Arrivederci, amico mio, arrivederci

Arrivederci, amico mio, arrivederci
(Sergej Aleksandrovič Esenin Konstantinovo, Russia 3/10/1895 – Leningrado, Russia 28/12/1925)

Arrivederci, amico mio, arrivederci.

Mio caro, sei nel mio cuore.
Questa partenza predestinata
Promette che ci incontreremo ancora.

Arrivederci, amico mio, senza mano, senza parola
Nessun dolore e nessuna tristezza dei sopraccigli.
In questa vita, morire non è una novità,

ma, di certo, non lo è nemmeno vivere.

Natale 1989

Natale 1989
(Alda Merini Milano 21/3/1931 – Milano 1/11/2009)

Natale senza cordoglio
e senza false allegrie…
Natale senza corone
e senza nascite ormai:
l’inverno che già sfiorisce
non vede il suo "capitale",
non vede un tacito figlio
che forse in un giorno d’inverno
buttò i suoi abiti ai rovi.

Della stessa autrice: A Eugenio MontaleA tutte le donneBambiniBancheBandoCavernicola come sono…Come tutti i poetiE’ piu’ facile ancoraFarfalle libereIl mio primo trafugamento di madreIl regno delle donneInno alla donnaIo non ho bisogno di denaroLa paceLa Terra SantaLirica AnticaPer Giovanni FalconeProfumata e fresca è la poesiaRagazza, tu che sfiori la mia mente…Solo una mano d’angeloSono nata il 21 a PrimaveraUna volta sognai

Facciata natalizia napoletana

Facciata natalizia napoletana
(Alfonso Gatto Salerno 17/7/1909 – Capalbio, GR 8/3/1976)

Ai poveri balconi delle case felici
zeppe di strilli, inferme, in alto alle cornici,
ove il cielo dei fili si perde nell’albore
murario delle cupole e nel freddo del cuore,
– e Napoli nell’agro falsetto trova il piglio
grinzoso, la sua matria ridicola di figlio –
di scena è la facciata ove il Natale mostra
i melloni, le sorbe, l’uva dei merletti
di carta, i fichi d’India. (E’ la nomenclatura
del far tutto con cura.) Qui sbiadiva la nostra
fanciullezza pensosa: la stanza, i vecchi letti,
il Vesuvio dipinto sul mare di Bengala.
Era l’aria festiva, era l’aria di tutti,
la porta sulla scala aperta ai pastori
che piangevano i lutti, il bambino che viene
in braccio alle novene.
Era un vederci fuori
di noi, “al vento, al gelo”, per restar dentro, al fiato
di quel primo passato ove albeggiava il cielo.
Ho dipinto un ricordo, il ricordo ha la mano
paffuta di geloni per quel mangiare poco
in mostra sui balconi, ma dipingo per gioco.

Dello stesso autore: A mio padrePer i compagni fucilati a Piazzale LoretoPoesia d’amoreQuando si nasce poeti…Sera d’estateSera d’ottobre a ViterboSorriderti…SottovoceVia Appia

Pianto di freddo

Pianto di freddo
(Carlo Betocchi Torino 23/1/1899 – Bordighera, IM 25/5/1986)

Pianto di freddo ai vetri,
d’inverno, quando appena
è cielo, del poco cielo,
la nudità recondita
che si veste d’un velo,

ed a me non è dato
di conoscere nulla,
sono un cuore che sente,
ignoranza m’annulla vastamente…

Alleluja!

Alleluja, fraterni
pianti sull’umida
lastra dei vetri
dritti, impietriti
di scintillamenti!

Com’è felice la Pietruzza…

J1510 (1881) / F1570 (1882)
(Emily Dickinson Amherst, USA 10/12/1830 – Amherst, USA 15/5/1886)

Com’è felice la Pietruzza
Che gironzola da sola per la Strada,
E non si cura di Carriere
E di Esigenze non ha mai paura –
Il cui Manto di un Bruno elementare
Un Universo di passaggio conferì,
E indipendente come il sole
Si associa o da sola brilla,
Adempiendo a un Decreto assoluto
In casuale semplicità –

Della stessa autrice: I Sogni sono l’elusiva Dote…Il mio Nemico sta invecchiando…Il Passato è una così curiosa Creatura…Il tempo passa…L’acqua, è insegnata dalla sete…L’amore ci sta stretto, come altre cose…La Mente vive del Cuore…Non c’è Vascello che eguagli un Libro…Quando la Notte è quasi conclusa…Sa come dimenticare…Se la mia barca sprofondò nel mare…Se potrò bloccare un Cuore dallo spezzarsi…Se tu venissi in Autunno…Tra la forma della Vita e la Vita…Una parola è morta, quando è detta…Vederla è un Quadro…

