Quando sono innamorato

Quando sono innamorato
(Nizar Qabbani Damasco, Siria 21/3/1923 – Londra, Regno Unito 30/4/1998)

Quando sono innamorato
mi sento il re del tempo
posseggo la terra e ciò che essa contiene
ed entro nel sole con il mio cavallo.

Quando sono innamorato
considero lo Scià di Persia un mio suddito,
assoggetto la Cina al mio scettro, sposto i mari,
e,
se volessi,
fermerei i secondi.

Quando sono innamorato
mi trasformo in luce fluida
che l’occhio non può guardare
e si trasformano le poesie sui miei quaderni
in campi di mimosa e di margherite.

Dello stesso autore: L‘amore mio mi chiede

Aspettando i barbari

Aspettando i barbari
(Konstantinos Kavafis Alessandria d’Egitto 29/4/1863 – Alessandria d’Egitto 29/4/1933)

Che aspettiamo, raccolti nella piazza?
Oggi arrivano i barbari.
Perché mai tanta inerzia nel Senato?
E perché i senatori siedono e non fan leggi?
Oggi arrivano i barbari.
Che leggi devon fare i senatori?
Quando verranno le faranno i barbari.
Perché l’imperatore s’è levato
così per tempo e sta, solenne, in trono,
alla porta maggiore, incoronato?
Oggi arrivano i barbari
L’imperatore aspetta di ricevere
il loro capo. E anzi ha già disposto
l’offerta d’una pergamena. E là
gli ha scritto molti titoli ed epiteti.
Perché i nostri due consoli e i pretori
sono usciti stamani in toga rossa?
Perché i bracciali con tante ametiste,
gli anelli con gli splendidi smeraldi luccicanti?
Perché brandire le preziose mazze
coi bei caselli tutti d’oro e argento?
Oggi arrivano i barbari,
e questa roba fa impressione ai barbari.
Perché i valenti oratori non vengono
a snocciolare i loro discorsi, come sempre?
Oggi arrivano i barbari:
sdegnano la retorica e le arringhe.
Perché d’un tratto questo smarrimento
ansioso? (I volti come si son fatti serii)
Perché rapidamente le strade e piazze
si svuotano, e ritornano tutti a casa perplessi?
S’è fatta notte, e i barbari non sono più venuti.
Taluni sono giunti dai confini,
han detto che di barbari non ce ne sono più.
E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?
Era una soluzione, quella gente.

Dello stesso autore: BrameIl dicembre del 1903IonicaItacaLontanoPer quanto puoiS’è avvolto nelle tenebre il mondo…S’informava della qualitàTornaUna notte

La costruzione sale

 Giornata mondiale per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro

La costruzione sale
(Luigi Di Ruscio Fermo 27/1/1930 – Oslo, Norvegia 23/2/2011)

La costruzione sale
contando le centinaia di caldarelle
montate sulla mia spalla
ogni mattone ha raspato sulle mie mani
ogni mattone ha raspato le dita del muratore
che sputa tra le pietre
che fuma senza posare la cicca lavorando
e bruciarsi le labbra
con acqua amara per arrestare sudore
ogni palmo di mura ha una bestemmia
ogni palmo di scialbo ha la schiena di mio padre
l’acqua che ci ha bagnato è sudore umano
sudore umano tutte le mura che vedi.

Appassionata

Appassionata
(Mia Lecomte n. a Milano il 27/4/1966)

Il pesce rosso cresce in proporzione alla vasca
viene configurandosi in una geometria di pulsioni
trattenuta esattamente nell’idea dei suoi limiti
un’impronta circoscritta in uno stampo di sangue
consapevole del piacere angusto degli spazi
che allaga vigile fino al punto in cui il suo tocco
si traducesse in un bacio tutto squame roventi
un amplesso di un muto tendente al carminio

il pesce è freddo ha freddo
sprofonda riaffiora nella sua circolarità intransigente
nel destino di un altrove riadattato ogni volta al millimetro
freme saldo al di qua dello slancio più saturo conclude
quel che eccede trascolora si disperde quel che è suo
ma non ha niente a che fare col suo rosso

