La poesia

  Giornata Mondiale della Poesia

La poesia
(Pablo Neruda Parral, Cile 12/7/1904 – Santiago, Cile 23/9/1973 – Premio Nobel per la letteratura 1971)

Accadde in quell’età… La poesia
venne a cercarmi. Non so da dove
sia uscita, da inverno o fiume.
Non so come né quando,
no, non erano voci, non erano
parole né silenzio,
ma da una strada mi chiamava,
dai rami della notte,
bruscamente fra gli altri,
fra violente fiamme
o ritornando solo,
era lì senza volto
e mi toccava.
Non sapevo che dire, la mia bocca
non sapeva nominare,
i miei occhi erano ciechi,
e qualcosa batteva nel mio cuore,
febbre o ali perdute,
e mi feci da solo,
decifrando
quella bruciatura,
e scrissi la prima riga incerta,
vaga, senza corpo, pura
sciocchezza,
pura saggezza
di chi non sa nulla,
e vidi all’improvviso
il cielo
sgranato
e aperto,
pianeti,
piantagioni palpitanti,
ombra ferita,
crivellata
da frecce, fuoco e fiori,
la notte travolgente, l’universo.
Ed io, minimo essere,
ebbro del grande vuoto
costellato,
a somiglianza, a immagine
del mistero,
mi sentii parte pura
dell’abisso,
ruotai con le stelle,
il mio cuore si sparpagliò nel vento.

Dello stesso autore: Acqua sessualeCorpo di donnaDietro di me sul ramo voglio vedertiDove sarà la Guglielmina?E’ il mattino pienoHo fame della tua boccaIl bacioIl figlioIl silenzioIl tuo sorrisoL’amoreL’esilioLa povertàLo scioperoNudaOde al caneOde al fiore azzurroOde al giorno feliceOde al primo giorno dell’annoPer il mio cuoreQuando il riso ritira dalla terraQui stanno il pane, il vino, la tavola, la dimoraSe saprai starmi vicinoSonetto XVIISonetto XLVIIISonetto LXVISonetto LXXXISpiego alcune coseTristissimo secoloUn giorno, uomo o donna, viandante…

rel=”noopener”>Spiego alcune cose – Tristissimo secoloUn giorno, uomo o donna, viandante…

Felicità raggiunta

   20/3/2016 – Giornata internazionale della felicità

Felicità raggiunta
(Eugenio Montale Genova 12/10/1896 – Milano 12/9/1981 – Premio Nobel per la letteratura 1975)

Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede teso ghiaccio che s’incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.

Se giungi nelle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto di un bambino
a cui fugge il pallone tra le case.

Dello stesso autore: Ascoltare…Casa sul mareCielo e terraCon astuziaElegiaGli elefantiHo sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scaleI limoniIl carnevale di GertiIl positivoLa morte di DioLa StoriaLa vita oscillaLe stagioniNon chiederci la parolaPioveSera di PasquaSpesso il male di vivereSi risolve ben poco

Metto la tua vestaglia…

Metto la tua vestaglia…
(Alida Airaghi n. a Verona nel 1953)

Metto la tua vestaglia,
papà
quando di notte
ho freddo. In cucina
compio antichi gesti,
esitanti:
ripiego la tovaglia,
scaldo l’acqua del tè.
Come ti assomiglia
la ragazzina
che ti sedeva di fronte
mentre controllavi i tuoi conti.
Lei, immersa nei suoi libri
e tu in silenzio, davanti
al suo sapere che cresceva
e non serviva a niente.
La cucina è diversa,
tu sei un’ombra. Ma resti
nello stesso silenzio,
nella stessa vestaglia.

Il miracolo

Il miracolo
(Meira Delmar Barranquilla, Colombia 21/4/1922 – Barranquilla, Colombia 18/3/2009)

Ti penso.
La sera,
non è più una sera;
è il ricordo
di quell’altra, azzurra,
in cui amore
si fece in noi
come un giorno
si fece luce nelle tenebre.

E proprio allora fu più brillante
la stella, il profumo
del gelsomino più vicino,
meno
pungenti le spine.
Adesso
quando la invoco credo
di essere stata testimone
di un miracolo.

Dedicata

   1861 – 2016 Anniversario dell’Unità d’Italia

Dedicata
(Alda Merini Milano 21/3/1931 – Milano 1/11/2009)

Donne, tutte le vostre preghiere
sono rimaste senza risposta!
Eppure a volte erano preghiere
di grande felicità, del grande
raccolto dei vostri sorrisi.
Avete tenuto tra le braccia i figli
e a volte vi hanno costretto a
dimenticare, nel nome di cose
non giuste. Ma siete donne
italiane e tutte bellissime e caste.
Le vostre lacrime inondano
la nostra terra.
Ricordate: da ogni vostra
lacrima è nato il fiore d’Italia.

