L’autunno

L’autunno
(Abbas Kiarostami n. a Teheran, Iran il 22/6/1940)

Al primo assalto del tempo autunnale
una schiera di foglie
si è rifugiata in camera mia.

Faccio un sogno
sono sepolto
sotto foglie autunnali
e il mio corpo germoglia.

Ho acceso
un sigaro
il primo giorno d’autunno.

Due foglie autunnali
si sono nascoste
nella manica della mia camicia
sul filo della biancheria.

Con il primo vento autunnale
è giunta in camera mia una piccola foglia
che non conoscevo.

Un mulinello di polvere
accompagna
una foglia di pioppo
fino al settimo cielo.

Un ombrello
sfasciato dal vento
sul selciato della strada
in un giorno di pioggia.

Tengo stretto il cappello con le mani
all’inizio dell’autunno
il vento ci porterà con sè?

(Da “Un lupo in agguato”)

Dello stesso autore: La lucciola

Spiegazione

Spiegazione
(Karin Boye Göteborg, Svezia 26/10/1900 – Alingsås, Svezia 24/4/1941)

Immersa nella tua bellezza
vedo spiegata la vita
e la soluzione dell’enigma oscuro
svelata.

Immersa nella tua bellezza
voglio pregare.
Il mondo è santo
perché tu esisti.

Senza respiro per chiarezza
annegata nella luce,
volevo morire vicina a te,
immersa nella tua bellezza.

Della stessa autrice: Come posso dire…ConfessioneL’amazzoneL’attimoSei la mia consolazione più pura

Filastrocca dell’amicizia

Filastrocca dell’amicizia
(Gianni Rodari Omegna, VB 23/10/1920 – Roma 14/4/1980)

Dice un proverbio dei tempi andati:
“Meglio soli che male accompagnati”.
Io ne so uno più bello assai:
“In compagnia lontano vai”.
Dice un proverbio, chissà perché,
“Chi fa da sé, fa per tre”.
Da questo orecchio io non ci sento:
“Chi ha cento amici, fa per cento”.
Dice un proverbio con la muffa:
“Chi sta da solo non fa baruffa”.
Questa io dico, è una bugia:
“Se siamo in tanti, si fa allegria”.

Dello stesso autore: Filastrocca di capodannoFilastrocca di ferragostoIl giornalistaIl mago di NataleL’anno nuovoLa luna di KievPromemoria

Una solitudine qualsiasi

Una solitudine qualsiasi
(Eugenio Montejo Caracas, Venezuela 19/10/1938 – Valencia, Venezuela 5/6/2008)

Una solitudine qualsiasi, una delle tante,
ma non quella dell’uomo senza montagne.
Che le nostre voci tornino dai loro echi
e gli occhi avanzino fino a calare le palpebre,
che le persiane le custodiscano
e nell’aprirsi le mostrino che sognano come sempre
anche se non ci parlano mai.

Quando l’orizzonte si raddoppia
sotto il peso delle cose
e lo sguardo s’inabissa e niente lo solleva,
quando la vita continua orribilmente piatta,
un qualunque esilio nelle isole, anche le più deserte
le più fredde, una qualsiasi amarezza
però non quella dell’uomo senza montagne.

Tutti i giorni

Tutti i giorni
(Ingeborg Bachmann Klagenfurt, Austria 25/6/1926 – Roma 17/10/1973)

La guerra non viene più dichiarata,
ma proseguita. L’inaudito
è divenuto quotidiano. L’eroe
resta lontano dai combattimenti. Il debole
è trasferito nelle zone del fuoco.
La divisa di oggi è la pazienza,
medaglia la misera stella
della speranza, appuntata sul cuore.

Viene conferita
quando non accade più nulla,
quando il fuoco tambureggiante ammutolisce,
quando il nemico è diventato invisibile
e l’ombra d’eterno riarmo
ricopre il cielo.

