Due passi con Lucia, d’autunno

Due passi con Lucia, d’autunno
(Giorgio Orelli n. ad Airolo, Svizzera 25/5/1921 – Bellinzona, Svizzera 10/11/2013)

I fichi del ricco traboccano dal parco,
ma neanche il porco li mangia.
Sembrano buoni, così belli e pieni,
ma nessuno li mangia.
Imbratteranno presto la viuzza.

Vieni, Lucia, che andiamo
per una strada meno stretta
dove cadono ricci con castagne
e possiamo giocare a pestarci le ombre
senza che abbàino cani.

Dello stesso autore: A un cattolicoA un piccolo borghese

La ciocca ritrovata

La ciocca ritrovata
(Guillaume Apollinaire Roma 26/8/1880 – Parigi, Francia 9/11/1918)

Lui ritrova nella memoria
La ciocca di lei castana
Non par vero ma ti ricordi
Dei nostri due destini strani

Di boulevard de la Chapelle
Del bel Montmartre e di Auteuil
Me lo ricordo mormora lei
Il giorno che ho passato la tua soglia

Vi cadde come un autunno
La ciocca del mio ricordo
E la sorte di noi che ti stupisce
Si sposa al giorno che finisce

(Trad. di Vittorio Sereni)

Dello stesso autore: Amica mia penso a teIl pavoneL’avvenireNel lago dei tuoi occhi

Venuto era ‘l mio sole al mio languire

Venuto era ‘l mio sole al mio languire
(Chiara Matraini (Lucca 4/6/1515 – Lucca 8/11/1604)

Venuto era ‘l mio sole al mio languire
più che mai bello in sonno a consolarme,
e vinto da pietà del mio martire,
me dicea con parole
rare nel mondo o sole:
“Perché si mesta fra sospiri e pianto,
tutta la verde etade,
senz’aver mai di voi stessa pietade,
vi consumate tanto?
Deh prendete di mia gioia conforto,
ch’io son vivo e non morto:
volgete il pianto in amoroso riso!”
E appressandomi il viso,
mi diè fra due rubin due fresche rose
non mai nell’odorifero oriente
viste più belle, o in terren paradiso:
la cui sì bella vista
e ‘l disusato odore
tornar subito al core
la smarrit’alma sconsolata e trista.
Cose ch’appena in ciel veder si ponno.
Deh perché non fu eterno un sì bel sonno?

Della stessa autrice: Smarrissi il cor, ghiacciossi il sangueZefiro spira e tremolar d’intorno

Amore perfetto

Amore perfetto
(Cecília Meireles Rio de Janeiro, Brasile 7/11/1901 – Rio de Janeiro, Brasile 9/11/1964)

In quella nuvola, in quella,
Ti mando il mio pensiero;
Che Dio si occupi del vento.

I sogni furono sognati,
Accettata la sofferenza,
E dove sei, amore perfetto?

Immensi giardini dell’insonnia,
Da uno sguardo di addio
Diedero fiori per tutta la vita.

Ahi di me che sopravvivo
Senza il cuore nel petto,
E dove sei, amore perfetto?

Lontano lontano, oltre l’oceano
Che nei miei occhi si alza,
Tra palpebre di sabbia…

Lontano lontano… Dio ti custodisca
Sopra il Suo lato destro,
Come io ti custodivo dall’altro lato,
Notte e giorno, amore perfetto.

Della stessa autrice: Donna allo specchio

Non diceva parole

Non diceva parole
(Luis Cernuda Siviglia, Spagna 21/9/1902 – Città del Messico 5/11/1963)

Non diceva parole
ascoltava soltanto un corpo interrogante
ignorando che il desiderio è una domanda
per cui non c’è risposta
una foglia il cui ramo non esiste
un mondo di cui il cielo non esiste

L’angoscia si fa strada tra le ossa
risale per le vene
erompe nella pelle
in zampilli di sogno
fatti carne che interroga le nubi

Qualcuno che ci sfiori
uno sguardo fugace tra le ombre
bastano perché il corpo s’apra in due
avido di ricevere in se stesso
altro corpo che sogni
metà e metà
sogno e sogno
carne e carne
uguali in figura
in amore
in desiderio

E sia pure soltanto una speranza
ché il desiderio è una domanda
la cui risposta nessuno conosce.

