Ninna Nanna

  Eccidio delle Fosse Ardeatine 1944 – 2015

Ninna Nanna
(Don Giuseppe Morosini Ferentino, FR 19/3/1913 – Roma 3/4/1944)

Scritta da Don Morosini per il compagno di cella Epimenio Liberi del Partito d’Azione, poi fucilato alle Ardeatine. Il sacerdote, ucciso a Forte Bravetta, aveva saputo da Liberi che la moglie avrebbe avuto presto un altro figlio.

Sopra la cuna del bimbo adorato
Una giovine madre canta beata
Al suo pargolo biondo la Ninna Nanna
C’è un castello di fate in riva al mare
C’è un castello di Re sopra la terra
C’è una bionda regina fra le ancelle
C’è una dolce Madonna fra le stelle
Il Castello del Re è la tua cuna
E la bionda Regina è la tua mamma
Che con le fate ti ripete in coro
La più amorosa e dolce Ninna Nanna
Ninna Nanna, Ninna Nanna
Dormi tesor, dormi amor
Sopra il tuo capo c’è la Madonna
Sopra il tuo cuor c’è il mio cuor.

Passeggiata fuori porta

Passeggiata fuori porta
(Alfonso Gatto Salerno 17/7/1909 – Capalbio, GR 8/3/1976)

Non basta l’oblio,
la gassosa bevuta a mezza strada.
Nulla più che ci aggrada,
che sia blando e leggero
come lo spirito del mattino;
sempre morti tra noi,
il terrore vicino
di un’altra guerra
e la mente dubitosa
di quel che sarà poi.
senza speranze la terra.

Che diremo al bambino
se vede nella bottiglia
il celeste pensiero
d’un mare che gli somiglia?

Bastasse l’angelo arguto
a dirci che il male
è tutto là sul giornale
per chi l’ha fatto
per chi l’ha ricevuto.
Il male ci coglie d’un tratto.
Immeritata la gioia
che non sia di tutti
e i nostri lutti
che non son nostri, i pensieri…

La testa è più distratta ove più impara
a dir col passo gli stessi pensieri.

Dello stesso autore: A mio padreDomenica al crepuscoloFacciata natalizia napoletanaPer i compagni fucilati a Piazzale LoretoPoesia d’amoreQuando si nasce poeti…Sera d’estateSera d’ottobre a ViterboSorriderti…SottovoceVia Appia

Un altro giorno verrà

Un altro giorno verrà
(Mahmoud Darwish al-Birweh, Palestina 13/3/1941 – Houston, Texas, USA 9/8/2008)

Un altro giorno verrà, un giorno al femminile
di chiare metafore, un giorno completo
diamantino, solare, di festa nuziale,
affabile, d’ombra leggera. Nessuno avrà
desiderio di suicidarsi o morire.
E tutto, fuori del passato, sarà vero naturale
il seguito dei suoi attributi primi.
Come se il tempo riposasse in vacanza.
“Prolungami il tempo della tua splendida grazia.
Esponiti al sole dei tuoi seni di seta,
e attendi l’arrivo della lieta novella. Dopo,
cresceremo. Abbiamo un tempo ulteriore per crescere
dopo questo giorno.”
Un altro giorno verrà, un giorno al femminile,
di lirici segni, e frasi d’augurio
del colore dei lapislazzuli.
Tutto sarà femmineo fuori
del passato. L’acqua scorrerà dalle mammelle delle pietre.
Non vi sarà polvere, né aridità, né perdita.
La colomba al pomeriggio dormirà in un carro armato
abbandonato se non avrà trovato un piccolo nido
nel letto degli amanti.

Dello stesso autore: Cantando per le stradePerché mai…

Io canto le Donne prevaricate dai bruti

 Le poesie delle donne

Io canto le Donne prevaricate dai bruti
(Alda Merini Milano 21/3/1931 – Milano 1/11/2009)