Poesia d’amore

Poesia d’amore
(Vicente Aleixandre Siviglia, Spagna 26/4/1898 – Madrid, Spagna 14/12/1984 – Premio Nobel per la letteratura 1977)

   Ti amo sogno del vento
obliato il polo confluisci con le mia dita
nelle dolci mattine del mondo a testa in giù
quando è agevole sorridere perché la pioggia è benigna
   Nell’alveo di un fiume viaggiare è cosa deliziosa
o pesci amici ditemi il segreto degli occhi aperti
dei miei sguardi che sboccano nel mare
a reggere le chiglie delle navi lontane
   Io vi amo – viaggiatori del mondo – voi che sull’acqua dormite
uomini che in America vanno in cerca dei loro vestiti
quei che lascian sul lido la loro patita nudità
e sulle tolde della neve attraggono il raggio della luna
   Camminare in attesa è bello e dilettevole
l’argento e l’oro non hanno mutato di fondo
rimbalzano sui flutti sul dorso squamoso
e generano musica o sogno alle chiome più bionde
   Nel fondo di un fiume la mia brama va via
dai paesi innumerevoli che ho tenuto sui polpastrelli
quell’ombre che vestito di nero
ho lasciato ormai lungi disegnate in spalla
   La speranza è la terra è la guancia
è un’immensa palpebra dov’io so che esisto
Rammenti? Per il mondo son nato una notte
in cui addizione e sottrazione era la chiave dei sogni
   Pesci alberi pietre cuori medaglie
sulle vostre onde concentriche – sì – immote
io mi muovo e se giro mi cerco oh centro oh centro
strada – viaggiatori del mondo – del futuro esistente
più in là dei mari nei miei polsi che battono

Dello stesso autore: Bambina alla finestra (Asunta)Si amavano

25 APRILE

  25/4/1945 – 71º Anniversario della liberazione d’Italia

25 APRILE
(Alfonso Gatto Salerno 17/7/1909 – Capalbio, GR 8/3/1976)

La chiusa angoscia delle notti, il pianto
delle mamme annerite sulla neve
accanto ai figli uccisi, l’ululato
nel vento, nelle tenebre, dei lupi
assediati con la propria strage,
la speranza che dentro ci svegliava
oltre l’orrore le parole udite
dalla bocca fermissima dei morti
«liberate l’Italia, Curiel vuole
essere avvolto nella sua bandiera»:
tutto quel giorno ruppe nella vita
con la piena del sangue, nell’azzurro
il rosso palpitò come una gola.
E fummo vivi, insorti con il taglio
ridente della bocca, pieni gli occhi
piena la mano nel suo pugno: il cuore
d’improvviso ci apparve in mezzo al petto.

Dello stesso autore: A mio padreAmore della vitaCarri d’autunnoDomenica al crepuscoloFacciata natalizia napoletanaPasseggiata fuori portaPer i compagni fucilati a Piazzale LoretoPoesia d’amoreQuando si nasce poeti…Sera d’estateSera d’ottobre a ViterboSera in ValtellinaSorriderti…SottovoceVia Appia

Ricordo

Ricordo
(Karin Boye Göteborg, Svezia 26/10/1900 – Alingsås, Svezia 24/4/1941)

Quieta voglio ringraziare il mio destino:
mai ti perdo del tutto.
Come una perla cresce nella conchiglia,
così dentro di me
germoglia dolcemente il tuo essere bagnato di rugiada.
Se infine un giorno ti dimenticassi –
allora sarai tu sangue del mio sangue
allora sarai tu una cosa sola con me –
lo vogliano gli dei.

