Domenica al crepuscolo

Domenica al crepuscolo
(Alfonso Gatto Salerno 17/7/1909 – Capalbio, GR 8/3/1976)

In fondo al pozzo delle case sola
la voce di un bambino che pedala
nel suo grigio universo sotto l’ala
del mantello che vola.
E’ musica di stanze tra le vuote
specchiere delle porte la partita
che s’ascolta alla radio, è già finita.
Restano voci immote.

Dello stesso autore: A mio padreFacciata natalizia napoletanaPer i compagni fucilati a Piazzale LoretoPoesia d’amoreQuando si nasce poeti…Sera d’estateSera d’ottobre a ViterboSorriderti…SottovoceVia Appia

I limoni

I limoni
(Eugenio Montale Genova 12/10/1896 – Milano 12/9/1981 – Premio Nobel per la letteratura 1975)

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolla
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

(Da: Ossi di seppia)

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Uve di mare

Uve di mare
(Derek Walcott n. a Castries, Saint Lucia il 23/1/1930 – Premio Nobel per la letteratura 1992)

Quella vela che s’appoggia alla luce,
stanca delle isole,
una goletta che percorre i Caraibi

verso casa, potrebbe essere Odisseo,
diretto a casa sull’Egeo;
quella brama di marito

e padre, sotto acini aspri e raggrinziti,
è come l’adultero che sente il nome di Nausicaa
in ogni grido di gabbiano.

Questo non porta pace a nessuno. L’antica guerra
fra ossessione e responsabilità
non finirà mai ed è stata la stessa

per il navigante o per chi è a terra
e ora calza i sandali per incamminarsi verso casa,
da che Troia emise la sua ultima fiamma,

e il masso del gigante cieco sollevò la marea
dalla cui onda lunga i grandi esametri arrivano
alle conclusioni della risacca esausta.

I classici consolano. Ma non abbastanza.

(Da: Nelle vene del mare)

Ragazza in minigonna che legge la bibbia davanti alla mia finestra

Ragazza in minigonna che legge la bibbia davanti alla mia finestra
(Charles Bukowski Andernach, Germania 16/8/1920 – San Pedro, California, USA 9/3/1994)

domenica. sto mangiando
un pompelmo. a ovest
nella chiesa russa ortodossa
è finita la funzione.
lei è bruna
d’origine orientale,
i grandi occhi castani si alzano e si abbassano
sulla bibbia, una piccola bibbia rossa
e nera, e mentre legge
le si muovono le gambe senza posa,
fa un lento ballo ritmico
leggendo la sua bibbia…
lunghi orecchini d’oro;
due braccialetti d’oro su ogni polso,
ed è, immagino, un minivestito,
la stoffa le fascia il corpo,
quella stoffa è la più lieve delle abbronzature,
si torce di qua e di là,
giovani gambe lunghe calde al sole…
impossibile sfuggire alla sua esistenza
impossibile desiderare…
la mia radio suona musica sinfonica
che lei non può sentire
mai suoi movimenti coincidono esattamente
con i ritmi
della sinfonia…
è bruna, è bruna
e legge la parola di Dio.
io sono Dio.

(Da: Mockingbird Wish Me Luck, 1972)

Dello stesso autore: DinosauriaLa donna idealeL’uomo del SignoreLancia il dadoPrimo amoreVoi sapete e io so e tu sai

Gazzella del ricordo d’amore

Gazzella del ricordo d’amore
(Federico García Lorca Fuente Vaqueros, Spagna 5/6/1898 – Víznar, Spagna 19/8/1936)

Non portar via il tuo ricordo.
Lascialo solo nel mio cuore,

tremore di bianco ciliegio
nel martirio di gennaio.

Mi separa dai morti
un muro di brutti sogni.

Soffro pene di giglio fresco
per un cuore di gesso.

Tutta la notte nell’orto
i miei occhi come due cani.

Tutta la notte, mangiando
le cotogne di veleno.

A volte il vento
è un tulipano di paura.

È un tulipano malato
l’alba d’inverno.

Un muro di brutti sogni
mi separa dai morti.

L’erba copre in silenzio
la valle grigia del tuo corpo.

Per il tempo dell’incontro
la cicuta sta crescendo.

