Ti ha chiesto

Ti ha chiesto
(
Vladimír Holan Praga, Repubblica Ceca 16/9/1905 – Praga, Repubblica Ceca 31/3/1980)

Una ragazza ti ha chiesto: Che cosa è poesia?
Volevi dirle: Già il fatto che esisti, ah sì, che tu esisti,
e che nel tremore e stupore
che sono testimonianza del miracolo,
soffrendo mi ingelosisco della tua piena bellezza,
e che non posso baciarti e con te non mi posso giacere,
e che non ho nulla, e colui che è sprovvisto di doni
è costretto a cantare…

Ma non glielo hai detto, hai taciuto
e lei non ha udito quel canto…

(Da: Una notte con Amleto)

Dello stesso autore: Ti direi volentieri, ma non posso

Sorrisi

Sorrisi
(Wisława Szymborska Kórnik, Polonia il 2/7/1923 – Cracovia, Polonia 1/2/2012; Premio Nobel per la letteratura 1996)

Il mondo vuol vedere la speranza sul viso.
Per gli statisti diventa l’obbligo il sorriso.
Sorridere vuol dire non darsi allo sconforto.
Anche se il gioco è complesso, l’esito incerto,
gli interessi contrastanti – è sempre consolante
che la dentatura sia bianca e ben smagliante.

Devono mostrare una fronte rasserenata
sulla pista e nella sala delle conferenze.
Un’andatura svelta, un’espressione distesa.
Quello dà il benvenuto, quest’altro si accomiata.
È quanto mai necessario un volto sorridente
Per gli obiettivi e tutta la gente lì in attesa.

La stomatologia in forza alla diplomazia
garantisce sempre un risultato impressionante.
Canini di buona volontà e incisivi lieti
non possono mancare quando l’aria è pesante.
I nostri tempi non sono ancora così allegri
perché sui visi traspaia la malinconia.

Un’umanità fraterna, dicono i sognatori,
trasformerà la terra nel paese del sorriso.
Ho qualche dubbio. Gli statisti, se fosse vero,
non dovrebbero sorridere il giorno intero.
Solo a volte: perché è primavera, tanti i fiori,
non c’è fretta alcuna, né tensione in viso.
Gli esseri umani sono tristi per natura.
È quanto mi aspetto, e non è poi così dura.

Della stessa autrice: A una mia poesiaAl mio cuore di domenicaAmore a prima vistaCome mi sentoCompleannoFigli dell’epocaFotografia dell’11 settembreIl gatto in un appartamento vuotoL’acrobataL’amore feliceL’odioLa cipollaLa prima fotografia di HitlerNella moltitudineNulla è in regaloOgni casoPossibilitàQualche parola sull’animaScrivere un curriculumSotto una piccola stellaSulla morte, senza esagerareTortureUn incontro inatteso

A Claire

A Claire
(Yvan Goll Saint-Dié-des-Vosges, Francia 29/3/1891 – Parigi, Francia 27/2/1950)

Ti ho colta nei giardini di Efeso
La chioma crespa dei tuoi garofani
Il mazzo serale delle mani

Ti ho pescata nei laghi del sogno
Ti ho gettato il mio cuore per esca
Un pescatore sulle tue rive di salice

Ti ho trovata nell’aridità del deserto
Eri il mio ultimo albero
Eri l’ultimo frutto della mia anima

Dal tuo sonno ora sono avvinto
Profondamente immerso nel tuo riposo
Come la mandorla nel guscio notte-bruno

C’è come un dolore nella stanza

C’è come un dolore nella stanza
(Amelia Rosselli Parigi, Francia 28/3/1930 – Roma 11/2/1996)

C’è come un dolore nella stanza, ed
è superato in parte: ma vince il peso
degli oggetti, il loro significare
peso e perdita.

C’è come un rosso nell’albero, ma è
l’arancione della base della lampada
comprata in luoghi che non voglio ricordare
perché anch’essi pesano.

Come nulla posso sapere della tua fame
precise nel volere
sono le stilizzate fontane
può ben situarsi un rovescio d’un destino
di uomini separati per obliquo rumore.