Io canto le Donne prevaricate dai bruti
la loro sana bellezza, la loro ‘non follia’
il canto di Giulia io canto riversa su un letto
la cantilena dei Salmi, delle anime ‘mangiate’
il canto di Giulia aperto portava catene pesanti
la folgore di un codice umano disapprovato da Dio.
Canto quei pugni orrendi dati sui bianchi cristalli
il livido delle cosce, pugni in età adolescente
la pudicizia del grembo nudato per bramosia.
Canto la stalla ignuda entro cui è nato il ‘delitto’
la sfera di cristallo per una bocca ‘magata’.
Canto il seno di Bianca ormai reso vizzo dall’uomo
canto le sue gambe esigue divaricate sul letto
simile a un corpo d’uomo era il suo corpo salino
ma gravido di amore come in qualsiasi donna.
Canto Vita Bello che veniva aggredita dai bruti
buttata su un letticciolo, battuta con ferri pesanti
e tempeste d’insulti, io canto la sua non stagione
di donna vissuta all’ombra di questo grande sinistro
la sua patita misura, il caldo del suo grembo schiuso
canto la sua deflorazione su un letto di psichiatria,
canto il giovane imberbe che mi voleva salvare.
Canto i pungoli rostri di quegli spettrali infermieri
dove la mano dell’uomo fatta villosa e canina
sfiorava impunita le gote di delicate fanciulle
e le velate grazie toccate da mani villane.
Canto l’assurda violenza dell’ospedale del mare
dove la psichiatria giaceva in ceppi battuti
di tribunali di sogno, di tribunali sospetti.
Canto il sinistro ordine che ci imbrigliava la lingua
e un faro di marina che non conduceva ad un porto.
Canto il letto aderente che aveva lenzuola di garza
e il simbolo-dottore perennemente offeso
e il naso camuso e violente degli infermieri bastardi.
Canto la malagrazia del vento traverso una sbarra
canto la mia dimensione di donna strappata al suo unico amore
che impazzisce su un letto di verde fogliame di ortiche
canto la soluzione del tutto traverso un’unica strada
io canto il miserere di una straziante avventura
dove la mano scudiscio cercava gli inguini dolci.
Io canto l’impudicizia di quegli uomini rotti
alla lussuria del vento che violentava le donne.
Io canto i mille coltelli sul grembo di Vita Bello
calati da oscuri tendoni alla mercè di Caino
e canto il mio dolore di esser fuggita al dolore
per la menzogna di vita
per via della poesia.

(Da Testamento, 1988)

Della stessa autrice: A Eugenio MontaleA tutte le donneBambiniBancheBandoCavernicola come sono…Come tutti i poetiE’ piu’ facile ancoraFarfalle libereIl mio primo trafugamento di madreIl regno delle donneInno alla donnaIo non ho bisogno di denaroLa paceLa Terra SantaLirica AnticaNatale 1989Per Giovanni FalconeProfumata e fresca è la poesiaRagazza, tu che sfiori la mia mente…Solo una mano d’angeloSono nata il 21 a PrimaveraUna volta sognai

Prima coniugazione

 Le poesie delle donne

Prima coniugazione
(Laura Casielles n. a Pola de Siero, Spagna nel 1986)

Trovare le parole
fondamentali. Imparare
come dire perdono nella lingua di chi irrompe,
e buongiorno, e prendi
e sono venuto a conoscerti, imparare
come dire grazie nella lingua
anche di quelli che distruggono
e che anche
si disfano,
come dire
caffè, amore, patria
shalom, salam aalaikum, imparare
come si dice vieni, entra, questa è casa mia
in un Paese a sud del quale appena
restano rovine, imparare
obrigada, spasiba, imparare
quali colori non esistono nelle lingue d’Africa.
E come rispondere di sì a Pechino.
Arrivare nelle città e scoprire
i segreti del mercato,
capire,
imparare
qual è in ogni terra
l’etimologia di anima, e in che modo
salutavano la paura i miei bisnonni.

Trovare le parole fondamentali.
E poi parlare.

A un uomo senza senso dell’olfatto

 Le poesie delle donne

A un uomo senza senso dell’olfatto
(Kate Clanchy n. a Glasgow, Regno Unito il 6/11/1965)

La presente è solo per farti sapere:

che il solco più profondo all’angolo della mia mano
ha l’odore di un vecchio banco di scuola,
i nomi incisi a fondo lisciati dal sudore;

che sotto lo spruzzo del mio costoso profumo
le mie ascelle suonano un tono di basso forte
quanto il rimbombo di un palmo sul timpano;

che l’umida vampata della mia paura è intensa
quanto il sapore di un tubo di ferro, in pieno inverno,
sulla lingua rovente di una bambina; e che qualche volta,

nella brezza, la chioma delicata che ho
sulla nuca, proprio dove appoggeresti
il capo, potrebbe tentennare e sfiorarti le labbra,

rivelare la scia fragile e precisa
di piccole barchette d’origami, a salpare verso il mare.

Le parole delle donne

 Le poesie delle donne

Le parole delle donne
(Gabriella Gianfelici n. a Roma nell’ottobre del 1954)

Le parole delle donne
sono scritte sulle foglie
che abbiamo raccolto
con le mani screpolate dal gelo
per riscaldare d’inverno
il focolare
sono incise sulle pietre dei fiumi
su cui abbiamo lavato
con mani rosse per i geloni
i panni dei nostri uomini
sono scolpite sulle madie e sui tegami
dove abbiamo impastato
e cucinato
con mani ruvide per il lavoro
i cibi per la famiglia.
Le parole delle donne
sono diventate gocce di sudore
sui campi che abbiamo arato
con mani incallite come legno.
Le parole delle donne
sono diventate
canti di gioia e d’amore
canti di odio e di rabbia
grida di lotta e di morte.
Sono sfuggite dalle nostre labbra
quando ci hanno insultate picchiate
violentate uccise
sono stati silenzi di desideri
mai espressi
di ore di amore perdute
di sottomissione e obbedienza
sono state le grida sulle tavole
dove abbiamo acceso
la nostra giovinezza
Le parole delle donne
sono il sangue che abbiamo versato
con le mani contratte
nel partorire i nostri figli
nell’abortire i nostri figli.
Le parole delle donne
sono quelle
che nessuno ha mai letto
né ascoltato.

