Il gatto

Il gatto
(Charles Baudelaire Parigi, Francia 9/4/1821 – Parigi, Francia 31/8/1867)

Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato;
trattieni le unghie della zampa,
e lasciami sprofondare nei tuoi begli occhi striati
di metallo e d’agata.
Quando le dita indugiano ad accarezzare
la tua testa e il dorso elastico
e la mano s’inebria del piacere di palpare
il tuo corpo elettrico,
vedo la mia donna in spirito. Il suo sguardo
come il tuo, amabile bestia,
profondo e freddo, taglia e fende come un dardo,
e, dai piedi fino alla testa,
un’aria sottile, un minaccioso profumo
circolano attorno al suo corpo bruno.

Dello stesso autore: ConversazioneCorrispondenzeElevazioneIl rinnegamento di San PietroLa musicaTristezze della lunaUn emisfero in una chiomaUna carogna

Non fossi stato sveglio

Non fossi stato sveglio
(Séamus Heaney Castledawson, Irlanda 13/4/1939 – Dublino, Irlanda 30/8/2013 – Premio Nobel per la letteratura 1995)

Non fossi stato sveglio l’avrei mancato,
un vento che s’alzò e mulinò sinché il tetto
mormorò foglie deste dal sicomoro

e mi fece alzare, io tutto un mormorio,
vivo, schioccante come di recinto elettrico:
non fossi stato sveglio l’avrei mancato,

venne, andò tanto inatteso
e quasi, parve, pericoloso,
come di animale che torna a casa,

foriera raffica che lì per lì
trascorse consueta. Ma non da allora
in poi. E non certo ora.

Dello stesso autore: ScavandoSchierandosiTutto può accadere

da Tommy, Monologo ingenuo sul cuore di un cane

da Tommy, Monologo ingenuo sul cuore di un cane
(Frigyes Karinthy Budapest, Ungheria 25/6/1887 – Siófok, Ungheria 29/8/1938)

Oltre a ciò che tutti sanno di un cane pechinese
vi dico davvero che quello zero di vituccia evanescente nelle mie palme
è stato niente di più e niente di meno che il puro amore stesso,
è stato sì, davvero, quel certo amore che con devota estasi
ed in lotte strazianti brama e insegue l’anima assetata
perché vuole fiammeggiare come roveto,
perché vuol boccheggiare come i pesci di Francesco.
Eccolo, è qui, ingenuo e minuto, scintillante e trasparente
come un pizzico di radio attivo estratto da centinaia di quintali di pece.
Non ha niente, né cervello né cuore, è solo amore,
più non ci sono ragioni o istinti, c’è solo l’amore.
Non ha neppure vita più, nemmeno vuole vivere, solo amare vuole.
Amore senza anima, senza sensi, senza vita.
In verità vi dico che anche a noi uomini farebbe bene amare così.
Lo so, vorremmo amarci, amare gli uni e gli altri e non noi stessi,
gli uni e gli altri e non quell’io fastidioso al quale siamo legati a vita.
Sarebbe bello amare, amare un altro e non compiangere sempre noi stessi.
So che siete buoni, ragazzi, buoni sotto quelle larve sfigurate dalla cattiveria.
Attendi, è vero, mio assassino, attendi, è vero, la mia morte?
Sarebbe bello amare, sarebbe bello, ma tu ti tormenti mentre sai che vivo.
Tutti aspettate insieme con me il momento d’amarmi,
ma morire io devo perché voi possiate amarmi, ricordarmi con lacrime.

Il testimone

Il testimone
(Rita Dove n. ad Akron, Ohio, USA il 28/8/1952 – Premio Pulitzer per la poesia 1987)

Non importa da che parte mi giro, è lí
che urla. Non importa come corro,
fermandomi a prendere il fiato —
poiché sono io la persona che urla
mentre il rombo di un motore sorpassa
il pomeriggio.

So che dovrei smettere di guardare, fare
ciò che la mamma mi dice — girare
la faccia al muro e dirlo a Gesù — ma
continuo a ricordarmi di cose,
chiare e piccole: il suo orologio,
il suo polso, i due ovali color grigio
scalfiti nei suoi sandali ribaltati per aria.

Ora devo percorrere questa terra senza fede
che non sa aggiustare l’abisso per
renderlo un campo di fiori.
Camminerò finché incontro
un verde oblivio… poi
mi sdraierò nella sua dolcezza,
nella culla infinita delle sue braccia.

Della stessa autrice: CanarinoFerie

Donna Completa – Sonetto XII

Donna Completa – Sonetto XII
(Pablo Neruda Parral, Cile 12/7/1904 – Santiago, Cile 23/9/1973 – Premio Nobel per la letteratura 1971)

Donna completa, mela carnale, luna calda,
denso aroma d’alghe, fango e luce pestati,
quale oscura chiarità s’apre tra le tue colonne?
Quale antica notte tocca l’uomo con i suoi sensi?

