Piccola poesia

Piccola poesia
(Santino Spinelli n. a Pietrasanta, LU il 21/7/1964)

Ti ho inventata,
tra la notte e l’alba
ti ho creata.
Sei la poesia piu bella
perché parli dal profondo del cuore.
Cosa farsene di una poesia?
La si dona al mondo.
Va’ oltre! Piccola poesia,
inebria il cuore di altri
come hai fatto col mio;
sussurra le parole più dolci,
sorridi a coloro che soffrono.
Vai! Reca ai figli
le parole dei padri
e scolpisci nel tempo
l’esistenza zingara!

CANTO XIV – Alla luna

CANTO XIV – Alla luna
(Giacomo Leopardi Recanati, MC 29/6/1798 – Napoli 14/6/1837)

O graziosa Luna, io mi rammento
che, or volge l’anno, sovra questo colle
io venia pien d’angoscia a rimirarti:
e tu pendevi allor su quella selva,
siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto,
che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
il tuo volto apparia, ché travagliosa
era mia vita: ed è, né cangia stile,
o mia diletta Luna. E pur mi giova
la ricordanza, e il noverar l’etate
del mio dolore. Oh come grato occorre
nel tempo giovanil, quando ancor lungo
la speme e breve ha la memoria il corso,
il rimembrar delle passate cose,
ancor che triste, e che l’affanno duri!

Dello stesso autore: A sè stessoA SilviaCanto notturno di un pastore errante dell’AsiaDialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggereIl primo amoreL’infinitoLa quiete dopo la tempesta

Canzoniere – sonetto LII

Canzoniere – sonetto LII
(Francesco Petrarca Arezzo 20/7/1304 – Arquà, PD 18-19/7/1374)

Io son sí stanco sotto ‘l fascio antico
de le mie colpe et de l’usanza ria
ch’i’ temo forte di mancar tra via,
et di cader in man del mio nemico.

Ben venne a dilivrarmi un grande amico
per somma et ineffabil cortesia;
poi volò fuor de la veduta mia,
sí ch’a mirarlo indarno m’affatico.

Ma la sua voce anchor qua giú rimbomba:
O voi che travagliate, ecco ‘l camino;
venite a me, se ‘l passo altri non serra.

Qual gratia, qual amore, o qual destino
mi darà penne in guisa di colomba,
ch’i’ mi riposi, et levimi da terra?

Dello stesso autore: Benedetto sia ‘l giorno, e ‘l mese, e l’annoPace non trovo e non ho da far guerraPassa la nave mia colma d’oblio

Dentro l’amore

Dentro l’amore
(Alfonso Gatto Salerno 17/7/1909 – Capalbio, GR 8/3/1976)

Al segno che ti dà la stanza sciogli
sulla parete l’ombra dei capelli,
le braccia alzate, la flessuosa voglia
d’avermi, e già dal ridere mi volti
nella raffica buia, mi cancelli
per affiorare dal lamento vano.
Smarrita, nel cercarmi con la mano,
nel distinguermi il volto, grata, piena
d’aperto e poi ripresa dalla lena
della dolcezza, calma a poco a poco
come in un lungo brivido. Dal gioco
degli occhi che balbettano mi ridi
sul petto a colpi di piccoli gridi.

Dello stesso autore: 25 APRILEA mio padreAmore della vitaCarri d’autunnoDomenica al crepuscoloFacciata natalizia napoletanaPasseggiata fuori portaPer i compagni fucilati a Piazzale LoretoPoesia d’amoreQuando si nasce poeti…Sera d’estateSera d’ottobre a ViterboSera in ValtellinaSorriderti…SottovoceVia Appia

Io

Io
(Reinaldo Arenas Holguín, Cuba 16/7/1943 – New York, Usa 7/12/1990)

Io sono quel bambino dalla faccia rotonda e sporca
che ad ogni angolo ti infastidisce con il suo
“mi dai una monetina?”
io sono quel bambino dalla faccia sporca
certamente non voluto
che da lontano contempla gli autobus
in cui altri bambini ridono forte
e fanno salti molto grandi
io sono quel bambino antipatico
certamente non voluto
con la faccia rotonda e sporca
che sotto gli enormi lampioni
o sotto le puttane anch’esse illuminate
o davanti alle fanciulle che sembrano levitare
proietta l’insulto della sua faccia tonda e sporca
io sono quel bambino di sempre arrabbiato e solo
che ti lancia l’insulto di quell’arrabbiato bambino di sempre e ti avverte
se ipocritamente mi accarezzerai sulla testa
io coglierò l’occasione per rubarti il portafoglio
io sono quel bambino di sempre
davanti al panorama di terrore imminente
lebbra imminente, pulci imminenti,
di offese e di crimine imminente.
Io sono quel bambino disgustoso che improvvisa un letto
con un vecchio scatolone e aspetta, certo,
che verrai con me.

