Schierandosi

Schierandosi
(Séamus Heaney Castledawson, Irlanda 13/4/1939 – Dublino, Irlanda 30/8/2013 – Premio Nobel per la letteratura 1995)

Il peso da 56 libbre. Solida unità di ferro
della negazione; marchiata e fusa con un tramezzo,
una corta traversa forgiata per maniglia,
spessa come un piolo,

Peso squadrato dall’aspetto innocuo,
finché non provi a sollevarlo, quindi un scricchiolio d’ossa,
forza disintegra-vita.

Nera scatola di gravità, l’inamovibile
stampo, tarchiata radice del peso morto.
Eppure prova a controbilanciarlo

con un altro peso posto su una basculla
– una basculla ben calibrata, oleata di fresco –
e ogni cosa trema, si effonde di dare e avere.

*

E a questo ammontano le buone notizie:
questo principio del sopportare, del far buon viso
a cattivo gioco e dare il proprio appoggio dovendo solo

controbilanciare con il proprio ciò che è intollerabile
negli altri, dovendo sopportare
qualsiasi cosa sia stata concordata e accettata

contro il nostro migliore giudizio. La sofferenza
passiva fa andare in tondo il mondo.
Pace sulla terra, uomini di buona volontà, tutto ciò

porta bene finché l’equilibrio tiene,
il piatto sorge fermo e lo sforzo dell’angelo
si prolunga fino a un grado sovrumano.

*

Due aspetti in ogni questione, certo, certo…
ma ogni tanto, schierarsi è la sola cosa
a cui si può ricorrere e senza

discolparsi o compatirsi.
Ahimè, una sera che ci voleva un colpo a seguire,
e un colpo secco t’avrebbe fatto rodere d’invidia,

replicasti ch’ era la mia limitatezza
a mantenermi destro, e avesti una mia prima resa.
Mi trattenni quando avrei dovuto invece darci dentro

e persi (mea culpa) il mordente.
Una cavalleria del tutto fuori luogo, vecchio mio.
A questo punto, solo un colpo basso lava l’onta.

Dello stesso autore: ScavandoTutto può accadere

Certo me ne sarei andato già lontano

Certo me ne sarei andato già lontano
(Johann Wolfgang von Goethe Francoforte sul Meno, Germania 28/8/1749 – Weimar, Germania 22/3/1832)

Certo, me ne sarei andato già lontano,
lontano fin dove s’apre il mondo,
se non mi sovrastassero stelle prepotenti
che hanno legato il mio destino al tuo,
così che solo in te mi riconosco.
Poesia, ambizione, speranza e desiderio,
tutto urge verso te e il tuo essere,
la mia vita solo alla tua si regge.

Dello stesso autore: Amore nuovo vita nuovaCupido, monello testardo!E’ l’anima che ama

Ama la vita

Ama la vita
(Madre Teresa di Calcutta Skopje, Macedonia 26/8/1910 – Calcutta, India 5/9/1997 – Premio Nobel per la pace 1979)

Ama la vita così com’è.
Amala pienamente, senza pretese;
amala quando ti amano
o quando ti odiano,
amala quando nessuno ti capisce,
o quando tutti ti comprendono.

Amala quando tutti ti abbandonano,
o quando ti esaltano come un re:
Amala quando ti rubano tutto
o quando te lo regalano.
Amala quando ha senso
o quando sembra non averlo
nemmeno un po’.

Amala nella felicità
o nella solitudine assoluta.
Amala quando sei forte,
o quando hai una montagna di coraggio.
Amala non soltanto per i grandi piaceri
e le enormi soddisfazioni;
amala anche per le piccolissime gioie.

Amala seppure non ti dà ciò che potrebbe,
amala anche se non è come la vorresti.
Amala ogni volta che nasci
ed ogni volta che stai per morire.
Ma non amare mai senza amore.
Non vivere mai senza vita!

Della stessa autrice: Dai il meglio di teDiritto di essere bambinoDonnaE’ Natale

Forse il cuore

Forse il cuore
(Salvatore Quasimodo Modica, RG 20/8/1901 – Napoli 14/6/1968 – Premio Nobel per la letteratura 1959)

Sprofonderà l’odore acre dei tigli
nella notte di pioggia. Sarà vano
il tempo della gioia, la sua furia,
quel suo morso di fulmine che schianta.
Rimane appena aperta l’indolenza,
il ricordo d’un gesto, d’una sillaba,
ma come d’un volo lento d’uccelli
fra vapori di nebbia. E ancora attendi,
non so che cosa, mia sperduta: forse
un’ora che decida, che richiami
il principio o la fine: uguale sorte,
ormai. Qui nero il fumo degli incendi
secca ancora la gola. Se lo puoi,
dimentica quel sapore di zolfo
e la paura. Le parole ci stancano,
risalgono da un’acqua lapidata;
forse il cuore ci resta, forse il cuore…