Della stessa autrice: A Eugenio MontaleA tutte le donneBambiniBancheBandoCavernicola come sono…Come tutti i poetiC’è un posto nel mondoE’ piu’ facile ancoraFarfalle libereIl grembiuleIl mio primo trafugamento di madreIl regno delle donneInno alla donnaIo canto le Donne prevaricate dai brutiIo non ho bisogno di denaroLa paceLa Terra SantaLirica AnticaNatale 1989Per Giovanni FalconeProfumata e fresca è la poesiaRagazza, tu che sfiori la mia mente…Solo una mano d’angeloSono folle di te amoreSono nata il 21 a PrimaveraUna volta sognai

Come segnalato da Magdalene, il pensiero oggi va anche a quelle donne che per amore per la propria terra e per il proprio “brigante” hanno dato la vita e sono state, poi, violate anche dopo la morte, e che ha ispirato Eugenio Bennato per il testo di una canzone:

Il sorriso di Michela

Bella ‘sta storia
E chi la sente,
Bella la gente
Ca la racconta
Bella la terra
Ca nun sâ scorda,
Bella Michela
Ca nun s’arrènne…

Tu che stai lì, prigioniera, perché sei donna del Sud
Sul tuo cuore una bandiera che non hai tradito mai
Sul tuo viso un sorriso che per sempre porterai, porterai.

Tu che stai lì, prigioniera, della tua fotografia
Che il nemico ti ha scattato per la sua vigliaccheria
Lui confuso nei trofei non si accorge di chi sei, di chi sei.

Tu sei il sorriso di Michela e così ti metti in posa
E il vestito che tu indossi non è un abito da sposa
E il fucile che tu porti è un fucile vero e non una rosa.

E sei tu che combatti la tua guerra di frontiera
Sei il sorriso di Michela e sei tu donna del Sud
E sei tu che difendi la tua terra di frontiera
Donna bianca, donna nera
E sei tu donna del Sud

Bella ‘sta storia
E chi la sente,
Bella la gente
Ca la racconta
Bella la terra
Ca nun sâ scorda,
Bella Michela
Ca nun s’arrènne…

Tu che stai lì, prigioniera, perché sei donna del Sud,
Così bella, così fiera, nella consapevolezza
Che più forte del brigante non può esserci che la sua brigantessa.

Tu che stai lì, prigioniera, tu sei la fotografia
Che ci parla di una donna che ha il sorriso di una dea,
Che se vive, che se muore, non tradisce mai il suo amore, la sua idea.

Tu sei il sorriso di Michela e colpisci il tuo nemico
Col tuo sguardo di pantera ed il tuo sorriso antico
E la sfida che tu lanci come un fiore dal balcone del tuo Sud.

Bella ‘sta storia
E chi la sente,
Bella la gente
Ca la racconta
Bella la terra
Ca nun sâ scorda,
Bella Michela
Ca nun s’arrènne…

E sei tu che combatti la tua guerra di frontiera
Sei il sorriso di Michela

E sei tu donna del Sud

E sei tu che difendi la tua terra di frontiera
Donna bianca, donna nera
E sei tu donna del Sud.

E sei tu che difendi la tua terra di frontiera
Donna bianca, donna nera
E sei tu donna del Sud.

E sei tu che combatti la tua guerra di frontiera
Sei il sorriso di Michela

E sei tu donna del Sud

E sei tu che difendi la tua terra di frontiera
Donna bianca, donna nera
E sei tu donna del Sud.

Tu sei il sorriso di Michela che non ti sei mai arresa
Sei il sorriso che combatte la retorica infinita
Di chi ha invaso la tua terra per rubare il tuo sorriso
E la tua vita.

Corrono nuvole sulla pianura

Corrono nuvole sulla pianura
(Emilio Zucchi n. a Parma il 16/3/1963)

Corrono nuvole sulla pianura,
blu sopra fabbriche disperse in mezzo
a campi senza visibile fine
e confine. Autostrada srotolata
verso temperature discontinue
e altre altitudini, altri martoriati
paesaggi, ed altre vene di fiumi
fervide benché impure, ed altri sbocchi
d’ossigeno da milioni d’alberi ignari
di tanto immane, spaventoso amore,
anche dentro l’orrore.

(Da: Tra le cose che aspettano, Passigli, 2007)

Marzo

Marzo
(
Giorgio Caproni Livorno 7/1/1912 – Roma 22/1/1990)

Dopo la pioggia la terra
è un frutto appena sbucciato.

Il fiato del fieno bagnato
è più acre – ma ride il sole
bianco sui prati di marzo
a una fanciulla che apre la finestra.