Canto della sirena

 Le poesie delle donne

Canto della sirena
(Kim Addonizio n. a Bethesda, Maryland, USA il 31/7/1954)

               per Aya all’età di quindici anni

Coi capelli umidi del bagno, ti drappeggi
a leggere rovesciata sul divano,
la mano immersa mollemente nel vaso
dei biscotti, dorati pesciolini sorridenti.
Immagino metteranno le branchie, nuotando
nell’aria dolce per raggiungerti. Ragazzina,
mio esile miracolo, ecco che si moltiplicano.
Nelle ore nere quando giaccio insonne,
vicina ad affogare, atterrita, il tuo viso
è l’esca splendente che ricerco, un amo
d’amore che mi trafigge e liscio mi tira su.

Della stessa autrice: Cosa vogliono le donne

La mia rivoluzione inizia nel corpo

 Le poesie delle donne

La mia rivoluzione inizia nel corpo
(Eve Ensler n. a New York, USA il 25/5/1953)

La mia rivoluzione inizia nel corpo
Non aspetta più
La mia rivoluzione non ha bisogno di approvazione o permesso
Avviene perché deve avvenire in ogni quartiere, villaggio, città o cittadina nei raduni delle tribù, tra i compagni di studio, tra le donne al mercato, sull’autobus
Può essere graduale e morbida
Può essere spontanea e rumorosa
Potrebbe già stare avvenendo
La puoi trovare nel tuo armadio, nei tuoi cassetti, nel tuo stomaco, nelle tue gambe, nel moltiplicarsi delle tue cellule, nella nuda bocca di capezzoli turgidi e seni prorompenti
La mia rivoluzione cresce al ritmo del fremito insaziabile tra le mie gambe
La mia rivoluzione è disposta a morire per questo
La mia rivoluzione è pronta a vivere in grande
La mia rivoluzione sta rovesciando quello stato
Mentale chiamato patriarcato
La mia rivoluzione non avrà una coreografia anche se comincerà con alcuni passi familiari.
La mia rivoluzione non è violenta ma non ha paura di rischiare forti dimostrazioni di resistenza che potrebbero farla scivolare in qualcosa di nuovo
La mia rivoluzione è in questo corpo
In questi fianchi atrofizzati dalla misoginia
In questa mandibola messa a tacere dalla fame e dall’atrocità
La mia rivoluzione è
Connessione non consumo
Passione non profitto
Orgasmo non proprietà
La mia rivoluzione è della terra e verrà da lei
Per lei, grazie a lei
Capisce che ogni volta che perforiamo o trivelliamo
O bruciamo o violiamo gli strati della sua sacralità violiamo l’anima del nostro futuro
La mia rivoluzione non si vergogna di spingere il mio corpo giù
Sul suo suolo fangoso davanti a
Baniani, Cipressi, Pini, Kalyaan, Querce, Castagni, Gelsi,
Sequoie, Sicomori
Di chinarsi senza vergogna a uccelli giallo fosforescente e tramonti rosa e blu, a buganvillee viola da far scoppiare il cuore e mari verde acqua
La mia rivoluzione bacia volentieri i piedi di madri e infermiere e cameriere e donne delle pulizie e bambinaie
E guaritrici e tutte coloro che sono vita e danno vita
La mia rivoluzione è in ginocchio
Sulle mie ginocchia davanti ad ogni cosa sacra
E a coloro che portano fardelli creati dall’impero dentro e sulle proprie teste e sulle proprie schiene e
Nei propri cuori
La mia rivoluzione richiede abbandono
Si aspetta l’originale
Si affida a piantagrane, anarchici, poeti, sciamani, veggenti, esploratori del sesso
Prestigiatori, viaggiatori mistici, funamboli e coloro che vanno troppo lontano e sentono troppo,
La mia rivoluzione arriva inaspettatamente
Non è ingenua ma crede nei miracoli
Non può essere classificata, definita, marchiata
O perfino collocata
Offre profezie non ricette
E’ determinata da mistero e gioia estatica
Richiede ascolto
Non è centralizzata anche se tutte sappiamo dove stiamo andando
Avviene gradualmente e tutta a un tratto
Avviene dove vivi e ovunque
Capisce che le divisioni sono diversioni
Richiede di stare seduti immobili e fissare a fondo i miei occhi
Andare avanti

All’ipotetico lettore

 Le poesie delle donne

All’ipotetico lettore
(Margherita Guidacci Firenze 25/4/1921 – Roma 19/6/1992)

Ho messo la mia anima fra le tue mani.
Curvale a nido. Essa non vuole altro
che riposare in te.
Ma schiudile se un giorno
la sentirai fuggire. Fa’ che siano
allora come foglie e come vento,
assecondando il suo volo.
E sappi che l’affetto nell’addio
non è minore che nell’incontro. Rimane
uguale e sarà eterno. Ma diverse
sono talvolta le vie da percorrere
in obbedienza al destino.

Della stessa autrice: AtlanteNon voglio