Viene conferita
per la diserzione dalle bandiere,
per il valore di fronte all’amico,
per il tradimento di segreti obbrobbriosi
e l’inosservanza di tutti gli ordini.

(1953)

Della stessa autrice: Al soleInvocazione all’Orsa MaggioreNella bufera di rosePaese di nebbiaSpiegami, Amore

Conversazione

Conversazione
(Charles Baudelaire Parigi, Francia 9/4/1821 – Parigi, Francia 31/8/1867)

Tu sei un bel cielo d’autunno, chiaro e rosa! Ma la tristezza
monta in me come il mare e lascia, rifluendo, sul mio
labbro corrucciato, il ricordo cocente del suo fango amaro.

– La tua mano scivola invano sul mio petto che si strugge;
ciò che cerca, amica, è un luogo devastato dall’unghia
e dal dente feroce della donna – Non cercare più il mio cuore: le belve l’hanno divorato.

Il mio cuore è un palazzo lordato dalla folla: ci si ubriaca,
ci si ammazza, ci si tira per i capelli. Un profumo
ondeggia attorno al tuo seno nudo.

Beltà, dura frusta delle anime, tu lo vuoi! Con i tuoi
occhi di fuoco, splendenti come feste, tu bruci i brandelli
che le belve han risparmiato.

Dello stesso autore: CorrispondenzeElevazioneIl rinnegamento di San PietroLa musicaUn emisfero in una chiomaUna carogna

Spesso il male di vivere

Spesso il male di vivere
(Eugenio Montale Genova 12/10/1896 – Milano 12/9/1981 – Premio Nobel per la letteratura 1975)

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia riarsa,
era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi; fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza del meriggio,
e la nuvola, e il falco alto levato.

Dello stesso autore: Ascoltare…Casa sul mareCielo e terraCon astuziaElegiaGli elefantiHo sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scaleI limoniIl carnevale di GertiIl positivoLa morte di DioLa StoriaLa vita oscillaLe stagioniNon chiederci la parolaPioveSera di PasquaSi risolve ben poco

Una volta

Una volta
(Sergio Solmi Rieti 16/12/1899 – Milano 7/10/1981)

Eravamo
sulla collina di Bergamo, dentro
l’erba alta, io te i bimbi. Volgeva
su noi, tra pioggia e schiarita, la vaga
ruota dei raggi annerati: per l’aria
tremula si sfaceva
il paesaggio in delizia.

Eravamo alla punta della vita
(quella che più non torna, più non torna),
attraversati di luce, sospesi
in un mondo esitante, ombre gentili
assunte in un deliquescente eliso.

1956

(Da: Dal balcone)

C’è da scorrere un sipario

C’è da scorrere un sipario
(Roberto Juarroz Coronel Dorrego, Argentina 5/10/1925 – Buenos Aires, Argentina 31/3/1995)

C’è da scorrere un sipario,
ma non sappiamo dove.
C’è da scorrere un sipario,
ma forse il palcoscenico è vuoto.
O forse non lo è
e allora
chi sono gli attori
e che dramma stanno rappresentando?
O aprendo il sipario
capiremmo subito
che è per noi quel palcoscenico
anche se non esiste dramma da rappresentare?
O bisognerà chiudere il sipario
perché il palcoscenico è da questa parte
e già non possiamo più ritardare
l’inizio della rappresentazione?
Ma, in quel caso,
chi sono gli spettatori?
O non ci sono spettatori
e non ci resta altro che
la pura rappresentazione?

Carri d’autunno

Carri d’autunno
(Alfonso Gatto Salerno 17/7/1909 – Capalbio, GR 8/3/1976)

Nello spazio lunare
pesa il silenzio dei morti.
Ai carri eternamente remoti
il cigolìo dei lumi
improvvisa perduti e beati
villaggi di sonno.

Come un tepore troveranno l’alba
gli zingari di neve,
come un tepore sotto l’ala i nidi.

Così lontano a trasparire il mondo
ricorda che fu d’erba, una pianura.

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