L’’alluvione ha sommerso il pack dei mobili

 50º Anniversario dell’alluvione di Firenze 4/11/1966 – 4/11/2016

L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili
(Eugenio Montale Genova 12/10/1896 – Milano 12/9/1981 – Premio Nobel per la letteratura 1975)

L’’alluvione ha sommerso il pack dei mobili,
delle carte, dei quadri che stipavano
un sotterraneo chiuso a doppio lucchetto.
Forse hanno ciecamente lottato i marocchini
rossi, le sterminate dediche di Du Bos,
il timbro a ceralacca con la faccia di Ezra,
il Valèry di Alain, l’’originale
dei Canti Orfici – e poi qualche pennello
da barba, mille cianfrusaglie e tutte
le musiche di tuo fratello Silvio.
Dieci, dodici giorni sotto un’’atroce morsura
di nafta e sterco. Certo hanno sofferto
tanto prima di perdere la loro identità.
Anch’’io sono incrostato fino al collo se il mio
stato civile fu dubbio fin dall’’inizio.
Non torba m’’ha assediato, ma gli eventi
di una realtà incredibile e mai creduta.
Di fronte ad essi il mio coraggio fu il primo
dei tuoi prestiti e forse non l’’hai saputo.

(Da: Satura, 1971)

Dello stesso autore: Ascoltare…Casa sul mareCielo e terraCon astuziaElegiaFelicità raggiuntaGli elefantiHo sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scaleI limoniIl carnevale di GertiIl positivoLa morte di DioLa StoriaLa vita oscillaLe stagioniMeriggiare pallido e assortoNon chiederci la parolaPioveSera di PasquaSpesso il male di vivereSi risolve ben poco

Come ti amo

Come ti amo
(Antônio Gonçalves Dias Caxias, Maranhão, Brasile 10/8/1823 – Guimarães, Maranhão, Brasile 3/11/1864)

Come si ama il silenzio, la luce, l’aroma,
La rugiada su un fiore, nei cieli la stella,
Nel mare immenso l’ombra di una vela,
Che spunta all’estremo dell’orizzonte;

Come si ama il chiaro della bianca luna,
Delle notti il silenzio i suoni di flauto,
Le canzoni nostalgiche del marinaio,
Quando morbidamente va e viene la nave che ondeggia;

Come si ama degli uccelli il sospiro,
Della notte le ombre e del giorno i colori,
Un cielo con luci, un giardino con fiori,
Un canto quasi scomparso tra le lacrime;

Come si ama il crepuscolo dell’aurora,
Il calmo vento che si aggira nei boschi,
Il sussurro della fonte che cammina,
Un’immagine allegra e seduttrice;

Come si ama il calore e la cara luce;
L’armonia, il fresco, i suoni, i cieli,
Silenzi e colori, profumi e vita,
I genitori e la patria e la virtù e Dio.

Così ti amo, così; più di quanto possano
Dirlo le mie labbra, – più di quanto possa
Cantare la voce stanca del trovatore:
Ciò che è bello, ciò che è giusto, santo e grande
Amo in te. – Per quanto soffra,
Per quanto ho già sofferto, per quanto ancora
Mi resterà soffrire, per tutto ti amo!

Ciò che aspetto, bramo, desidero, o temo
Da te, solo da te dipende: oh! Non saprai mai
Con quanto amore ti ami, e con quale fonte
Così soave, quanto amara lo nutra!
Questa passione nascosta, che sospetti,
Che non vedi, non presumi, nè ti rivelo,
Solo nel silenzio può trovare consolazione,
Nel dolore aumento, nelle lacrime un interprete.

I morti ci guardano sempre dall’’alto

I morti ci guardano sempre dall’alto
(Billy Collins n. a New York, USA il 22/3/1941)

I morti ci guardano sempre dall’alto, si dice,
mentre ci mettiamo le scarpe o ci facciamo un panino,
ci guardano dal fondo di vetro delle barche del cielo
mentre remano lenti attraverso l’eternità.

Osservano le nostre nuche muoversi in basso, sulla terra,
e quando ci sdraiamo in un campo o su un divano,
intontiti forse dal ronzio di un caldo pomeriggio,
pensano che stiamo ricambiando il loro sguardo,

e questo fa sollevare loro i remi e li fa restare in silenzio
ad aspettare, come genitori, che noi chiudiamo gli occhi.

(Da: “A vela in solitaria, intorno alla stanza”)

Dello stesso autore: Liu Yung

Soffitta

Soffitta
(Ezra Pound Hailey, Idaho, USA 30/10/1885 – Venezia 1/11/1972)

Vieni, compiangiamoli quelli che stanno meglio di noi.
Vieni, amica, e ricorda
   che i ricchi han maggiordomi e non amici,
E noi abbiamo amici e non maggiordomi.
Vieni, compiangiamo gli sposati e i non sposati.

L’aurora entra a passettini
    come una dorata Pavlova,
E io son presso al mio desiderio.
Ne ha la vita in sé qualcosa di migliore
Che quest’ora di chiara freschezza,
    l’ora di svegliarsi in amore.

Dello stesso autore: Commissione