Ma lascia il tuo ricordo
lascialo solo nel mio petto.

Dello stesso autore: AgostoCanzone d’autunnoComo un niñoCuore nuovoDesiderioGli incontri di una lumaca avventurosaL’ombra dell’anima mia

Desolazione

Desolazione
(Gabriela Mistral Vicuña, Cile 7/4/1889 – New York, USA 10/1/1957 – Premio Nobel per la letteratura 1945)

La bruma spessa, eterna, affinché dimentichi dove
mi ha gettato il mare nella sua onda di salamoia.
La terra nella quale venni non ha primavera:
ha la sua notte lunga che quale madre mi nasconde.
Il vento fa alla mia casa la sua ronda di singhiozzi
e di urlo, e spezza, come un cristallo, il mio grido.
E nella pianura bianca, di orizzonte infinito,
guardo morire immensi occasi dolorosi.
Chi potrà chiamare colei che sin qui è venuta
se più lontano di lei solo andarono i morti?
Tanto solo loro contemplano un mare tacito e rigido
crescere tra le sue braccia e le braccia amate!
Le navi le cui vele biancheggiano nel porto
vengono da terre in cui non ci sono quelli che sono miei;
i loro uomini dagli occhi chiari non conoscono i miei fiumi
e recano frutti pallidi, senza la luce dei miei orti.
E l’interrogazione che sale alla mia gola
al vederli passare, mi riscende, vinta:
parlano strane lingue e non la commossa
lingua che in terre d’oro la mia povera madre canta.
Guardo scendere la neve come la polvere nella fossa;
guardo crescere la nebbia come l’agonizzante,
e per non impazzire non conto gli istanti,
perché la notte lunga ora solo comincia.
Guardo il piano estasiato e raccolgo il suo lutto,
perché venni per vedere i paesaggi mortali.
La neve è il sembiante che svela i miei cristalli;
sempre sarà il suo biancore che scende dal cielo!
Sempre essa, silenziosa, come il grande sguardo
di Dio su di me; sempre la sua zagara sopra la mia casa;
sempre, come il destino che non diminuisce ne passa,
scenderà a coprirmi, terribile e estasiata.

Della stessa autrice: Dammi la manoLa rosaTutto è girotondo

Mio nome avvicinati

Mio nome avvicinati
(
Giorgio Caproni Livorno 7/1/1912 – Roma 22/1/1990)

Mio nome avvicinati.
Stringiti al mio corpo.
Fa’ che nome e corpo non siano,

per me, più due distinti.

Moriamo insieme.

Avvinti.

Dello stesso autore: AlbaCongedo del viaggiatore cerimoniosoFurtoIl mare brucia le maschere…IncontroLo stravoltoPensiero pioPreghieraPreghiera d’esortazione o di incoraggiamentoSei ricordo d’estateSotto le stelle

Er primo amore

Er primo amore
(Trilussa pseudonimo di Carlo Alberto Salustri Roma 26/10/1871 – Roma 21/12/1950)

Fu un venerdì, pe’ Pasqua Befania,
er sei gennaro der novantasei.
– No, Checchino, è impossibile! Tu sei
troppo scocciante co’ ‘sta gelosia!

Nun se capimo più! – me disse lei –
Addio, Checchino… – E se n’agnede via.
Volevo dije: – Caterina mia,
viè qua, nun me lascià!… – Ma nun potei!

Tu nun me crederai: da quer momento
m’è arimasta una spina drento ar core:
è più d’un anno e ancora me la sento!

Ne la malinconia de li ricordi
naturarmente resta er primo amore…
Come diavolo vôi che me ne scordi?

(Da: Sonetti ripescati, 1922)

Dello stesso autore: All’ombraEr battesimo civileEr buffoneEr cervoEr congresso de li cavalliEr grillo zoppoEr Sorcio de città e er Sorcio de campagnaEr testamento d’un arberoGiordano BrunoL’elezzione der PresidenteL’onestà de mi’ nonnaLa campana de la ChiesaLa Cecala d’oggiLa cornacchia libberaleLa MascheraLa ninna-nanna de la guerraNummeriRiunione clericaleRomolo e RemoStella cadente