Uomini

Uomini
(Evgenij Aleksandrovič Evtušenko n. a Zima, Russia 18/7/1932)

Non ci sono uomini poco interessanti.
Sono i loro destini storie di pianeti.
Tutto, nel singolo destino, è singolare
E non c’è un altro pianeta che gli somigli.
Ma se qualcuno è vissuto inosservato
– e di questo si è fatto un amico –
tra gli uomini è stato interessante
anche col suo passare inosservato.
Ognuno
Ha un mondo misterioso
Tutto suo.
E in esso c’è l’attimo più bello
E l’ora più angosciosa,
solo che noi non ne sappiamo niente.
Se muore un uomo,
con lui muore
la sua prima neve, il primo bacio,
la sua prima battaglia…
E tutto egli porta via con sé.
Restano, è vero, libri e ponti
Macchine e quadri. E’ destino
Che molto rimanga, eppure
Qualcosa se ne va lo stesso.
E’ la legge di un gioco spietato:
non muoiono uomini,
ma interi mondi.
Ricordiamo gli uomini, terrestri e peccatori.
Ma, in sostanza, che ne sapevamo di loro?
Che ne sappiamo di fratelli e amici?
Che ne sappiamo del nostro unico amore?
E anche di nostro padre, sapendo tutto,
noi non sappiamo niente.
Gli uomini passano…
Ed è impossibile richiamarli in vita.
Impossibile risuscitare i loro mondi misteriosi.
Ma ogni volta desidero ancora
Gridare
per questa irrevocabilità.

Dello stesso autore: Al mio caneCompenso in piomboLa scuola di BeslanNon capirsi è terribileOggi io mi sento Anna FrankSempre si troverà una donna

Nebbia autunnale

Nebbia autunnale
(Mario De Rosa n. a Morano Calabro, CS il 6/9/1953)

Già quasi nostalgia mi prende
avvolto nella nebbia d’un fine Ottobre,
d’oro per le chiome dei pioppi,
serpi di luce, che rivelano il percorso
del fiume alla campagna.
Qualche raro lampione, spande cauto
l’aureola, ed è quadro irreale
per un paese del sud, nei valloni
di detriti e nei pini un po’ più usato,
dal soffio di venti fieri ad esser flagellato!

Si posa così la nostalgia
e scambia nascondigli, con l’incerto
dei rami, che a stento affiorano
là, dove la coltre la presa un poco
allenta.
E sono dell’Autunno gli umori
e i linimenti che la riarsa terra
spalmano, e già scioglie i capelli
la natura che nuda si adagia, si copre
di foglie e di colori, donna matura
nella sera, già pronta per l’amore.

Er battesimo civile

Er battesimo civile
(Trilussa pseudonimo di Carlo Alberto Salustri Roma 26/10/1871 – Roma 21/12/1950)

Pè nun faje er battesimo davero,
ho battezzato la pupetta mia
cór vino de Frascati all’osteria,
davanti a ’no stennardo rosso e nero.
Zi’ Pippo, l’oste, come un prete vero,
pijò la pupa, la chiamò Anarchia,
e biastimò(1) la Vergine Maria
per un riguardo ar libbero pensiero;
doppo du’ o tre bevute, er comparetto,
a cavallo a ’na botte de Frascati,
ce fece un… verso, e recitò un sonetto;
mentre la pupa, ner vedé ste scene,
pareva che guardasse l’invitati
come pe dije: – Comincíamo bene!

(1: Bestemmiò)

(Da: I sonetti, 1912)

Dello stesso autore: All’ombraEr buffoneEr cervoEr congresso de li cavalliEr grillo zoppoEr Sorcio de città e er Sorcio de campagnaEr testamento d’un arberoGiordano BrunoL’elezzione der PresidenteL’onestà de mi’ nonnaLa campana de la ChiesaLa Cecala d’oggiLa cornacchia libberaleLa MascheraLa ninna-nanna de la guerraNummeriRiunione clericaleRomolo e RemoStella cadente

Mi strugge l’anima

Mi strugge l’anima
(Cesare Pavese Santo Stefano Belbo, CN 9/9/1908 – Torino 27/8/1950)

Mi strugge l’anima perdutamente
il desiderio d’una donna viva,
spirito e carne, da poterla stringere
senza ritegno e scuoterla, avvinghiato
il mio corpo al suo corpo sussultante,
ma poi, in altri giorni più sereni,
starle d’accanto dolcemente, senza
più un pensiero carnale, a contemplare
il suo viso soave di fanciulla,
ingenuo, come avvolto in un dolore
e ascoltare la sua voce leggera
parlarmi lentamente, come in un sogno…

24 ottobre 1925

Dello stesso autore: Hai un sangue, un respiroLuna d’AgostoTi ho sempre soltanto vedutaVerrà la morte e avrà i tuoi occhiVino triste

Il fremito dell’emozione

Il fremito dell’emozione
(Ahmed Shawqi Il Cairo, Egitto 25/12/1869 – Il Cairo, Egitto 13/12/1932)

Il fremito dell’emozione ha scacciato la tristezza,
la nuvola squarciata piange nei nostri occhi.
Dal soffio delle streghe della tristezza
folgori e bagliori sugli orli della notte.