Dello stesso autore: Ai fratelli Cervi, alla loro ItaliaAlle fronde dei saliciAutunnoDare e avereDolore di cose che ignoroFresca marinaI soldati piangono di notteIl falso e vero verdeIl presepeLamento per il sudOra che sale il giornoPer i caduti di MarzabottoS’ode ancora il mareUomo del mio tempoVento a Tindari

Casida della donna coricata

Casida della donna coricata
(Federico García Lorca Fuente Vaqueros, Spagna 5/6/1898 – Víznar, Spagna 19/8/1936)

Vederti nuda è ricordare la terra.
La terra liscia, libera di cavalli.
La terra senza un giunco, forma pura
chiusa all’avvenire: confine d’argento.

Vederti nuda è comprendere l’ansia
della pioggia che cerca un debole stelo
o la febbre del mare dall’immenso volto
che non incontra la luce della sua guancia.

Il sangue risuonerà nelle alcove
e verrà con spada folgorante,
ma tu non saprai dove si nascondono
il cuore di rospo e la viola.

Il tuo ventre è una lotta di radici,
le tue labbra sono un’alba senza contorno,
sotto le rose tepide del letto
i morti gemono aspettando il loro turno.

Dello stesso autore: AgostoCanzone d’autunnoComo un niñoCuore nuovoDesiderioGazzella del ricordo d’amoreGli incontri di una lumaca avventurosaLa chitarraL’ombra dell’anima mia

La porta

La porta
(Aldo Palazzeschi Firenze 2/2/1885 – Roma 17/8/1974)

Davanti alla mia porta
si fermano i passanti per guardare,
taluno a mormorare:
“là, dentro quella casa,
la gente è tutta morta,
non s’apre mai quella porta,
mai mai mai”.

Povera porta mia!
Grande portone oscuro
trapunto da tanti grossissimi chiodi,
il frusciare più non odi
di sete a te davanti.
Dagli enormi battenti di ferro battuto
che nessuno batte più,
nessuno ha più battuto
da tanto tempo.
Rosicchiata dai tarli,
ricoperta dalle tele dei ragni,
nessun ti aprì da anni e anni,
nessun ti spolverò,
nessun ti fece un po’ di toeletta.

La gente passa e guarda,
si ferma a mormorare:
“là, dentro quella casa,
la gente è tutta morta,
non s’apre mai quella porta,
mai mai mai”.

Dello stesso autore: Anche la morte ama la vitaChi sono?L’AssoltoMovimento

Sissignore!

Sissignore!
(Charles Bukowski Andernach, Germania 16/8/1920 – San Pedro, California, USA 9/3/1994)

tutti i vicini pensano
che noi siamo
strani.
e noi pensiamo
lo stesso di loro.
e facciamo
tutti
centro.

Dello stesso autore: Bacio della buonanotte ai vermiDinosauriaLa donna idealeL’uomo del SignoreLancia il dadoPrimo amoreRagazza in minigonna che legge la bibbia davanti alla mia finestraVoi sapete e io so e tu sai

Tempi brutti per la poesia

Tempi brutti per la poesia
(Bertolt Brecht Augusta, Germania 10/2/1898 – Berlino, Germania 14/8/1956)

Sì, lo so: solo il felice
È amato. La sua voce
È ascoltata con piacere. La sua faccia è bella.

L’albero deforme nel cortile
È frutto del terreno cattivo, ma
Quelli che passano gli danno dello storpio
E hanno ragione.

Le barche verdi e le vele allegre della baia
Io non le vedo. Soprattutto
Vedo la rete strappata del pescatore.
Perché parlo solo del fatto
Che la colona quarantenne cammina in modo curvo?
I seni delle ragazze
Sono caldi come sempre.

Una rima in una mia canzone
Mi sembrerebbe quasi una spavalderia.

In me si combattono
L’entusiasmo per il melo in fiore
E il terrore per i discorsi dell’imbianchino ¹.
Ma solo il secondo
Mi spinge alla scrivania.

¹ Con “l’imbianchino” Brecht si riferisce a Hitler

Dello stesso autore: A mia madreA quelli nati dopo di noiAria del dio della felicitàContro la seduzioneDella corruzioneGeneraleHollywoodI bambini giocano alla guerraL’analfabeta politicoL’uomo che imparaLa guerra che verràLa maschera del cattivoLe grucceLode del dubbioLode dell’imparareLode della dimenticanzaPrima vennero