Acqua e terra: paesaggi

Acqua e terra: paesaggi
(José Emilio Pacheco Città del Messico 30/6/1939 – Città del Messico 26/1/2014)

1
È l’ora impercettibile che si fa notte.
E nessuno si chiede come si fa la notte,
che materia segreta va edificando la notte.

2
Mare, restituisci alla notte
l’oscurità che attiri nel tuo abisso.

3
Piove e il mondo si concentra nella pioggia.
L’acqua resta assorta.
La Terra intera sta affondando nella pioggia.

(Da: Isole alla deriva)

Dello stesso autore: Esodo

Per carità

Per carità
(Blas de Otero Bilbao, Spagna 15/3/1916 – Madrid, Spagna 29/6/1979)

Laura,
colomba impaurita
figlia dei campi, che esistenza è questa,
dici, col figlio in spalla
dai tuoi vent’anni,
tre anni nella Maternità
strofinando i pavimenti,
per carità
(per carità, ti lasciano strofinare il suolo),
ora nella strada
e tra le mie braccia,
Laura,
t’amo direttamente,
non
per carità,
sei stanca
di tutto,
di soffrir freddo,
della tua piccola fisarmonica
tra le gambe,
del disamore,
ma non dimenticare
(mai),
io t’amo direttamente,
e non
per carità.

Dello stesso autore: Libertà realeParlerebbero i miei occhi

Il Signor Cogito medita sulla sofferenza

Il Signor Cogito medita sulla sofferenza
(Zbigniew Herbert Leopoli, Ucraina 29/10/1924 – Varsavia, Polonia 28/6/1998)

Tutti i tentativi di allontanare
il cosiddetto calice amaro —
con la riflessione
l’impegno frenetico a favore dei gatti randagi
gli esercizi di respirazione
la religione —
sono falliti

bisogna accettare
chinare mitemente il capo
non torcersi le mani
ricorrere alla sofferenza con misura e dolcezza
come a una protesi
senza falso pudore
ma anche senza inutile orgoglio

non sventolare il moncherino
sulle teste degli altri
non picchiare col bastone bianco
alle finestre dei sazi

bere l’estratto d’erbe amare
ma non fino in fondo
lasciarne avvedutamente
qualche sorso per l’avvenire

accettare
ma al tempo stesso
distinguere dentro di sé
e possibilmente
trasformare la materia della sofferenza
in qualcosa o qualcuno

giocare
con essa
ovviamente
giocarci

scherzare con essa
con grande cautela
come con un bambino malato
per strappare alla fine
con sciocchi giochetti
un esile
sorriso

(Da: Rapporto dalla città assediata)

Dello stesso autore: Il ciottoloLe querce

O falce di luna calante

O falce di luna calante
(Gabriele D’Annunzio Pescara, 12/3/1863 – Gardone Riviera, BS 1/3/1938)

O falce di luna calante
che brilli su l’acque deserte,
o falce d’argento, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!

Aneliti brevi di foglie,
sospiri di fiori dal bosco
esalano al mare: non canto non grido
non suono pe ‘l vasto silenzïo va.

Oppresso d’amor, di piacere,
il popol de’ vivi s’addorme…
O falce calante, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!

Dello stesso autore: Carnevale vecchio e pazzoI PastoriLa pioggia nel pineto

La ragazzetta che voleva mostrarmi una cosa

La ragazzetta che voleva mostrarmi una cosa
(Giovanni Giudici Le Grazie (Porto Venere), SP 26/6/1924 – La Spezia 24/5/2011)

La ragazzetta che voleva mostrarmi una cosa
innocente benchè misteriosa – noi due
sotto il letto accucciati sul freddo pavimento
– mi sussurrava «aspetta» – era soltanto un gioco

diverso un poco dagli altri – ma lì entrando
la sua sorella più grande alzò la coperta ci vide
gridò corse a chiamare venne gente
– mai più giocammo insieme noi che semplicemente…

(Da: L’educazione cattolica)

Dello stesso autore: Ai pompieri di New YorkAspettavamoCome non maiDal cuore del miracoloLa storiaLa vita in versiTanto giovane

La decisione

La decisione
(Manolis Anagnostakis Salonicco, Grecia 10/3/1925 – Atene, Grecia 25/6/2005)

Siete a favore o contro?
Rispondete almeno con un sì o con un no,
avete valutato il problema?
Sono sicuro che vi ha tormentato.
Nella vita ogni cosa ci tormenta,
figli, mogli, insetti,
piante nocive, ore perdute,
passioni difficili, denti cariati,
film mediocri, anche questo certo vi ha tormentato.
Dunque parlate con responsabilità, almeno un sì o un no,
la decisione spetta a voi.
Naturalmente non vi chiediamo di interrompere
le vostre occupazioni, di rinunciare alla vostra vita,
ai vostri giornali preferiti, alle discussioni
dal barbiere, alle domeniche allo stadio.
Soltanto una parola, coraggio dunque!
Siete a favore o contro?
Riflettete bene, aspetterò.