Custode è un grillo

Custode è un grillo
(Adriana Scarpa Venezia 26/3/1941 – Treviso 19/10/2005)

Della mia casa
custode è un grillo
un saggio, antichissimo grillo
che arriccia il naso
agli sbalzi di stagione.
Una ferita c’è nella mia casa
una lama di luce dolcissima
che travalica tutti gli spazi
e c’è una tasca
celata dentro il muro
dove ha nascosto
foglietti con i versi di Eluard
i biglietti del tram che non ho usato
e un crocefisso vestito con i jeans.
Qui in casa
sto alle prese con le voci
io sola
contro cinquantamila spifferi di vento
e gioco
con le chiavi delle porte.
Il mio spazio
è un pugno di magie
Van Gogh mi ha tinto gli occhi di papavero
e ormai conosco tutto delle ombre.
Ho scelto questa casa
e accendo l’abat-jour sul comodino
per difendere
i miei angoli segreti
contro l’invadenza
della luna.

Io vado

Io vado
(Abdulla Goran poeta Curdo – Halabja, Iraq 1904 – Sulaymaniyya, Iraq 18/11/1962)

Io vado, madre.
Se non torno,
sarò fiore di questa montagna,
frammento di terra per un mondo
più grande di questo.
Io vado, madre.
Se non torno,
il corpo esploderà là dove si tortura
e lo spirito flagellerà,
come l’uragano, tutte le porte.
Io vado… madre…
Se non torno,
la mia anima sarà parola…
per tutti i poeti.

Dicono alcuni sulla nera terra

Dicono alcuni sulla nera terra
(Saffo Ereso, Isola di Lesbo, Grecia 640 a.C. circa – Leucade, Grecia 570 a.C. circa)

Dicono alcuni sulla nera terra
esser la cosa più bella uno stuolo
di navi, altri di fanti o cavalieri.
Io, ciò che ami.

È nota a tutti questa verità:
Elena, la più splendida creatura,
lasciò il marito, ottimo fra gli uomini,
senza pensiero

per la figlia né per i genitori
e alla città di Troia andò per mare
tanto l’aveva Cipride sconvolta
di folle amore.

Ed anche a me fa ora ricordare
Anattoria lontana, non più qui:
di lei vorrei dinanzi agli occhi avere
l’amabile figura

e ammirare i bagliori luminosi
del suo volto, piuttosto che dei Lidi
i carri e di soldati tumultuosi
armate schiere.

Della stessa autrice: All’amataLa cosa più bellaLa dolce melaVorrei veramente essere morta…

Uomo

Uomo
(Armanda Guiducci Napoli 12/10/1923 – Milano 8/12/1992)

Altro da me in tutto… maschio, estraneo,
altra carne, altro cuore, altra mente,
pure, il mio stesso corpo prolungato,
la voce che si sdoppia, e mi continua:
ciò che si oppone, e ciò che mi compone
come un discorso teso, mai concluso,
o l’altro occhio: il raggio che converge
al rilievo, allo scatto delle cose –
mio necessario opposto, crudele meraviglia
è amare te: godere di due vite
in questa sola, avere doppia morte.

(Da: Poesie per un uomo)

Della stessa autrice:
Forse un giorno

Come mi sento

Come mi sento
(Wisława Szymborska Kórnik, Polonia il 2/7/1923 – Cracovia, Polonia 1/2/2012; Premio Nobel per la letteratura 1996)

Quando qualcuno domanda, come oggi mi sento,
Gli rispondo col garbo “bene, grazie, m’accontento”.
E che ho l’artrosi, non è mica un mio unico malanno,
l’asma, m’infastidisce il cuore e parlo con l’affanno,
polso debole, il mio sangue è ricco di colesterolo…
ma mi sento bene vista l’età, per cui sorvolo.
Non posso oramai camminare senza un bastone, lo sforzo è notevole
anche se sempre scelgo la strada più agevole.
Di notte mi fa patire l’insonnia, mi procura grandi pene,
ma col sorgere del mattino… di nuovo mi sento bene.
Mi gira la testa, mi fa brutti “scherzi” la memoria
Ma mi sento bene visti i miei anni passati in gloria.

Da questa poesiola nasce il senso del morale,
che quando la vecchiaia e l’impotenza ci assale,
è di gran lunga meglio rassegnarsi agli scricchiolii delle ossa
e di non raccontare della propria vecchiaia, dai dolori scossa.

Stringendo i denti rassegnati a questa sorte dagli esiti bislacchi
E non annoiare tutti con i tuoi acciacchi!
Dicono: ”la vecchiaia è un periodo d’oro“
Quando vado a letto ci penso sempre a questo e con decoro…
“Le orecchie” tengo in una scatola, raffreddo i denti nell’acqua,
gli occhi sul comodino, prima che mi sveglio, attendo che li sciacqua…
Ancor prima di addormentarmi, mi tormenta questo pensiero
“saranno solo queste parti che si possono togliere? sarà vero?”
Ai tempi della giovinezza (lo dico senza esagerazioni)
Eran facili le corse, salti e flessioni.
Nell’età di mezzo rimanevano le forze sufficienti
per poter danzare tutta la notte senza patimenti…
E adesso, in vecchiaia, i tempi son cambiati
a piedi a far la spesa, a ritorno senza forze, del tutto sfiancati.

“E’ un buon consiglio per tutti coloro che stanno invecchiando
che stringano denti e che ridano della vita che sta passando.
Quando si alzano la mattina che raccolgano i pezzi e gli annessi
e che leggano nei giornali le rubriche dei decessi.
Se i loro nomi non appaiono in esse, come si conviene
vuol dire che sono in salute e che stanno bene.”…

(Dal blog “racconti e favole” di Cedro)

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