Ahi, amare è un viaggio con acqua e con stelle,
con aria soffocata e brusche tempeste di farina:
amare è un combattimento di lampi
e due corpi da un solo miele sconfitti.

Bacio a bacio percorro il tuo piccolo infinito,
i tuoi margini, i tuoi fiumi, i tuoi villaggi minuscoli,
e il fuoco genitale trasformato in delizia

corre per i sottili cammini del sangue
fino a precipitarsi come un garofano notturno,
fino a essere e non essere che un lampo nell’ombra.

Dello stesso autore:
Acqua sessuale
Corpo di donna
Dietro di me sul ramo voglio vederti
Dove sarà la Guglielmina?
Due amanti felici – Sonetto XLVIII
È il mattino pieno
Ho fame della tua bocca
Il bacio
Il figlio
Il silenzio
Il tuo sorriso
L’amore
L’esilio
La poesia
La povertà
Lo sciopero
Non t’amo come se fossi rosa di sale – Sonetto XVII
Non t’amo se non perché t’amo – Sonetto LXVI
Nuda – Sonetto XXVII
Ode al cane
Ode al fiore azzurro
Ode al giorno felice
Ode al primo giorno dell’anno
Ormai sei mia – Sonetto LXXXI
Per il mio cuore
Perché tu mi oda
Quando il riso ritira dalla terra
Qui stanno il pane, il vino, la tavola, la dimora
Se saprai starmi vicino
Spiego alcune cose
Tristissimo secolo
Un giorno, uomo o donna, viandante…

Ed io conosco il topo

Ed io conosco il topo
(Giorgio Calcagno Almese, TO 9/9/1929 – San Benedetto del Tronto, AP 26/8/2004)

Conosci il falco, ed io conosco il topo,
tu il volo a picco, ed io l’orma del piede,
conosci il pino, ed io conosco l’edera,
conosco il legno, e tu conosci il fuoco.

Io faccio il viaggio, tu ne sai lo scopo,
io ti dò l’incertezza, tu la fede,
tu sai come donare, io come chiedere,
conosco il prima, e solo tu sai il dopo.

Tu trovi il filo, che nel labirinto
ti conduce sicura ad una uscita,
io ho perso il segno, annaspo ad ogni spigolo;

ma se guardi negli occhi, che hai avvinto
al tuo incanto di giada, io ho la partita:
rubo il lampo ai tuoi occhi, e ti sconfiggo.

1980

Dall’altra riva

Dall’altra riva
(Dante Maffia n. a Roseto Capo Spulico, CS il 17/1/1946)

Non volevo morire soffocata
dai calcinacci, gli occhi
sfondati dalle pietre all’improvviso
diventate nemiche. Avanzavo ancora
infinte carezze da lui, e con il sole
c’era un patto segreto
come tra api e fiori.
Non riesco a sentire la voce di mia madre,
anche se sento le sue mani accanto.
Un vento viscido mi attraversa il corpo,
San Pietro litiga con qualcuno,
meno male.

Dello stesso autore: Anche quando lo dici per scherzareChe cosa non dareiChissà perché ti amoI marinai sognanoIl disastro degli addii

Amoroso auspicio

Amoroso auspicio
(Jorge Luis Borges Buenos Aires, Argentina 24/8/1899 – Ginevra, Svizzera 14/6/1986)

Né l’intima grazia della tua fronte luminosa come una festa
né il favore del tuo corpo, tuttora arcano e tacito e fanciullesco,
né l’alternarsi delle tue vicende in parole o in silenzi
saranno offerta così misteriosa
come rimirare il tuo sonno coinvolto
nella veglia delle mie braccia.
Di nuovo miracolosamente vergine per la virtù assolutoria del sonno,
serena e splendente come fausto ricordo trascelto,
mi offrirai quella sponda della tua vita che tu stessa non possiedi.
Proiettato nella quiete,
scorgerò quella riva estrema del tuo essere
e ti vedrò forse per la prima volta
quale Iddio deve ravvisarti,
annullata la finzione del Tempo,
senza l’amore, senza di me.

Dello stesso autore: I giustiLa lunaLa rosaSe potessi vivere di nuovo

Un miraggio

Un miraggio
(Rodolfo Valentino Castellaneta, TA 6/5/1895 – Manhattan, New York, Stati Uniti 23/8/1926)

Felicità, ci aspetti
un poco più lontano.
Un poco più lontano.
Chissà dove
o come trovarti.
Sappiamo comunque che sei qui
che aspetti,
un po’ più lontano.

Riprendo il viaggio

Riprendo il viaggio
(Filippo Davòli n. a Fermo il 22/8/1965)

Riprendo il viaggio, quale che sia la tua sorte.
Senza un radicamento non si può vivere,
non si può sopravvivere disgregandosi
lungo gli incontri, sostituendosi ai volti

pur di tenerne un microbo come un sangue
che nemmeno la morte possa vincere.
Chi sono io? Tu soltanto puoi dirmelo.
Così straniero pure in casa mia…

(Da: Sette poeti del Premio Montale 2001, Crocetti)