Dove sarà la Guglielmina?

Dove sarà la Guglielmina?
(Pablo Neruda Parral, Cile 12/7/1904 – Santiago, Cile 23/9/1973 – Premio Nobel per la letteratura 1971)

Quando mia sorella l’invitò
e andai ad aprirle la porta
entrò il sole, entrarono stelle,
entrarono due trecce di grano
e due occhi interminabili.

Io avevo quattordici anni
ed ero orgogliosamente oscuro
magrolino, snello e aggrottato
funereo e cerimonioso:
io vivevo con i ragni,
inumidito dal bosco,
conosciuto dai coleotteri
e dalle api tricolori,
io dormivo con le pernici
sprofondato sotto la menta.

Allora entrò la Guglielmina
con due bagliori azzurri
che mi trafissero i capelli
e m’inchiodarono come spade
contro i muri dell’inverno.

Tutto questo avvenne a Temuco.
Laggiù nel Sud, alla frontiera.
Sono trascorsi lenti gli anni.
Il mio cuore ha camminato
con intrasferibili scarpe,
e ho digerito le spine:
non ebbi tregua dove rimasi:
dove colpii mi colpirono
e poi e poi e poi e poi,
com’è lungo narrare le cose.

Non ho più nulla da aggiungere.
Venni a vivere in questo mondo.
Dove sarà la Guglielmina?

A Eugenio Montale

A Eugenio Montale
(Alda Merini Milano 21/3/1931 – Milano 1/11/2009)

I tuoi acini d’oro, i limoni perduti
nel grembo di altre donne
che ti hanno solo sognato.
Capita anche a me, Maestro,
di aver fatto l’amore
con quelli
che non ho mai conosciuto.

Della stessa autrice: A tutte le donneBambiniBancheBandoCavernicola come sono…E’ piu’ facile ancoraFarfalle libereIl mio primo trafugamento di madreIl regno delle donneInno alla donnaIo non ho bisogno di denaroLa paceLa Terra SantaLirica AnticaPer Giovanni FalconeProfumata e fresca è la poesiaRagazza, tu che sfiori la mia mente…Solo una mano d’angeloSono nata il 21 a PrimaveraUna volta sognai

3 settembre 2004, ore 11 – Beslan

   1/3 settembre 2004
10° anniversario della Strage di Beslan

3 settembre 2004, ore 11 – Beslan
(Alba Donati n. a Lucca il 2/7/1961)

Mentre entravo nella sala operatoria con una dose
leggera di anestesia totale, i terroristi ceceni e i militari
russi facevano saltare la palestra della scuola di Beslan.

Mentre dormivo senza sentire male nelle mani dei medici
sui piccoli nessun angelo scendeva, l’orrore camminava
a braccetto con la gioia. E tutto intorno rimaneva mattina.

Dopo piangevo un po’, infastidita dalle fasce
e cominciavo a pensare quanto era duro in quelle
condizioni tornare a casa, alzarsi, raggiungere la macchina,
prendere l’ascensore, tornare a letto, nel mio letto.

Dopo vidi la tv senza capire, poi dormii.
C’erano rumori lontani, appena udibili, voci basse,
proverbi detti all’orecchio, in una lingua che non capivo.

Dio, quella notte, troneggiava nei miei sogni, urlava,
inveiva contro tutti, tutti, diceva, nessuno escluso.
Sembrava uno scrittore russo, uno di un altro tempo.