Il fulmine

Il fulmine
(Yves Bonnefoy n. a Tours, Francia il 24/6/1923)

Questa notte è piovuto.
Il sentiero ha odore di erba bagnata,
poi nuovamente la mano del calore
sulla nostra spalla, come
per dire che il tempo non ci porterà via niente.

Ma là
dove il campo inciampa nel mandorlo,
ecco, un animale è balzato
da ieri a oggi attraverso le foglie.

E noi ci fermiamo, al di fuori del mondo.

E io ti vengo vicino,
finisco di strapparti dal tronco annerito,
ramo, estate nel fulmine
da cui la linfa di ieri, divina ancora, scorre.

(Traduzione di Mario Benedetti)

La sentenza

La sentenza
(Anna Andreevna Achmatova Bol’soj Fontan, Ucraina 23/6/1889 – Mosca, Russia 5/3/1966)

E sul mio petto ancora vivo
piombò la parola di pietra.
Non fa nulla, vi ero pronta,
in qualche modo ne verrò a capo.

Oggi ho da fare molte cose:
occorre sino in fondo uccidere la memoria,
occorre che l’anima impietrisca,
occorre imparare di nuovo a vivere.

Se no… Oltre la finestra
l’ardente fremito dell’estate, come una festa.
Da tempo lo presentivo:
un giorno radioso e la casa deserta.

Della stessa autrice: All’amatoC’è nell’intimità degli uomini un confineGiunse l’estateL’amoreLa corsa del tempoTante preghiere ha sempre l’amata!

Occhi lucenti e belli

Occhi lucenti e belli
(Veronica Gambara Pralboino, BS 30/11/1485 – Correggio, RE 13/6/1550)

Occhi lucenti e belli,
com’esser può che in un medesmo istante
nascan da voi nove sì forme e tante?
Lieti, mesti, superbi, umili, alteri
vi mostrate in un punto, onde di speme
e di timor m’empiete,
e tanti effetti dolci, acerbi e fieri
nel core arso per voi vengono insieme
ad ognor che volete.
Or, poi che voi mia vita e morte sète,
occhi felici, occhi beati e cari,
siate sempre sereni allegri e chiari.

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
(
Nazım Hikmet Salonicco, Grecia 20/11/1901 ma registrato all’anagrafe il 15/1/1902, che egli stesso indicava come data di nascita – Mosca, Russia 3/6/1963)

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d’estate.

Sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa.

Sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso in cui ti afferro.

Dello stesso autore: Addormentarsi adessoAmo in teAngina PectorisDon ChisciotteDurante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da meGuardo in ginocchio la terraI tuoi occhiIl più bello dei mariNon vivere su questa terra come un inquilino