Isole fortunate

Isole fortunate
(Fernando Pessoa Lisbona, Portogallo 13/6/1888 – Lisbona, Portogallo 30/11/1935)

Quale voce viene sul suono delle onde
che non è la voce del mare?
E’ la voce di qualcuno che ci parla,
ma che, se ascoltiamo, tace,
proprio per esserci messi ad ascoltare.

E solo se, mezzo addormentati,
udiamo senza sapere che udiamo,
essa ci parla della speranza
verso la quale, come un bambino
che dorme, dormendo sorridiamo.

Sono isole fortunate,
sono terre che non hanno luogo,
dove il Re vive aspettando.
Ma, se vi andiamo destando,
tace la voce, e solo c’è il mare.

Dello stesso autore: Amo tutto ciò che è statoCampana del mio villaggioGli dèi sono feliciIl ragazzo che ride nella via…MetafisicaNataleNon sono nullaNon sto pensando a nienteOde alla notteSensazioneSonetto 1Voglio, avròXLII

Due amanti felici – Sonetto XLVIII

Due amanti felici – Sonetto XLVIII
(Pablo Neruda Parral, Cile 12/7/1904 – Santiago, Cile 23/9/1973 – Premio Nobel per la letteratura 1971)

Due amanti felici fanno un solo pane,
una sola goccia di luna nell’erba,
lascian camminando due ombre che s’uniscono,
lasciano un solo sole vuoto in un letto.
Di tutte le verità scelsero il giorno:
non s’uccisero con fili, ma con un aroma
e non spezzarono la pace né le parole.
E’ la felicità una torre trasparente.
L’aria, il vino vanno coi due amanti,
gli regala la notte i suoi petali felici,
hanno diritto a tutti i garofani.
Due amanti felici non hanno fine né morte,
nascono e muoiono più volte vivendo,
hanno l’eternità della natura.

Dello stesso autore: Acqua sessualeDietro di me sul ramo voglio vedertiE’ il mattino pienoHo fame della tua boccaIl bacioIl figlioIl silenzioIl tuo sorrisoL’esilioLa povertàNudaOde al fiore azzurroOde al giorno feliceOde al primo giorno dell’annoPer il mio cuoreQuando il riso ritira dalla terraQui stanno il pane, il vino, la tavola, la dimoraSonetto XVIISonetto LXVISonetto LXXXISpiego alcune coseTristissimo secoloUn giorno, uomo o donna, viandante…

 

30/7/1981 – 30/7/2014

Io non sono una storia che puoi raccontare

Io non sono una storia che puoi raccontare
(Ahmad Shamlu Teheran, Iran 12/12/1925 – Karaj, Iran 24/7/2000)

Io non sono una storia che puoi raccontare,
non sono una canzone che puoi cantare,
non sono un suono che puoi udire,
non sono neppure questo che puoi vedere
né quello che puoi conoscere.
Io sono una sofferenza che anche tu puoi provare,
chiamami con un grido.
Gli alberi parlano con il bosco, l’erba con la terra,
le stelle con le galassie. E io parlo con te.
Dimmi il tuo nome, dammi le tue mani,
dimmi le tue parole, dammi il tuo cuore.
Io ho scoperto le tue radici.
Attraverso le tue labbra ho parlato al Tutto,
le tue mani sono sorelle delle mie.
In una luminosa solitudine ho gridato con te
per quelli che sono vivi.
In un oscuro cimitero ho cantato con te
la più bella canzone perché quelli morti quest’anno
erano le persone che amavano di più i vivi.
Dammi le tue mani. Le tue mani mi sono familiari.
Oh tu, che ho scoperto molto tardi.
Io parlo con te come le nuvole parlano con la tempesta,
come l’erba parla con la terra,
come la pioggia parla al mare,
come gli uccelli parlano alla primavera,
come gli alberi parlano al bosco.
Perché ho scoperto le tue radici,
perché la mia voce è sorella della tua.

Le rose di Saadi

Le rose di Saadi
(Marceline Desbordes-Valmore Douai, Francia 20/6/1786 – Parigi, Francia 23/7/1859)

Volevo portarti delle rose questa mattina
ma ne avevo raccolte così tante nel mio corsetto
che i nodi troppo stretti non hanno potuto contenerle.

