Felice la lepre al mattino

Felice la lepre al mattino
(Wystan Hugh Auden York, Regno Unito 21/2/1907 – Vienna, Austria 29/9/1973 – Premio Pulitzer per la poesia 1948)

Felice la lepre al mattino
Perché non sa leggere
I pensieri del cacciatore
Al risveglio.
Felice la foglia
Incapace di predire la caduta.
Felici invero le sparse alghe gelatinose
Soffocanti che fioriscono negli stagni
Lambiscono le sabbie del deserto
Ma cosa farà l’uomo
Il quale sa fischiettare melodie a memoria
Conosce la battuta esatta
A cui la morte lo fermerà netto
Come il grido del gabbiano
Che cosa può fare
Se non difendere se stesso dalla conoscenza?

Ode al cane

Ode al cane
(Pablo Neruda Parral, Cile 12/7/1904 – Santiago, Cile 23/9/1973 – Premio Nobel per la letteratura 1971)

Il cane mi domanda
e non rispondo.
Salta, corre pei campi e
mi domanda senza parlare
e i suoi occhi son due domande umide,
due fiamme liquide che interrogano
e non rispondo,
non rispondo perché
non so, niente posso dire.

In mezzo ai campi andiamo
uomo e cane.

Brillano le foglie come
se qualcuno
le avesse baciate
ad una ad una,
salgono dal suolo
tutte le arance
a collocare
piccoli planetari
in alberi rotondi
come la notte, e verdi,
e uomo e cane andiamo
fiutando il mondo, scuotendo il trifoglio,
per i campi del Cile,
fra le limpide dita di settembre.

Il cane si arresta,
corre dietro alle api,
salta l’acqua irrequieta,
ascolta lontanissimi
latrati, orina su una pietra
e mi porta la punta del suo muso,
a me, come un regalo.

È la sua tenera impertinenza,
la comunicazione del suo affetto,
e lì mi chiese
con i suoi due occhi,
perché è giorno, perché verrà la notte,
perché la primavera
non portò nel suo cesto
nulla per cani vagabondi,
ma inutili fiori,
fiori e ancora fiori.

Questo mi chiede
il cane
e non rispondo.

Andiamo
uomo e cane uniti
dal mattino verde,
dall’eccitante vuota solitudine
in cui solo noi esistiamo,
questa unità di un cane rugiadoso
e un poeta del bosco,
perché non esiste l’uccello nascosto,
né il fiore segreto,
solo trilli e profumi
per i due compagni,
per due cacciatori compagni:
un mondo inumidito
dalle distillazioni della notte,
una galleria verde e poi
un gran prato,
una raffica di vento aranciato,
il sussurro delle radici,
la vita che cammina,
respira, cresce,
e l’antica amicizia,
la gioia
d’essere cane e essere uomo
tramutata
in un solo animale
che cammina muovendo
sei zampe
e una coda
intrisa di rugiada.

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Chi sta in alto dice: pace e guerra

 Giornata Internazionale della Pace

Chi sta in alto dice: pace e guerra
(Bertolt Brecht Augusta, Germania 10/2/1898 – Berlino, Germania 14/8/1956)

Sono di essenza diversa.
La loro pace e la loro guerra
Sono come il vento e la tempesta.

La guerra cresce dalla loro pace
Come il figlio dalla madre.
Ha in faccia
I suoi lineamenti orridi.

La loro guerra uccide
Quel che alla loro pace
è sopravvissuto.

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Con astuzia

Con astuzia
(Eugenio Montale Genova 12/10/1896 – Milano 12/9/1981 – Premio Nobel per la letteratura 1975)

Con astuzia,
uscendo dalle fauci di Mongibello
o da dentiere di ghiaccio
rivelavi incredibili agnizioni.

Se ne avvide Mangàno, il buon cerusico,
quando, disoccultato, fu il randello
delle camicie nere e ne sorrise.

Così eri: anche sul ciglio del crepaccio
dolcezza e orrore in una sola musica.

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Leggo poesie

Leggo poesie
(Ángel González Oviedo, Spagna 6/9/1925 – Madrid, Spagna 12/1/2008)

Leggo poesie a caso,
leggo quasi senza pensare a quel che leggo.
Quando incontro un verso triste,
sento nell’anima come una carezza.
Non che mi conforti la tristezza altrui;
è che mi sento meno solo.