Della stessa autrice: A Pier Paolo PasoliniPerdonatemi, perdonatemi, perdonatemi

Dall’uovo di Pasqua

Dall’uovo di Pasqua
(Gianni Rodari Omegna, VB 23/10/1920 – Roma 14/4/1980)

Dall’uovo di Pasqua
è uscito un pulcino
di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto: “Vado,
mi metto in viaggio
e porto a tutti
un grande messaggio”.
E volteggiando
di qua e di là
attraversando
paesi e città
ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra:
“Viva la pace,
abbasso la guerra”

Dello stesso autore: Filastrocca dell’amiciziaFilastrocca di capodannoFilastrocca di ferragostoIl giornalistaIl mago di NataleL’anno nuovoLa luna di KievPromemoriaUna volta per errore

Felicemente stanca

Felicemente stanca
(Adriana Scarpa Venezia 26/3/1941 – Treviso 19/10/2005)

È questa la mia finestra,
l’angolo, il nido. Mi affaccio
sopra i tetti: la città
ha una tenerezza di bruma,
di primavera appena nata.
Qualcuno sale
la scala a chiocciola della torre,
si sporge da un balcone inusuale.
Sui vetri luminosi delle case
passano
le ombre del sole tra le nuvole,
le ombre di alberi altissimi e camini
e sale dal buio d’una soffitta
il suono d’un violino.
Ammicca una finestra
con un ciao-ciao di mano,
un sorriso sospeso tra le labbra,
l’ombra di un gabbiano smarrito.
Forse è così
che riprendono a suonare
le corde arrugginite del mio cuore
dimenticate per anni:
felicemente stanca

adesso

posso chiudere gli occhi
con un sorriso
che ancora aleggia, a sera,

sopra i coppi.

Della stessa autrice: Alchimie per una donnaCustode è un grilloLa prima è stata LucyMilioni di donne

Dovremmo

Dovremmo
(Ana Blandiana n. a Timișoara, Romania il 25/3/1942)

Dovremmo nascere vecchi,
già dotati d’intelletto,
capaci di scegliere la nostra sorte in terra,
quali sentieri si avviano dal crocevia d’origine
e irresponsabile sia solo il desiderio di andare avanti.
Poi, andando, ringiovanire, ringiovanire sempre più,
maturi e forti arrivare alla porta della creazione,
varcarla e nell’amore entrando adolescenti,
essere ragazzi alla nascita dei nostri figli.
Sarebbero più vecchi di noi comunque,
ci insegnerebbero a parlare, per addormentarci ci cullerebbero,
e noi scompariremmo sempre più, divenendo sempre più piccoli,
come un chicco d’uva, come un pisello, come un chicco di grano…

(Da: Il tallone vulnerabile, 1966)

Se una cava di rossa pozzolana

  Eccidio delle Fosse Ardeatine 1944 – 2016

Se una cava di rossa pozzolana
(Corrado Govoni Tàmara, FE 29/10/1884 – Lido dei Pini, RM 20/10/1965)

Scritta per il figlio Aladino, comandante militare di “Bandiera Rossa”, Medaglia d’Oro al Valor Militare, ucciso a Roma alle Fosse Ardeatine.

Se una cava di rossa pozzolana
incontro intorno a Roma (e sono tante!),
il cuore mi si stringe, perché vedo
in essa rinnovarsi il tuo martirio.
Se mi giungono scoppi: cacciatore
che giù dal cielo un’ala ebbra di canto
sbatte, o il rombo di zampillante
mina di nera terra; il cuore mi si spezza,
ché in ogni colpo, innocuo o sanguinoso,
sento l’eco di quello che t’uccise.
Che cosa t’hanno fatto, figlio mio,
gli uomini! E a me che cosa ha fatto Dio!

(Da: Aladino. Lamento su mio figlio morto, 1946)

Dello stesso autore: CharlotCol bacio mi sembrò di berti l’animaQuanto potè durare il tuo martirioTu, Dio…

Oggi

Oggi
(Albino Pierro Tursi, MT 19/11/1916 – Roma 23/3/1995)

Non si ha più il tempo di volgersi al cielo stellato:
son cose queste da monaci di clausura,
da carrettieri che cantano e guardano in alto
per non cadere ne1 sonno.
Via, tutte queste cianfrusaglie da perdigiorno,
da malati gravi di ospedale:
la vita è moto,
è un tirar dritto alla meta,
palla di moschetto.

L’uomo,
non sa più volgersi intorno
alla ricerca di un palpito di vita nascosta;
passa, cieco, e va oltre,
mentre gli occhi tristi di una bambina
che si stringe a una bambola
fra le cupi rovine della sua casa,
lo seguono, e lo vedono sparire,
come un personaggio vestito di ferro
d’una favola dimenticata.

Fratelli miei

Fratelli miei
(Poesia Sioux)

Guardate, fratelli miei, la primavera è arrivata;
la terra ha ricevuto l’abbraccio del sole
e noi vedremo presto i risultati di questo amore!
Ogni seme si è svegliato.
E così anche tutta la vita animale.
È grazie a questo potere che noi esistiamo.
Noi perciò dobbiamo concedere ai nostri vicini,
anche ai nostri vicini animali,
il nostro stesso diritto di abitare questa terra.