Lo sciopero

Lo sciopero
(Pablo Neruda Parral, Cile 12/7/1904 – Santiago, Cile 23/9/1973 – Premio Nobel per la letteratura 1971)

ANDAI più in là dell’oro: nello sciopero.
Là perdurava il filo delicato
che gli esseri riunisce, lì la cinta pura
dell’uomo viva restava.

La morte li mordeva,

l’oro tendeva aspri denti e veleno
contro il loro, ma il popolo pose
le sue pietre focaie sulla porta,
fu zolla solidale che lasciava
scorrere la lotta la tenerezza
come due acque parallele,

fili

delle radici, onde della stirpe.

Ravvisai lo sciopero nelle braccia
che, incrociate, trascurano l’insonnia
e in una pausa trepida di lotta
vidi per prima volta l’unica cosa viva!
L’unità delle vite degli uomini.

Nella cucina della resistenza
con poveri focolari, negli occhi
delle donne, nelle mani preclare
che con impaccio si protendevano
verso l’ozio d’un giorno
come in un mare azzurro sconosciuto,
nella fraternità del pane scarso,
nell’inviolabile riunione, in tutti
i germi di pietra che sorgevano,
in quella melagrana valorosa
formata col sale dei derelitti,
trovai infine la fondazione perduta,
la remota città della dolcezza.

(Da: I fiori di Punitaqui)

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