Notturno

Notturno
(Edith Södergran poetessa finlandese di lingua svedese
San Pietroburgo, Russia 4/4/1892 – Raivola, Russia 24/6/1923)

Ho intonato un canto.
Venuto non so da dove –
è scivolato come seta sulle mie corde.
Che sia dovuto agli sciolti capelli neri della notte?
O forse ai bianchi tratti sognanti della luna?
E la notte cantava, cantava
della solitudine che cullando a tutto dà pace,
cantava delle sognanti naiadi,
dei ruscelli senza brusio, del segreto della gora…
La notte aveva il fiato sospeso –
una rosa mi si è avvizzita tra le mani –
e tale la quiete come fosse svanito l’ultimo sospiro
del tutto.

Della stessa autrice: A Eros

Io non vorrei crepare

Io non vorrei crepare
(Boris Vian Ville-d’Avray, Francia 10/3/1920 – Parigi, Francia 23/6/1959)

Io non vorrei crepare
senza aver visto almeno i cani messicani neri
che senza sognare dormono a ciel sereno;
senza aver conosciuto ai tropici le voraci
scimmie divoratrici (le scimmie a culo nudo).
O anche i ragni argentati dai serici nidi felici
di spruzzi traforati.

No, non vorrei crepare ignorando se la presunta
monetina che spunta sotto la faccia della luna
stia a nascondere una seconda faccia a punta.
Se – dopo gran riflessioni – il sole è freddo.
Se le famose quattro stagioni
son proprio quattro e non tre.
Senza aver passeggiato per il corso in vestaglia
guardando fissa la marmaglia dei guardoni.
Senza aver ficcato i miei coglioni
in ogni posto vietato.

Io non vorrei finire senza sapere la lebbra
(beh, si fa per dire)
o almeno la febbre dei sette mali che
più o meno certamente si acchiappano laggiù:
resterei indifferente al bene e al male
purché di tutta questa vasta delizia
l’assoluta primizia
fosse riservata a me.

E poi non basta, c’è tutto ciò che conosco,
che ho imparato ad amare: il fondo verde bosco
del mare dove le alghe sottili gareggiano nel
disegnare onde di valzer sugli arenili.
E ancora la terra, che a giugno crepita e sbotta
di odori, e le conifere, e un semplice pugno d’erba…

…e i baci di quella! Si, insomma quella, signori.
Ursula.
Ursulotta. La più bella orsacchiotta
fra tutte le orse maggiori.
Quella per cui non vorrei proprio crepare
prima di averla avuta tutta. Goderla la bocca nella bocca,
i bei seni nelle mie mani, poi con gli occhi il resto e…
Basta! Questi son fatti miei. Taccio.

Crepare? Non puoi, come faccio? (come si fa?)
Come vuoi crepare senza che ancora si siano inventate
le cose che contano: le rose eterne, le giornate di un’ora,
i monti marini e le spiagge, beh, le spiaggie montagnose.

La cuccagna finiti tutti i tormenti, i quotidiani
splendenti di colori, i bambini contenti e tutti i trucchi
ancora dormenti dentro i crani stipati di ingegneri ingegnosi,
socialisti associati, urbanisti urbanizzati e pensatori pensosi.

Dio, quante cose da fare, da intendere e volere
da contare e aspettare, mentre la fine già avanza,
in notti sempre più nere striscia, con la schifosa sembianza
di un rospo, non c’è più scampo, eccola gli occhi nei miei…
proprio no, non vorrei crepare, nossignori, nossignore,
non senza aver fatto esperienza
del sapore tormentoso di cui sono goloso e geloso.
Il sapore più delicato che si possa sentire,
il più forte. No!

No, non voglio morire
prima di aver gustato
il gusto della morte.

Dello stesso autore: Distruggono il mondo

Angelo nel diluvio

Angelo nel diluvio
(Rosario Murillo n. a Managua, Nicaragua il 22/6/1951)

Oggi piove su tutto il mondo e siamo in due
tu ed io
un uomo e una donna
come tutti gli uomini e tutte le donne
cercano l’arca per reggere alla tempesta.
Siamo in due nella notte e i nostri corpi
sono raggi che assediano le ombre.
Oggi piove su tutto il mondo
e tu ed io siamo uccelli
che immaginano la sicurezza del nido
il guanciale sotto la testa
il rametto di basilico alla finestra.
Oggi piove su tutto il mondo
e tu ed io siamo il mondo intero
i ricchi in una scatola musicale
il mondo in un sorriso
il mondo in una bottiglia
il mondo quando io tremo d’amore
quando mi arrendo al tuo abbraccio
quando mi avvicino, quando mi vedo nei tuoi occhi
il mondo quando mi trasformo in terra.
Oggi piove, mio cuore, sta piovendo
e a me, la vita fa male.

Giorno d’estate

Giorno d’estate
(Isabel Fraire Monterrey, Messico 8/12/1934 – Città del Messico 5/4/2015)

Giorno d’estate
filo di ragno argentato che si versa
ponte delicato e teso
contro un azzurro profondo bianche nubi
verde chiaro e intenso che contrasta con ombre
passò la primavera si approssima l’inverno
vola un uccello un latrato si ode nella distanza
mentre il sole
qui riscalda
nulla per ora si muove
il filo di ragno risalta versandosi
fragile
resistente
disteso
dall’oscurità all’oscurità.