Presenza

Presenza
(Alejandra Pizarnik Buenos Aires, Argentina 29/4/1936 – Buenos Aires, Argentina 25/9/1972)

La tua voce
in questo non potersene uscire le cose
dal mio sguardo
mi spossessano
fanno di me un vascello in un fiume di pietre
se non è la tua voce
pioggia sola nel mio silenzio di febbri
tu mi liberi gli occhi
e per favore
parlami
sempre.

Della stessa autrice: La notte

La Messa de San Lorenzo

La Messa de San Lorenzo
(Giuseppe Gioachino Belli Roma 7/9/1791 – Roma 21/12/1863)

Un giorno, a Ssan Lorenzo, entrò un ziggnore
e aggnéde in zagristia co un colonnato,
acciò un prete sciavessi scelebbrato
una messa d’un scudo de valore.

Er prete in ner momento fu ttrovato:
la messa se cantò a l’artar-maggiore;
e un’anima purgante ebbe l’onore
de volà in paradiso a bbommercato.

Ma appena er prete se cacciò la vesta,
accortose la piastra ch’era farza,
attaccò un Cristo, e ffesce una protesta.

E ll’anima sarvata ebbe er martorio,
stante la messa che nnun j’era varza,
di tornassene addietro in purgatorio.

26 aprile 1834

La Messa di San Lorenzo

Un giorno, a San Lorenzo, entrò un signore
e andò in sagrestia con un colonnato[1],
affinché un prete avesse celebrato
una messa del valore d’uno scudo.

Il prete fu trovato immediatamente:
la messa si cantò all’artare maggiore;
e un’anima del purgatorio ebbe l’onore
di volare in paradiso a buon mercato.

Ma appena il prete si tolse la veste,
accortosi che la piastra era falsa,
attaccò un Cristo[2], e fece una protesta.

E l’anima salvata ebbe il tormento,
stante che la messa non gli era valsa,
de tornarsene indietro in purgatorio.

[1] Moneta spagnola, detta «colonnato» o «pezzoduro»
[2] Bestemmiò

Dello stesso autore: Er caffettiere filosofoEr giorno der giudizzioLa creazzione der MonnoLi du’ ggener’umaniPasqua Bbefania

Sonetto XXX

 GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO E DEL DIRITTO D’AUTORE
(Il 23 aprile è stato scelto dall’UNESCO in quanto è il giorno in cui sono morti nel 1616 tre importanti scrittori: lo spagnolo Miguel de Cervantes, l’inglese William Shakespeare e il peruviano Inca Garcilaso de la Vega)

Sonetto XXX
(William Shakespeare Stratford-upon-Avon, Regno Unito 23/4/1564 – Stratford-upon-Avon, Regno Unito 23/4/1616)

Quando alle assise del dolce tacito pensiero
convoco la rimembranza di passate cose,
sospiro allora per l’assenza di più d’una.
e con le antiche pene lamento, in più, lo spreco
del caro tempo. E inondo l’occhio, non uso al pianto,
per i dolci amici celati in notte eterna,
e di nuovo piango per pene d’amor pur consumate,
e gemo per molte visioni ormai perdute.
Allor mi dolgo per affanni già sofferti,
e gravemente ripercorro, di pena in pena,
il triste conto di lamenti già lamentati,
che nuovamente ripago, come non già pagato.
Ma se intanto il pensier va a te, caro amico,
le perdite si ristorano e l’affanno ha fine.

Dello stesso autore: Sonetto XVIIISonetto XXIVSonetto XXIXSonetto XXVIISonetto LXIISonetto LXXSonetto XCIISonetto CXVISonetto CXLI

La terza Roma

  2768° Natale di Roma

La terza Roma
(Trilussa pseudonimo di Carlo Alberto Salustri Roma 26/10/1871 – Roma 21/12/1950)

Parla Checco er benzinaro (1)

I

La terza Roma nun s’intenne mica
che da Romolo in qua ce so’ tre Rome:
naturamente je se dà ‘sto nome
pe’ potella distingue da l’antica.

De Roma nostra, Dio la bendica,
nun ce n’è che una sola: ma, siccome
fu rimpastata, je succese come
succede co’ la crosta e la mollica.

Infatti, sur più bello d’un lavoro,
te ritrovi l’Impero giù in cantina (2)
con una strada che va dritta ar Foro:

e scopri che, presempio, la finestra
indove s’affacciava Messalina
corrisponne a’ na chiavica maestra (3).

II

Er tempo, che lavora co’ la lima,
con una mano scrive e l’antra scassa,
e succede ch’er postero sfracassa
quello che l’antenato ha fatto prima.

Così vedrai che fra mill’anni e passa
rifaranno la stessa pantomima,
e tutto quello ch’oggi sta più in cima
sarà guardato come Roma bassa.

E forse un cicerone der tremila
dirà a un ingrese: – Vede, mosiù mio,
quer Cammerone co’ li posti in fila (4)?

Laggiù, in un tempo, se parlava troppo,
e mó se sente solo er gnavolìo (5)
de li gatti ch’aspetteno er malloppo (6).

