Cuore di legno

Cuore di legno
(Primo Levi Torino 31/7/1919 – Torino 11/4/1987)

Il mio vicino di casa è robusto.
E’ un ippocastano di corso Re Umberto;
ha la mia età ma non la dimostra.
Alberga passeri e merli, e non ne ha vergogna,
in aprile di spingere gemme e foglie,
fiori fragili a maggio,
a settembre ricci dalle spine innocue
con dentro lucide castagne tanniche.
E’ un impostore, ma ingenuo, vuole farsi credere
emulo del suo bravo fratello di montagna
signore di frutti dolci e di funghi preziosi.
Non vive bene. Gli calpestano le radici
i tram numero otto e diciannove
ogni cinque minuti; ne rimane intronato
e cresce storto, come se volesse andarsene.
Anno per anno, succhia lenti veleni
dal sottosuolo saturo di metano;
è abbeverato d’orina di cani,
le rughe sul suo sughero sono intasate
dalla polvere settica dei viali;
sotto la scorza pendono crisalidi
morte, che non saranno mai farfalle.
Eppure, nel suo tardo cuore di legno
sente e gode il tornare delle stagioni.

Dello stesso autore: Cercavo te nelle stelleCanto dei morti invanoDateciIl superstiteL’approdoLa bambina di PompeiLe pratiche inevaseNulla rimane della scolara di HiroshimaSe questo è un uomo

Non bisogna essere una camera…

J670 (1862) / F407 (1862)
(Emily Dickinson Amherst, USA 10/12/1830 – Amherst, USA 15/5/1886)

Non bisogna essere una camera – per essere Infestati –
Non bisogna essere una Casa –
Il Cervello – ha Corridoi che vanno al di là
Di un Luogo Materiale –

Assai più sicuro a Mezzanotte – incontrare
Un Fantasma Esterno –
Che con uno Interiore – confrontare –
Quel più freddo – Ospite –

Assai più sicuro, attraverso un’Abbazia – galoppare –
Da Pietre inseguiti –
Che senza luna – nel proprio Io imbattersi –
In un luogo solitario –

Il nostro Io – dietro di Noi – Celato –
Ci dovrebbe spaventare – al massimo grado –
L’Assassino – nascosto nel Nostro Appartamento –
Degli Orrori essere il minore –

Il Prudente – ha con sé una Rivoltella –
Spranga la Porta –
E non vede uno Spettro Superiore –
Più vicino –

Della stessa autrice: Com’è felice la Pietruzza…I Sogni sono l’elusiva Dote…Il mio Nemico sta invecchiando…Il Passato è una così curiosa Creatura…Il tempo passa…L’acqua, è insegnata dalla sete…L’amore ci sta stretto, come altre cose…La Mente vive del Cuore…Non c’è Vascello che eguagli un Libro…Quando la Notte è quasi conclusa…Sa come dimenticare…Se la mia barca sprofondò nel mare…Se potrò bloccare un Cuore dallo spezzarsi…Se tu venissi in Autunno…Tra la forma della Vita e la Vita…Una parola è morta, quando è detta…Vederla è un Quadro…

A proposito del mal di testa

A proposito del mal di testa
(Roque Dalton San Salvador, El Salvador 14/5/1935 – Quezaltepeque, El Salvador 10/5/1975)

È bello essere comunista,
sebbene procuri molti mal di testa.

È che il mal di testa dei comunisti
si presume storico, vale a dire
che non cede alle pastiglie analgesiche
ma solo davanti alla realizzazione del Paradiso in terra.
Così stanno le cose.

Sotto il capitalismo ci fa male la testa
e ce la strappano via.
Nella lotta per la Rivoluzione la testa è una bomba a scoppio ritardato.
Nella costruzione del socialismo

pianifichiamo il mal di testa
il che non lo fa diminuire, anzi tutto al contrario.

Il comunismo sarà, tra le altre cose,
un’aspirina grande come il sole.

Dello stesso autore: Come te

Lettera di una mamma alla figlia

Lettera di una mamma alla figlia
(Carolina Turroni n. a Bologna)

Un giorno, all’improvviso
mentre ti starai pettinando, in silenzio
o mentre ti infilerai una calza
ti verrà in mente un mio gesto
e ti ritroverai a sorridere pensandomi.

Un giorno, all’improvviso
pedalando veloce sotto le prime gocce
di una calda pioggia di settembre
sentirai un odore arrivarti al naso
e risvegliare un ricordo di mestoli e tegami
e mi vedrai davanti al fuoco, per un attimo.

Un giorno, all’improvviso
farai qualcosa che facevo anch’io
proprio allo stesso modo in cui la facevo io
e te ne meraviglierai moltissimo
perché non avresti mai pensato
di potermi somigliare così tanto.

Un giorno, all’improvviso
ti guarderai il dorso delle mani
e con il pollice e l’indice
ti pizzicherai la pelle , sollevandola
e conterai il tempo che impiega a stendersi
pensando a quando lo facevi alle mie mani

Un giorno, all’improvviso
ti ritroverai stanca, ad abbracciare un figlio
mi chiederai scusa per le volte che ho pianto
sapendo già che ti son state tutte perdonate.

E ti mancherò da fare male
Ma sarò con te in ogni gesto
o nel muoversi delle foglie
nel frusciare di un gatto nel giardino
o nelle orme di un pettirosso sulla neve
come solo l’eterna presenza di una madre lo può.