Dello stesso autore: AlbaCongedo del viaggiatore cerimoniosoFurtoIl mare brucia le maschere…IncontroLitanìaLo stravoltoMio nome avvicinatiPensiero pioPer leiPreghieraPreghiera d’esortazione o di incoraggiamentoSei ricordo d’estateSotto le stelle

Prima che tu mi fossi conosciuta

Prima che tu mi fossi conosciuta
(Roberto Piumini n. a Edolo, BS il 14/3/1947)

Prima che tu mi fossi conosciuta
erano fioche ere: dal profondo
di un’infinita assenza sei venuta,
ammutinando di gioia il mio mondo.

Hai occhi celebrabili e tranquilli,
un passo molto attento, una misura,
un’eloquenza lieve, senza squilli,
un corpo mite nella sua avventura.

Io ti ho trovata degna di ogni canto,
come un’alba in tempo di salute
e come foglia germogliata accanto.

Per chi è come te, molte perdute:
estremità opposta del mio pianto,
tappeto per mutanti estasi mute.

(Da: L’amore in forma chiusa)

Dello stesso autore: E l’acquaSonetto nuovo

Cercando la lucciola

Cercando la lucciola
(Mateja Matevski n. a Istanbul, Turchia il 13/3/1929)

Le nostre mani erano
piene di lucciole
in un sordo silenzio
quando improvvisamente arrivò
il segno sconosciuto della notte
e loro volarono
nei nostri crani sonori
Mai ci furono in noi
tanti incostanti arcobaleni
e tanti odori di rive addormentate
Rumorosamente in noi si mescolarono
tutti i punti cardinali del mondo
in un tenero abbraccio
in un conseguimento strano
Storditi erravamo come stregati
dalla luna
che teneramente ci conduce
con gravi cataclismi
verso collisioni con le nostre stelle
Ma quelle erano lontane
e la notte era dappertutto
ferita nel suo corpo bagnato
dai nostri occhio dispersi
Dietro a loro resterà
la regina impazzita delle lucciole
e la cenere dei nostri sogni
per l’esatto movimento
nell’orbita della luce
che non esiste nel momento in cui esiste
e che è nel momento in cui non è

Poesia, 16 settembre 1961

Poesia, 16 settembre 1961
(Jack Kerouac Lowell, Massachusetts, USA 12/3/1922 – St. Petersburg, Florida, USA 21/10/1969)

Come mi sentivo terribilmente triste pensando a mia madre mentre dorme nel suo letto
che lei morirà un giorno
anche se lei stessa dice «la morte non è niente di cui preoccuparsi,
da questa vita ci avviamo ad un’altra»
Come mi sentivo in ogni caso terribilmente triste – –
Non avere vino per farmi dimenticare i miei denti che vanno in malora è cattivo abbastanza
ma il fatto che il mio corpo intero sta marcendo e il corpo di mia madre si sta disfacendo
verso la morte, è tutto così pazzescamente triste.
Sono uscito fuori nell’alba chiara: ma perché dovrei essere contento per un’alba
che nasce su un altro rumore di guerra,
e perché dovrei essere triste: in definitiva l’aria non è chiara e fresca?
Ho guardato i fiori sul cespuglio: uno era caduto:
un altro era appena sbocciato: nessuno di loro era triste o contento.
All’istante ho capito che semplicemente tutte le cose vengono e vanno
compreso qualche sentimento di tristezza: anche questo se ne andrà:
triste oggi contento domani: malinconico oggi ebbro domani: perché agitarsi
così tanto?
Ognuno nel mondo ha difetti proprio come me.
Perché dovrei buttarmi giù? Questo è un sentimento che viene soltanto per andarsene.
Ogni cosa viene e va. Benissimo!
Le guerre cattive non resteranno per sempre!
Anche le forme piacevoli se ne vanno.
Dal momento che ogni cosa semplicemente viene e va Oh perché essere triste? o contento?
Malato oggi pieno di salute domani. Ma Oh io sono così triste proprio lo stesso!
Proprio venendo e andando dappertutto per il luogo,
il luogo stesso viene e va.
In ogni caso finiremo tutti su in cielo, insieme
in quella eterna estasi dorata che ho visto.
Oh com’è dannatamente triste che non possa scrivere bene su questo.
È un tentativo di facile luminosità
di poesia ciardiana.
Dovrei veramente usare il mio modo personale.
Ma anche questo se ne andrà, preoccupazioni sullo stile. Sulla tristezza.
Mio piccolo gatto felice che fa le fusa e odia le porte!
E a volte è triste e silenzioso,
naso caldo, singhiozzi,
e un debole miagolio da cuore spezzato.
Là vanno gli uccelli, volando a ovest per un momento.
Chi conoscerà mai il mondo prima che se ne vada?

(Traduzione di Elisabetta Beneforti)

Dello stesso autore: Poesia