L’uomo del Signore

L’uomo del Signore
(Charles Bukowski Andernach, Germania 16/8/1920 – San Pedro, California, USA 9/3/1994)

eravamo sui 10-11 anni
quando andammo
dal prete.
bussammo.
aprì
una cicciona sciatta.
«sì» domandò.
«vogliamo vedere
il prete», disse uno di noi.
penso fosse Frank
che lo
disse.
«Padre», la donna
girò la testa,
«dei ragazzi vogliono
vederla».
«falli venir
dentro», disse
il prete.
«seguitemi», disse
la cicciona sciatta.
la seguimmo.
il prete era
nello studio.
seduto alla scrivania.
mise via delle carte.
«si, ragazzi?»
la cicciona
se la filò.
«ebbene», dissi io.
«ebbene», disse Frank.
«si, ragazzi, proseguite…»
«ebbene», disse Frank, «ci
chiedevamo se c’è davvero
Iddio».
il Padre sorrise.
«ma certo
che c’è».
«e dov’è?»
domandai io.
«voi ragazzi non avete
studiato catechismo?
Dio è ovunque».
«oh», fece Frank.
«grazie, Padre,
volevamo solo
esser certi», dissi io.
«non c’è problema,
ragazzi, mi fa piacere
che abbiate chiesto».
«grazie, Padre»,
disse Frank.
facemmo entrambi una specie di
inchino, poi
girammo
e uscimmo
dalla stanza.
la cicciona sciatta
ci aspettava.
ci guidò lungo il
corridoio sino alla
porta.
passeggiammo su e giù
per la via.
«mi domando se
la chiava?» chiese
Frank.
guardai intorno in cerca di Dio,
poi risposi:
«certo che no».
«ma cosa fa
quando è
eccitato?»
chiese Frank.
«probabilmente prega»,
dissi.
«non è la stessa
cosa», disse Frank.
«lui ha Dio», dissi,
«non ha bisogno
di quello».
«secondo me
la chiava», disse Frank.
«ah si?»
«già
perché non andiamo
a chiederglielo?»
«vacci tu a chiedere»,
dissi, «sei tu
il curioso».
«ho paura»,
disse Frank.
«hai paura di Dio»,
dissi.
«be’, tu non ce l’hai?»
domandò.
«sicuro».
poi ci fermammo a un
semaforo rosso, aspettando il
turno.
nessuno di noi era stato
a messa da
mesi.
era noioso.
era più divertente
parlare col prete.
venne il verde e
attraversammo.

(Da: Quando eravamo giovani)

Dello stesso autore: DinosauriaLa donna idealeLancia il dadoPrimo amoreVoi sapete e io so e tu sai

Le profezie raccontano

Le profezie raccontano
(Gioconda Belli n. a Managua, Nicaragua il 9/12/1948)

Tutte le profezie raccontano
che l’uomo creerà la propria distruzione.
Ma i secoli e la vita che sempre si rinnova
hanno anche generato una stirpe di amatori e sognatori;
uomini e donne che non sognano la distruzione del mondo,
ma la costruzione di un mondo pieno di farfalle e di usignoli.

Della stessa autrice:
E Dio mi fece donnaNon mi pento di nienteRegole del gioco per gli uomini che vogliano amare donne donneSempreVoglio uno sciopero dove incontrarci tutti

Ricordami

Ricordami
(Christina Rossetti Londra, Regno Unito 5/12/1830 – Londra, Regno Unito 29/12/1894)

Tu ricordami quando sarò andata
lontano, nella terra del silenzio,
né più per mano mi potrai tenere,
né io potrò il saluto ricambiare.

Ricordami anche quando non potrai
giorno per giorno dirmi dei tuoi sogni:
ricorda e basta, perché a me, lo sai,
non giungerà parola né preghiera.

Pure se un po’ dovessi tu scordarmi
e dopo ricordare, non dolerti:
perché se tenebra e rovina lasciano

tracce dei miei pensieri del passato,
meglio per te sorridere e scordare
che dal ricordo essere tormentato.

Della stessa autrice: Maggio

La scoperta di nuovi mondi…

La scoperta di nuovi mondi…
(Sergio Bambarén n. a Lima, Perù il 1/12/1960)

La scoperta di nuovi mondi non ti porterà
solo felicità e saggezza,
ma anche tristezza e paura.
Come puoi apprezzare la felicità,
senza sapere cos’è la tristezza?
Come puoi raggiungere la saggezza,
senza affrontare le tue paure?
Alla fine, la grande sfida della vita consiste
nel superare i nostri limiti,
spingendoci verso luoghi in cui mai
avremmo immaginato di poter arrivare.

(Da: Il delfino)

Dello stesso autore: I sogniScegli di essere felice!