Sporco, mal vestito

Sporco, mal vestito
(Roberto Bolaño Santiago del Cile, Cile 28/4/1953 – Barcellona, Spagna 14/7/2003)

Durante il percorso dei cani la mia anima incontrò
il mio cuore. Sconquassato, ma vivo,
sporco, malvestito e pieno d’amore.
Durante il percorso dei cani, lì dove non vuole andare nessuno.
Una strada che percorrono soltanto i poeti
quando a loro non resta ormai nulla da fare.
Però io avevo ancora tante cose da fare!
Eppure lì restavo: facendomi ammazzare
dalle formiche rosse ed anche
dalle formiche nere, percorrendo i villaggi
vuoti: lo spavento che s’innalzava
fino a toccare le stelle.
Un cileno educato in Messico può sopportare di tutto,
pensavo, ma non era affatto così.
Di notte il mio cuore piangeva. Il fiume dell’essere, dicevano
labbra febbricitanti che poi scoprii essere le mie,
il fiume dell’essere, il fiume dell’essere, l’estasi
che si piega sulla riva di questi villaggi abbandonati.
Esperti di logica e teologi, indovini
e rapinatori di percorsi emersero
come realtà acquatiche in mezzo a una realtà metallica.
Solo la febbre e la poesia danno visioni.
Solo l’amore e la memoria.
Non questi percorsi né queste pianure.
Non questi labirinti.
Fin che, finalmente, la mia anima incontrò il mio cuore.
Era malato, certo, però vivo.
Sognai detective congelati nel gran
frigorifero di Los Angeles
nel gran frigorifero di México D.F.

Dello stesso autore: Ernesto Cardenal ed ioLa fortunaPioggia

La sposa

La sposa
(Tudor Arghezi Bucarest, Romania 21/5/1880 – Bucarest, Romania 14/7/1967)

I tuoi occhi si sono posati su lettere e parole
come api azzurre assetate di profumi sacri
e succhiando il miele del libro si sono ubriacate.

Visione della sapienza, vieni nel mio giardino
dove il basilico è alto come un abete e i biancospini
graffiano i noccioli del seno nel lino della camicia.

La terra ti insegue per assorbirti
con i fili venuti su dell’erba cieca.
Dal tuo sangue e dal tuo sudore
possono nascere altri frutti e nuovi fiori.

Vieni, davanti a te stenderò assenzio e camomilla
che il solleone matura.
Con le braccia e il petto aprirò un varco
nella radura e le erbacce.

Alzerò le tenere viti con le spine dei rovi
strette a te come i bruchi lunghi
e ti filtrerò come da un setaccio
lasciando a parte le foglie e l’ombra
come hai fatto anche tu nel libro,
sposa!

E dopo averti filtrata e difesa
dalle piccole belve, dagli insetti grossi un carato,
dal serpente, dalle catene e dai metalli
vegetali,
lascerai che ti metta anelli alle dita, bracciali
ai piedi e altri vestiti, di fuoco.

(Traduzione di Salvatore Quasimodo)

Io ti imploro

Io ti imploro
(Evgenij Aleksandrovič Evtušenko n. a Zima, Russia 18/7/1932)

Io ti imploro, nel silenzio più silenzioso,
ti imploro quando la pioggia batte sul tuo tetto,
o la neve scintilla sui vetri delle tue finestre,
mentre tu giaci tra il sonno e la veglia,
pensami nelle notti di primavera
e pensami nelle notti d’estate,
pensami nelle notti d’autunno e
pensami nelle notti d’inverno.

Dello stesso autore: Al mio caneCompenso in piomboHo infilato a un ramo una poesiaLa scuola di BeslanNon capirsi è terribileOggi io mi sento Anna FrankSempre si troverà una donnaUomini

Perché tu mi oda

Perché tu mi oda
(Pablo Neruda Parral, Cile 12/7/1904 – Santiago, Cile 23/9/1973 – Premio Nobel per la letteratura 1971)

Perché tu mi oda
le mie parole
a volte si assottigliano
come le orme dei gabbiani sulle spiagge.

Collana, sonaglio ebbro
per le tue mani dolci come l’uva.

E le vedo lontane le mie parole.
Più che mie esse son tue.
Si arrampicano sul mio vecchio dolore come l’edera.

Si arrampicano così sulle pareti umide.
Sei tu la colpevole di questo gioco sanguinoso.
Esse fuggono dal mio rifugio oscuro.
Tu riempi tutto, tutto.

Prima di te popolarono la solitudine che occupi,
e sono abituate più di te alla mia tristezza.

Ora voglio che dicano ciò che voglio dirti
perché tu oda come voglio che m’oda.

Il vento dell’angoscia ancora le trascina.
Uragani di sogni a volte ancora le abbattono.
Senti altre voci nella mia voce addolorata.
Pianto di vecchie bocche, sangue di vecchie suppliche.
Amami, compagna. Non abbandonarmi. Seguimi.
Seguimi, compagna, in quest’onda di angoscia.
Ma vanno tingendosi del tuo amore le mie parole.
Tu occupi tutto, tutto.

Ne farò di tutte una collana infinita
per le tue mani bianche, dolci come l’uva.

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