Ricordando Guido Rossa

   24/1/1979 – 24/1/2016
37° anniversario dall’omicidio di Guido Rossa

Ricordando Guido Rossa
(Cristiano Comelli n. a Milano il 12/1/1970)

Italsider,
un cartellino da timbrare fieramente
l’etica del lavoro
come ancella preziosa e luccicante
di una giornata

sudore ma in fondo sempre amore.
È sempre il consueto viaggio
questo cammino

verso la catena di montaggio
ma sempre sarà questa fatica
dolce, incomprimibile amica
con il sapore seducente della farina
del pane che a me e alla mia famiglia
potrò far trovare in cucina.
Lavorare per sè,
è lavorare per la società
è coccolarsi nell’idea inossidabile
che l’ingiustizia scomparirà.
Osservavo sorridente la lanterna
che faceva dondolare la sua luce
sulla pelle indifesa del mare
e il mio respiro intonava

un canto di preghiera
“Genova, proteggerti e difenderti
è il solo modo che conosca,
per poterti ringraziare”.
Sognai la fabbrica
verde speranza
la ritrovai
graffiata dal rosso sangue
cercai di essere spada
per riaffermare la legalità
ma il brigatismo mi spezzò la voce
armato della sua sola viltà.

Mi chiamo Guido, Guido Rossa
il mio ricordo ancora ruggisce
dal silenzio della mia fossa
perchè gli operai possano abbracciare
con la gioia della vera,

immacolata libertà
un futuro incandescente

tutto da inventare e amare.

Non ho più che lo stento di una vita

Non ho più che lo stento di una vita
(Carlo Betocchi Torino 23/1/1899 – Bordighera, IM 25/5/1986)

Non ho più che lo stento d’una vita
che sta passando, e perduto il suo fiore
mette spine e non foglie, e a malapena
respira. Eppure, senza acredine.
C’è quell’amore nascosto, in me,
quanto più miserevole pudico,
quel sentore di terra, che resiste,
come nei campi spogli: una ricchezza
creata, non mia, inestinguibile.
Nemmeno più coltivabile, forse, ma vera
esistenza; così come pare sperduta
nel cosmo, con la sua gravità, le sue leggi,
il suo magnetismo morente, che lo Spirito
non dimentica, anzi numera.
Non guardatemi, che son vecchio,
ma nel mio mutismo pietroso ascoltate
come gorgheggia, com’è fiero l’amore.

Dello stesso autore: A quest’etàCiò che occorre è un uomoFraterno tettoIl tempo ci rapisce, e il cielo è soloPianto di freddo

Dolore

Dolore
(Giovanni Raboni Milano 22/1/1932 – Parma 16/9/2004)

Tu e le tue fissazioni! Mi vien voglia
di rinfacciarti le mie piaghe,
quelle sì cancrenose, immedicabili…
Ma no, sbaglio. Non io, tu sei l’erede
d’una sacra penuria,
te e i tuoi da sempre ha saccheggiato il cielo.
C’è più tristezza nel tuo lutto
per un gioco perduto, per una bambola squartata
che nel mio per il novero dei morti
che colleziono da una vita.
E’ più giusta, ha più stoffa la tua pena.
E intanto non riesco a consolarti,
mio affannato, tremante, altero amore!
Non rispondi, mi guardi
come, ma sì, come un nemico di classe
se cerco di distrarti,
se ti ricatto con la tenerezza…
Ma credimi, tesoro, che non voglio rubartelo
l’osso del tuo dolore.

(da: A tanto caro sangue, 1988)

Dello stesso autore: Chi parla ha da direCreditoriE per tutto il restoMaggio 1992O forse la felicità

I pini solitari lungo il mare

I pini solitari lungo il mare
(Sandro Penna Perugia 12/6/1906 – Roma 21/1/1977)

I pini solitari lungo il mare
desolato non sanno del mio amore.
Li sveglia il vento, la pioggia
dolce li bacia, il tuono
lontano li addormenta.
Ma i pini solitari non sapranno
mai del mio amore, mai della mia gioia.

Amore della terra, colma gioia
incompresa. Oh dove porti
lontano! Un giorno
i pini solitari non vedranno
– la pioggia li lecca, il sole li addormenta –
coll’amore danzare la mia morte.