(Da: Libro n. 9, 1929)

(1) Oste che spaccia “benzina” (vino misturato) e anche chi lo beve.
(2) Cioè sotto il livello stradale.
(3) Fogna di massima portata.
(4) Camera dei Deputati nel palazzo di Montecitorio.
(5) Il miagolio.
(6) L’involto col cibo.

Dello stesso autore: All’ombraEr battesimo civileEr buffoneEr cervoEr congresso de li cavalliEr grillo zoppoEr primo amoreEr Sorcio de città e er Sorcio de campagnaEr testamento d’un arberoGiordano BrunoL’elezzione der PresidenteL’onestà de mi’ nonnaLa campana de la ChiesaLa Cecala d’oggiLa cornacchia libberaleLa MascheraLa ninna-nanna de la guerraNummeriRiunione clericaleRomolo e RemoStella cadente

Addio! Se mai un’ardente preghiera

Addio! Se mai un’ardente preghiera
(George Gordon Byron Londra, Regno Unito 22/1/1788 – Missolungi, Grecia 19/4/1824)

Addio! Se mai un’ardente preghiera
Giovò lassù all’altrui felicità,
La mia nell’aria non andrà dispersa
Ma oltre il cielo spargerà il tuo nome.
Parlare piangere sospirare è invano:
Dicono meno lacrime di sangue
Strappate all’occhio di chi muore in colpa
Che non questa parola – Addio! Addio!

Le mie labbra son mute, asciutti gli occhi,
Ma nel mio cuore e dentro il mio cervello
Si son destate angosce che non cessano,
Un pensiero che mai più si sopirà.
Non degna l’anima né osa dolersi
Benché il dolore e la passione insorgano;
Io so soltanto che abbiamo amato invano,
Io sento soltanto – Addio! Addio!

Dello stesso autore: Così non andremo più vagandoTenebraTi vidi piangere

Le pratiche inevase

Le pratiche inevase
(Primo Levi Torino 31/7/1919 – Torino 11/4/1987)

Signore, a fare data dal mese prossimo
voglia accettare le mie dimissioni.
E provvedere, se crede, a sostituirmi.
Lascio molto lavoro non compiuto,
Sia per ignavia, sia per difficoltà obiettive.
Dovevo dire qualcosa a qualcuno,
ma non so più che cosa e a chi: l’ho scordato.
Dovevo anche dare qualcosa,
una parola saggia, un dono, un bacio;
ho rimandato da un giorno all’altro. Mi scusi,
Provvederò nel poco tempo che resta.
Ho trascurato, temo, clienti di riguardo.
Dovevo visitare città lontane, isole, terre deserte;
le dovrà depennare dal programma
o affidarle alle cure del successore.
Dovevo piantare alberi e non l’ho fatto;
costruirmi una casa, forse non bella, ma conforme a un disegno.
Principalmente, avevo in animo un libro meraviglioso, caro signore,
che avrebbe rivelato molti segreti, alleviato dolori e paure,
Sciolto dubbi, donato a molta gente
Il beneficio del pianto e del riso.
Ne troverà traccia nel mio cassetto,
in fondo, tra le pratiche inevase;
Non ho avuto tempo per svolgerla.
È peccato, sarebbe stata un’opera fondamentale.

Dello stesso autore: Cercavo te nelle stelleCanto dei morti invanoDateciIl superstiteL’approdoLa bambina di PompeiNulla rimane della scolara di HiroshimaSe questo è un uomo

Donne catalane

Donne catalane
(Gabriela Mistral Vicuña, Cile 7/4/1889 – New York, USA 10/1/1957 – Premio Nobel per la letteratura 1945)

Forse invoca e invoca vergini
l’antico mare epitalàmico;
forse noi tutte non siamo che quell’una
che chiamavano Nausicaa.

Forse baciamo meglio sulle dune
che sugli usci delle case,
suggendo bocca e offrendo bocca
in mandorle dolci e amare,

Sfrondatrici d’olivi,
raccoglitrici di mandorle,
siamo venute dal Manserrat
per congiungerci alla mareggiata…

Della stessa autrice: Dammi la manoDesolazioneLa rosaTutto è girotondo

La felicità

La felicità
(Giovanni Pascoli San Mauro di Romagna, FC 31/12/1855 – Bologna 6/4/1912)

«Quella, tu dici, che inseguii, non era
lei…?» «No: era una vana ombra in sembiante
di quella che ciascuno ama e che spera

e che perde. Virtù di negromante!»
«Ella è qui, nel castello arduo ch’entrai?»
«Forse la tocchi, o cavaliere errante!»

«Forse… E non la vedrò?» «Non la vedrai».
«Oh!» «Tale è l’arte dell’oscuro Atlante:
non è, la vedi: è, non la vedi». «E, mai…?»

«Ma sì: se leggi in questo libro tante
rapide righe». «E dicono…?» «S’ignora:
chi lesse, tacque, o cavaliere errante!»

«Se leggo…» «Sai: l’incanto è rotto». «Allora?»
«La vedrai». «Su l’istante?» «In quell’istante!»
«E il castello?» «Nell’ombra esso vapora».

«Ed è?…» «La Vita, o cavaliere errante!»

Dello stesso autore: A Roma eternaLa BefanaLa voce dei poveriNovembreSognoX agosto