Ed io conosco il topo

Ed io conosco il topo
(Giorgio Calcagno Almese, TO 9/9/1929 – San Benedetto del Tronto, AP 26/8/2004)

Conosci il falco, ed io conosco il topo,
tu il volo a picco, ed io l’orma del piede,
conosci il pino, ed io conosco l’edera,
conosco il legno, e tu conosci il fuoco.

Io faccio il viaggio, tu ne sai lo scopo,
io ti dò l’incertezza, tu la fede,
tu sai come donare, io come chiedere,
conosco il prima, e solo tu sai il dopo.

Tu trovi il filo, che nel labirinto
ti conduce sicura ad una uscita,
io ho perso il segno, annaspo ad ogni spigolo;

ma se guardi negli occhi, che hai avvinto
al tuo incanto di giada, io ho la partita:
rubo il lampo ai tuoi occhi, e ti sconfiggo.

1980

0 risposte a “Ed io conosco il topo”

  1. Cordoglio e commozione verso tutti i familiari ed amici delle vittime colpite dal terremoto. Mando a tutti un abbraccio e un augurio di buon fine settimana, lasciandovi questa riflessione di Erri De Luca: Il terremoto è un naufragio in terra. Le case diventano imbarcazioni scosse tra le onde e sbattute sugli scogli. Si perde tutto, si conserva la vita, lacera, attonita che conta gli scomparsi sul fondo delle macerie.Si abita un suolo chiamato per errore terraferma. È terra scossa da singhiozzi abissali. Questi dell’altra notte sono partiti da oltre quattromila metri di profondità. Qualche giorno fa stavo agli antipodi, oltre quattromila metri sopra il mare. Quel monte delle Alpi non è un meteorite piovuto dal cielo, ma il risultato di spinte e sollevamenti scatenati dal fondo del Mediterraneo. Forze gigantesche hanno modellato il nostro suolo con sconvolgimenti.Si abita una terra precaria, ogni generazione cresce ascoltando storie di terremoti. Così, con le narrazioni, i vivi smaltiscono le perdite. Le macerie si spostano, si abita di nuovo lentamente, ma al loro posto restano le voci, le parole degli scaraventati all’aperto, a tetti scoperchiati. Ricordano, ammoniscono a non insuperbirsi di nessun possesso.Arriva cieco di notte il terremoto e sconvolge i piccoli paesi. Ma i mezzi di soccorso sono di stanza nei grandi centri. Fosse un’invasione, quale generale accentrerebbe le sue forze lontano dai confini? Per il protettor civile questo ragionamento non vale. Ogni volta deve spostare le sue truppe con lento riflesso di reazione. Ai naufraghi nelle prime ore serve il conforto al cuore di un qualunque segnale di pubblica prontezza. Invece arriva prima un parente, un volontario, un giornalista. Il terremoto è anche un’invasione, contro la quale avere riserve piccole e pronte sparpagliate ovunque.”Si sta come/ d’autunno/ sugli alberi/ le foglie”. La frase di guerra di cent’anni fa del soldato Ungaretti Giuseppe racconta il sentimento di stare attaccati all’albero della vita con un solo piccolo punto di congiunzione.

  2.  Bellissima poesia !
    Grazie per la tua riflessione (di Erri De Luca). In questi giorni continuo a pensare a tutti coloro che vivono in quelle terre e hanno perso parenti, case, amici.. penso più ai vivi che ai morti perchè i morti, ormai, sono nella pace ma i vivi dove troveranno la forza di andare avanti?? Cosa avrei fatto io, se mi fossi trovata in quella situazione. 
    Si sta proprio come "d’autunno sugli alberi le foglie" , basta un soffio di vento….
    Ciao gemi, buon fine settimana.

  3.  Una poesia come omaggio alla genuinità, alla semplicità della vita, all’amore. Intense le riflessioni di Erri De Luca. Stringiamoci tutti, forte, forte in un unico abbraccio.

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