Animula

Animula
(Thomas Stearns Eliot Saint Louis, Usa 26/9/1888 – Londra, Regno Unito 4/1/1965 – Premio Nobel per la letteratura 1948)

"Esce di mano e Dio, l’anima semplicetta"
E volge a un mondo piatto di mutevoli luci e di rumore,
Alla luce e alla tenebra, alla secchezza o all’umido, al gelo o al calore;
Si muove tra le zampe di tavole e sedie,
Alzandosi o cadendo, afferrandosi a baci e balocchi,
Avanza ardita, all’improvviso allarma, si rifugia
Nell’angolo di un braccio o di un ginocchio, pronta a farsi
Rassicurare, prendendo diletto
Del fragrante brillìo dell’albero di Natale,
e diletto del vento, della luce del sole e del mare;
Studia sul pavimento il gioco della luce
E cervi in fuga attorno a un vassoio d’argento;
Confonde il fantastico e il vero,
Lieta di carte da gioco e re e regine,
Di ciò che fanno le fate e i servi dicono.
Il pesante fardello dell’anima che cresce
Rende perplessi e offende sempre più, di giorno in giorno;
Di settimana in settimana offende e sempre più
Rende perplessi con gli imperativi dell’essere e dell’apparire
E del si può e non si può, del desiderio come del ritegno.
Il dolore del vivere e la droga dei sogni
Piegano l’anima piccola che siede
Accanto alla finestra dietro l’encyclopaedia Britannica.
Esce di mano al tempo l’anima semplicetta
Irresoluta ed egoista, deforme, zoppiccante,
Incapace di spingersi in avanti come di retrocedere,
Timorosa della calda realtà, del bene offerto,
Negando il sangue come un importuno,
Ombra delle sue stesse ombre, spettro della sua tenebra,
Lasciando carte in disordine in una stanza polverosa;
Vivendo per la prima volta nel silenzio che segue al viatico.
Prega per Guiterriez, avido di successo e di potere,
Per Boudin saltato in pezzi,
Per chi ha fatto una grande fortuna,
E per chi seguì la sua strada.
Prega per Floret, sbranato dai segugi fra gli alberi di tasso,
Prega per noi ora e nell’ora della nostra nascita.

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