Domenica al crepuscolo

Domenica al crepuscolo
(Alfonso Gatto Salerno 17/7/1909 – Capalbio, GR 8/3/1976)

In fondo al pozzo delle case sola
la voce di un bambino che pedala
nel suo grigio universo sotto l’ala
del mantello che vola.
E’ musica di stanze tra le vuote
specchiere delle porte la partita
che s’ascolta alla radio, è già finita.
Restano voci immote.

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Uve di mare

Uve di mare
(Derek Walcott n. a Castries, Saint Lucia il 23/1/1930 – Premio Nobel per la letteratura 1992)

Quella vela che s’appoggia alla luce,
stanca delle isole,
una goletta che percorre i Caraibi

verso casa, potrebbe essere Odisseo,
diretto a casa sull’Egeo;
quella brama di marito

e padre, sotto acini aspri e raggrinziti,
è come l’adultero che sente il nome di Nausicaa
in ogni grido di gabbiano.

Questo non porta pace a nessuno. L’antica guerra
fra ossessione e responsabilità
non finirà mai ed è stata la stessa

per il navigante o per chi è a terra
e ora calza i sandali per incamminarsi verso casa,
da che Troia emise la sua ultima fiamma,

e il masso del gigante cieco sollevò la marea
dalla cui onda lunga i grandi esametri arrivano
alle conclusioni della risacca esausta.

I classici consolano. Ma non abbastanza.

(Da: Nelle vene del mare)

Ragazza in minigonna che legge la bibbia davanti alla mia finestra

Ragazza in minigonna che legge la bibbia davanti alla mia finestra
(Charles Bukowski Andernach, Germania 16/8/1920 – San Pedro, California, USA 9/3/1994)

domenica. sto mangiando
un pompelmo. a ovest
nella chiesa russa ortodossa
è finita la funzione.
lei è bruna
d’origine orientale,
i grandi occhi castani si alzano e si abbassano
sulla bibbia, una piccola bibbia rossa
e nera, e mentre legge
le si muovono le gambe senza posa,
fa un lento ballo ritmico
leggendo la sua bibbia…
lunghi orecchini d’oro;
due braccialetti d’oro su ogni polso,
ed è, immagino, un minivestito,
la stoffa le fascia il corpo,
quella stoffa è la più lieve delle abbronzature,
si torce di qua e di là,
giovani gambe lunghe calde al sole…
impossibile sfuggire alla sua esistenza
impossibile desiderare…
la mia radio suona musica sinfonica
che lei non può sentire
mai suoi movimenti coincidono esattamente
con i ritmi
della sinfonia…
è bruna, è bruna
e legge la parola di Dio.
io sono Dio.

(Da: Mockingbird Wish Me Luck, 1972)

Dello stesso autore: DinosauriaLa donna idealeL’uomo del SignoreLancia il dadoPrimo amoreVoi sapete e io so e tu sai

Desolazione

Desolazione
(Gabriela Mistral Vicuña, Cile 7/4/1889 – New York, USA 10/1/1957 – Premio Nobel per la letteratura 1945)

La bruma spessa, eterna, affinché dimentichi dove
mi ha gettato il mare nella sua onda di salamoia.
La terra nella quale venni non ha primavera:
ha la sua notte lunga che quale madre mi nasconde.
Il vento fa alla mia casa la sua ronda di singhiozzi
e di urlo, e spezza, come un cristallo, il mio grido.
E nella pianura bianca, di orizzonte infinito,
guardo morire immensi occasi dolorosi.
Chi potrà chiamare colei che sin qui è venuta
se più lontano di lei solo andarono i morti?
Tanto solo loro contemplano un mare tacito e rigido
crescere tra le sue braccia e le braccia amate!
Le navi le cui vele biancheggiano nel porto
vengono da terre in cui non ci sono quelli che sono miei;
i loro uomini dagli occhi chiari non conoscono i miei fiumi
e recano frutti pallidi, senza la luce dei miei orti.
E l’interrogazione che sale alla mia gola
al vederli passare, mi riscende, vinta:
parlano strane lingue e non la commossa
lingua che in terre d’oro la mia povera madre canta.
Guardo scendere la neve come la polvere nella fossa;
guardo crescere la nebbia come l’agonizzante,
e per non impazzire non conto gli istanti,
perché la notte lunga ora solo comincia.
Guardo il piano estasiato e raccolgo il suo lutto,
perché venni per vedere i paesaggi mortali.
La neve è il sembiante che svela i miei cristalli;
sempre sarà il suo biancore che scende dal cielo!
Sempre essa, silenziosa, come il grande sguardo
di Dio su di me; sempre la sua zagara sopra la mia casa;
sempre, come il destino che non diminuisce ne passa,
scenderà a coprirmi, terribile e estasiata.

Della stessa autrice: Dammi la manoLa rosaTutto è girotondo

Mio nome avvicinati

Mio nome avvicinati
(
Giorgio Caproni Livorno 7/1/1912 – Roma 22/1/1990)

Mio nome avvicinati.
Stringiti al mio corpo.
Fa’ che nome e corpo non siano,

per me, più due distinti.

Moriamo insieme.

Avvinti.

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