(1922)

Della stessa autrice: Come posso dire…ConfessioneL’amazzoneL’attimoSei la mia consolazione più puraSpiegazione

Sonetto XXV

 GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO E DEL DIRITTO D’AUTORE

 Shakespeare 1616-2016: 400° anniversario dalla morte

Sonetto XXV
(William Shakespeare Stratford-upon-Avon, Regno Unito 23/4/1564 – Stratford-upon-Avon, Regno Unito 23/4/1616)

Coloro che hanno le stelle favorevoli
si vantino pure di pubblici onori e di magnifici titoli,
mentre io, cui la fortuna nega un simile trionfo,
gioisco, non visto, di ciò che più onoro.
I favoriti dei grandi principi schiudono i loro bei petali
come la calendula sotto l’occhio del sole,
e in loro stessi il loro orgoglio giace sepolto,
poiché, a un cipiglio, essi nella loro gloria muoiono.
Il provato guerriero, famoso per le sue gesta,
sconfitto che sia una volta pur dopo mille vittorie,
è radiato per sempre dal libro dell’onore,
e dimenticato è tutto ciò per cui si era impegnato.
Allora felice io, che amo e sono riamato
da chi non posso lasciare, né essere lasciato.

Dello stesso autore: Sonetto XVIIISonetto XXIVSonetto XXIXSonetto XXVIISonetto XXXSonetto LXIISonetto LXXSonetto XCIISonetto CXVISonetto CXLI

Pachmama

   22 aprile: Giornata Mondiale della Terra

Pachmama
(Rodolfo Alonso n. a Buenos Aires, Argentina il 4/10/1934)

Tocco la terra metto
il mio cuore la mia mano
sopra la terra nera
grigia rossa fertile
fievole ronzío
marrone di viva carne
colore dell’elemento
materia sole suono
vibrazioni carezza

Calpesto la terra tocco
quel che ho sono so
terra da scoprire
terra che nutre
madre terra fino alla fine
terra che sotterra

Sopra la terra dalla
terra un passo
uno sguardo una canzone
che celebri l’incontro
di un uomo con la sua femmina

Giove

  2769° Natale di Roma

Giove
(Trilussa pseudonimo di Carlo Alberto Salustri Roma 26/10/1871 – Roma 21/12/1950)

I

A immagginasse Roma anticamente,
pe’ quanto faccia, un omo se confonne:
ched’era(1) Roma? un bosco de colonne,
una città de marmo arilucente.

Le chiese nun ce staveno pe’ gnente,
nun c’ereno né Cristi e né Madonne,
perché de queli tempi, ommini e donne,
ciaveveno una fede diferente.

E lo sai chi pregaveno? Giunone,
Nettuno, Apollo, Venere, Minerva,
Marte, Vurcano, Cerere, Prutone…

E a capo a tutti quanti c’era Giove,
er solo Dio ch’adesso se conserva
perché se chiama Pluvio quanno piove.

II

E Giove, che ciaveva ne le mano
tutta l’azzienna elettrica celeste,
viveva fra le nuvole e da queste
furminava la gente da lontano.

D’accordo co’ Nettuno e co’ Vurcano
faceva l’uragani e le tempeste
pe’ sconocchià(2) li boschi e le foreste
e spaccà le montagne a tutto spiano(3).

Se sa: so’ tutte pappole(4) ch’ormai
fanno ride li polli; ma l’antichi
se l’ereno bevute(5) bene assai.

Questo vô di’ che l’ommini so’ pronti
a crede a tutto quello che je dichi
e a qualunque fregnaccia j’aricconti.

III

Eppuro, ‘sti pagani babbalei(6),
faceveno le cose co’ decoro
perché hanno scritto fra le stelle d’oro,
in mezzo ar celo(7), er nome de li dei!

E li tempî? e li fori? e li musei?
So’ pieni zeppi de ricordi loro:
guarda l’Apollo(8), che capolavoro!
Venere sola, basterebbe lei!

La più benfatta, quella de Cirene(9),
pare che ciabbia un’anima e je senti
er sangue friccicà(10) drent’a le vene.

Nun cià testa, ma pensa: e forse spera
de capì mejo tanti cambiamenti
ch’ha fatto l’omo pe’ resta com’era.

(Da: Libro n. 9, 1929)

(1) Che cos’era.
(2) Per sconquassare.
(3) Senza riposo.
(4) Favole.
(5) Le avevano credute.
(6) Babbei.
(7) Nelle costellazioni.
(8) Di Belvedere, nel Museo vaticano.
(9) Nel Museo Nazionale alle Terme di Diocleziano.
(10) Bollire.

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