di Natale?

“Voglio che in ogni casa
spunti dal pavimento
un albero fiorito
di stelle d’oro e d’argento”.

Se comandasse il passero
Che sulla neve zampetta,
sai che cosa direbbe
con la voce che cinguetta?

“Voglio che i bimbi trovino,
quando il lume sarà acceso
tutti i doni sognati
più uno, per buon peso”.

Se comandasse il pastore
Del presepe di cartone
Sai che legge farebbe
Firmandola col lungo bastone?

“Voglio che oggi non pianga
nel mondo un solo bambino,
che abbiano lo stesso sorriso
il bianco, il moro, il giallino”.

Sapete che cosa vi dico
Io che non comando niente?
Tutte queste belle cose
Accadranno facilmente;

se ci diamo la mano
i miracoli si faranno
e il giorno di Natale
durerà tutto l’anno.

Dello stesso autore: Dall’uovo di PasquaFilastrocca dell’amiciziaFilastrocca di capodannoFilastrocca di ferragostoIl giornalistaIl mago di NataleL’anno nuovoLa luna di KievPromemoriaUn bambino al mareUna volta per errore

Natale

Natale
(Francesco De Gregori n. a Roma il 4/4/1951)

C’è la luna sui tetti
e c’è la notte per strada
le ragazze ritornano in tram
ci scometto che nevica
tra due giorni è natale
ci scometto dal freddo che fa.
E da dietro la porta
sento uno che sale
ma si ferma due piani più giù,
è un peccato davvero
ma io già lo sapevo
che comunque non potevi esser tu.

E tu scrivimi scrivimi
se ti viene la voglia
e raccontami quello che fai
Se cammini nel mattino
se ti addormenti di sera
e se dormi che dormi
e che sogni che fai.

E tu scrivimi scrivimi per il bene che conti
per i conti che non tornano mai
se ti scappa un sorriso
e ti si ferma sul viso
quell’allegra tristezza che c’hai…

Qui la gente va veloce
ed il tempo corre piano
come un treno
dentro una galleria
tra due giorni è natale
e non va bene e non va male…
Buonanotte torna presto e così sia.

E tu scrivimi scrivimi
se ti viene la voglia
e raccontami quello che fai
Se cammini nel mattino
se ti addormenti di sera
e se dormi che dormi
e che sogni che fai.

Dello stesso autore:
La Donna Cannone
La Storia
Santa Lucia

L’aria e’ piena di grida

L’aria e’ piena di grida
(Antonella Anedda n. a Roma il 22/12/1955)

Pensi davvero che basti non avere colpe per non essere puniti,
ma tu hai colpe.
L’aria è piena di grida. Sono attaccate ai muri,
basta sfregare leggermente.
Dai mattoni salgono respiri, brandelli di parole.
Ferri di cavalli morti circondano immagini di battaglie
Le trattengono prima che vadano in un futuro senza cornici.
Cosa ci rende tanto crudeli gli uni con gli altri?

Cosa rende alcuni più crudeli di altri?
Le crudeltà subite e poi inghiottite fino a formare una guaina
con aculei sul corpo ferito?
O semplicemente siamo predestinati al male,
e la vita è solo fatta di tregue dove sostiamo
per non odiare e non colpire?