Dello stesso autore: Era il settembreFavolaIl cielo è vuotoIl mio amoreLa vita… è ricordarsi di un risveglioLe stelle sono immobili nel cieloMi adagio nel mattinoNell’alto arido eremoPaesaggioNotte bellaSe la notte d’estate…Se la vita sapesse

Poesia della bambola

Poesia della bambola
(
Gregory Corso New York, Usa 26/3/1930 – Minneapolis, Usa 17/1/2001)

La favorita tra le bambole
sa quanto fa male l’addio di un bimbo.
Sepolta nella culla muore per sempre in soffitta.
Si sfrangiano i colori di caramella
i calzoni lunghi ci portano lontano
e sulla mano del bimbo crescono peli.
Matite rosicate e graffiate, monetine in tasca
dove vi siete nascoste?
Il bimbo ora è più lungo
lungo come la terra
tutti gli passano sopra, alcuni su sedie a rotelle,
lungo il viaggio folle e invidioso.
La bocca erutterà gazosa e canditi.

Dello stesso autore: Matrimonio…se fossi un giovane berlinese

Che ondeggi

Che ondeggi
(Mihai Eminescu Parigi, Botoșani, Romania 15/1/1850 – Bucarest, Romania 15/6/1889)

-Che ondeggi, mio bosco,
Senza piogge, senza venti,
Tutti i rami a terra spenti?
-Perchè mai non ondeggiare
Se il mio tempo scade!
Scema il giorno, il buio sale,
Le mie foglie si fan rade.
Soffia il vento tra le fronde-
I cantor me li disperde;
Da un lato s’egli batte-
Vien l’inverno, va l’estate.
Come non chinare il ramo,
Se gli ucceli se ne vanno!
Sopra i miei ramoscelli
Passan rondini a stuoli,
Sulle ali i miei pensieri,
La mia sorte, i miei giorni.
Se ne vanno a schiera a schiera,
Gli orizzonti annera,
Se ne vanno come istanti,
Dimenando le lor ali,
E mi lascian derelitto,
Appassito, svigorito,
Solo solo con l’affanno,
Unico mio compagno!

Sono tanto brava

Sono tanto brava
(Sibilla Aleramo Alessandria 14/8/1876 – Roma 13/1/1960)

Son tanto brava lungo il giorno.
Comprendo, accetto, non piango.
Quasi imparo ad aver orgoglio quasi fossi un uomo.
Ma, al primo brivido di viola in cielo
ogni diurno sostegno dispare.
Tu mi sospiri lontano: «Sera, sera dolce e mia!».
Sembrami d’aver fra le dita la stanchezza di tutta la terra.
Non son più che sguardo, sguardo perduto, e vene.

Della stessa autrice: È il lavoro oggi l’auroraGrandi occhi…Luce nella selvaPalme delle maniRicordo

 

Tempo

Tempo
(Ada Negri Lodi 3/2/1870 – Milano 11/1/1945)

Giorno per giorno, anno per anno, il tempo
nostro cammina! L’ora ch’è sì lenta
al desiderio, tu la tocchi infine
con le tue mani; e quasi a te non credi,
tanta è la gioia: l’ora che giammai
affrontare vorresti, a cauto passo
ti s’accosta e t’afferra – e nulla al mondo
da lei ti salva. Non è sorta l’alba
che piombata è la notte; e già la notte
cede al sol che ritorna, e via ne porta
la ruota insonne. Ma non v’è momento
che non gravi su noi con la potenza
dei secoli; e la vita ha in ogni battito
la tremenda misura dell’eterno.

Della stessa autrice: Cade la neveFontana di luceIl sole e l’ombraLetterePensiero d’AprileRitorno per un dolce Natale

Mare d’inverno

Mare d’inverno
(Nevio Nigro Tripoli, Libia l’8/1/1930 – Torino 13/12/2015)

Verso il mare d’inverno

vanno le donne brune.

Non vestono colori

come in un giorno di festa.

Mi portano un saluto

nell’ombra della sera.

Resto in silenzio

e le vorrei chiamare.

Questo mare d’inverno
sembra freddo e vicino.

Dello stesso autore: L’ombra del tuo visoMotto

Per lei

Per lei
(
Giorgio Caproni Livorno 7/1/1912 – Roma 22/1/1990)

Per lei voglio rime chiare,
usuali: in -are.
Rime magari vietate,
ma aperte, ventilate.
Rime coi suoni fini
(di mare) dei suoi orecchini.
O che abbiano, coralline,

le tinte delle sue collanine.
Rime che a distanza
(Annina era così schietta)
conservino l’eleganza
povera, ma altrettanto netta.
Rime che non siano labili
Anche se orecchiabili.
Rime non crepuscolari,
ma verdi, elementari.

Dello stesso autore: AlbaCongedo del viaggiatore cerimoniosoFurtoIl mare brucia le maschere…IncontroLitanìaLo stravoltoMio nome avvicinatiPensiero pioPreghieraPreghiera d’esortazione o di incoraggiamentoSei ricordo d’estateSotto le stelle