Sera in Valtellina

Sera in Valtellina
(Alfonso Gatto Salerno 17/7/1909 – Capalbio, GR 8/3/1976)

Addio, povera sera di maggio,
luce dei casolari sino all’alba
grigi di solitudine e di freddo.
Una mucca fa largo a una famiglia
in gramaglie che tutto spera in lei,
è bianca a quei bambini neri, rosa
a quel cielo deserto che la scioglie
come una grande nuvola. La terra
è una vecchia reliquia a chi la porta
tutta la vita sulle spalle invano
per dar seme alla roccia dove l’Adda
corre di gioventù nei suoi colori.

Addio, povera sera che coi lumi
accendi anche il pensiero che sia festa
nelle tue case ove s’aspetta il sonno.
In quest’ultima luce tutto è vano,
ogni grido, e silenzio, ogni rumore.

Dello stesso autore: A mio padreDomenica al crepuscoloFacciata natalizia napoletanaPasseggiata fuori portaPer i compagni fucilati a Piazzale LoretoPoesia d’amoreQuando si nasce poeti…Sera d’estateSera d’ottobre a ViterboSorriderti…SottovoceVia Appia

C’è nell’intimità degli uomini un confine

C’è nell’intimità degli uomini un confine
(Anna Andreevna Achmatova Bol’soj Fontan, Ucraina 23/6/1889 – Mosca, Russia 5/3/1966)

C’è nell’intimità degli uomini un confine
che né l’amore, né la passione possono osare:
le labbra si fondono nel terribile silenzio
e il cuore si spezza per amore.

Anche l’amicizia qui è impotente, e gli anni
pieni di felicità alta infiammata,
quando l’anima è libera e distratta
dal lento languore della voluttà.

Pazzo è colui che vi si appresta,
raggiungerlo è morire d’angoscia…
Ora puoi capire perché non batte
il mio cuore sotto la tua mano.

Pietroburgo, maggio 1915

(Da: Stormo Bianco)

Della stessa autrice: All’amatoGiunse l’estateL’amoreLa corsa del tempoTante preghiere ha sempre l’amata!

Bacio della buonanotte ai vermi

Bacio della buonanotte ai vermi
(Charles Bukowski Andernach, Germania 16/8/1920 – San Pedro, California, USA 9/3/1994)

duro abbastanza per morire ma non
duro da uccidere prendo la pastiglia verde del mio
dottore
bevo tè
mentre i pescecani nuotano dentro vasi di
fiori
dieci volte avanti e indietro fanno
venti
in cerca del mio cuore
vigliacco
in una notte folle di maggio a
Los Angeles
domenica
qualcuno sta suonando
Beethoven
siedo dietro tendine abbassate
in agguato
mentre uomini ambiziosi con nuove automobili e
nuove bionde
spadroneggiano sulle strade
siedo in una stanza in affitto
intagliando un fucile di legno
disegnando donne nude
tori
storie d’amore
uomini vecchi
sui muri con pastelli a cera da
bambini
dipende da ognuno di noi tirare avanti
come può
mentre generali, dottori, poliziotti
ci mettono in guardia e ci
torturano.
faccio il bagno una volta al giorno
mi spaventano gatti e
ombre
non dormo quasi niente
quando il mio cuore si fermerà
l’intero mondo diventerà presto
migliore
più accogliente
a estate seguirà estate
l’aria sarà chiara come un lago
e il significato
pure
ma nel frattempo
la pastiglia verde
questi piani bisunti al di là della
strada e
là sotto uno stuolo di vermi di vermi di
vermi
e quassù
nessuna ninfa bionda
ad amarmi e cullarmi mentre
aspetto.

Dello stesso autore: DinosauriaLa donna idealeL’uomo del SignoreLancia il dadoPrimo amoreRagazza in minigonna che legge la bibbia davanti alla mia finestraVoi sapete e io so e tu sai

Il grembiule

     Festa del lavoro e dei lavoratori

Il grembiule
(Alda Merini Milano 21/3/1931 – Milano 1/11/2009)

Oddio il mio grembiule
guarda come mi torno indietro
era una bobina di anima
ogni giorno un filo d’amore
ogni giorno quelle ore che mi massacravano

io ogni giorno non ridevo mai
e la sera tornavo così stanca
e vedevo mio marito che mi guardava
e io mi giravo dall’altra parte
ma il mio grembiule era pieno di rose
erano tutti i baci che avrei dato a lui
invece di quello sporco lavoro

non hanno voluto pagarmi
né il grembiule e neanche la vita
perché ero una donna che non poteva sognare
ero una volgare operaia
che in un giorno qualsiasi
e chissà perché
aveva perso di vista il suo grembiule
per pensare soltanto a lui.

(Da Testamento, 1988)

Della stessa autrice: A Eugenio MontaleA tutte le donneBambiniBancheBandoCavernicola come sono…Come tutti i poetiE’ piu’ facile ancoraFarfalle libereIl mio primo trafugamento di madreIl regno delle donneInno alla donnaIo canto le Donne prevaricate dai brutiIo non ho bisogno di denaroLa paceLa Terra SantaLirica AnticaNatale 1989Per Giovanni FalconeProfumata e fresca è la poesiaRagazza, tu che sfiori la mia mente…Solo una mano d’angeloSono nata il 21 a PrimaveraUna volta sognai