I nodi sono esplosi. Le rose sono volate via
nel vento e al mare sono tutte arrivate…
Hanno seguito l’acqua per non tornare più;

l’onda è apparsa rossa, come in fiamme.
Stasera il mio vestito ancora ne è profumato.
Respirane su di me l’odoroso ricordo.

Della stessa autrice: Il risveglio

Sempre si troverà una donna

Sempre si troverà una donna
(Evgenij Aleksandrovič Evtušenko n. a Zima, Russia 18/7/1932)

Sempre si troverà una donna,
che, fredda e lieve,
compatendo e un poco amando,
ti plachi come un fratello.
Sempre si troverà la spalla di una donna
dove, abbandonata la testa scapestrata,
tu possa respirare con ardore
e a cui possa affidare il tuo ribelle sonno.
Sempre si troveranno gli occhi di una donna
che, smorzando il tuo dolore,
in parte almeno, se non proprio tutto,
vedano la tua sofferenza.
Ma c’è una mano
che ha particolare dolcezza
quando la fronte tormentata sfiora,
come l’eternità e il destino.
Ma c’è una spalla
che, un mistero il perché,
in eterno ti è data, non per una notte sola,
e questo tu da tanto l’hai capito.
Ma ci sono occhi
che appaiono sempre tristi,
e sono gli occhi del tuo amore e della tua coscienza,
fino ai tuoi ultimi giorni.
Ma tu vivi malgrado te stesso,
e quella mano, quella spalla,
quegli occhi tristi non ti bastano…
Quante volte in vita li hai traditi!
Ma eccolo, arriva, il castigo.
«Traditore!» – ti schiaffeggia la pioggia.
«Traditore!» – i rami ti sferzano il viso.
«Traditore!» – rimbalza l’eco nel bosco.
Ti rattristi, ti agiti, ti tormenti.
Non saprai perdonare tutto questo a te stesso.
E solo quella mano diafana perdona,
anche se grave l’offesa,
e solo quella spalla stanca
perdona adesso e perdonerà ancora,
e solo quegli occhi tristi
perdonano quello che non si può perdonare.

Dello stesso autore: Al mio caneCompenso in piomboLa scuola di BeslanNon capirsi è terribileOggi io mi sento Anna Frank

Sera d’estate

Sera d’estate
(Alfonso Gatto Salerno 17/7/1909 – Capalbio, GR 8/3/1976)

Trapeli un po’ di verde
il limone, il sifone,
il piccolo portone
della pensione,
trapeli il blu,
anche tu
vestita col tuo nudo rosa,
ogni cosa amorosa.
Amore è amore
liscio alla sua foce.
Un’alpe zuccherina,
l’amore è brina.
Che sogno averti vicina
notturna, fresca, sottovoce.

Dello stesso autore: A mio padrePer i compagni fucilati a Piazzale LoretoPoesia d’amoreQuando si nasce poeti…Sera d’ottobre a ViterboSorriderti…SottovoceVia Appia

La parola impossibile

Diario di Beirut sotto assedio
(Adonis n. a Al-Qassabin, Siria il 1/1/1930)

La mia epoca mi dice francamente:
Tu non hai appartenenza.
Io rispondo francamente:
Non ho appartenenza.
Cerco di capirti.
Ora sono un’ombra
Perduta nella foresta
Di un teschio

Sto sui miei piedi, il muro è una barriera –
La distanza si riduce, una finestra si allontana.
La luce del giorno è un filo che faccio
A pezzetti coi polmoni per suturare la sera.

Tutto ciò che ho detto della mia vita e della mia morte
Si ripete nel silenzio
Della pietra che ho sotto la testa…

Sono pieno di contraddizioni? È vero.
Ora sono una pianta. Ieri, quand’ero tra l’acqua
E il fuoco
Ero un raccolto.
Ora sono una rosa e carbone attivo,
Ora sono il sole e l’ombra
Non sono un dio.
Sono pieno di contraddizioni? È vero…

La luna porta sempre
Un elmo di pietra
Per combattere le proprie ombre.

La mia porta di casa è chiusa.
Il buio è una coperta:
Una pallida luna arriva
Con una manciata di luce
Le parole mi cadono
Portando la mia gratitudine

Uccidere ha cambiato aspetto alla città – Questa roccia
È pietra,
Questo fumo, gente che respira.

Non ci incontriamo più,
Il rifiuto e l’esilio ci tengono separati.
Le promesse sono morte, lo spazio è morto,
Solo la morte è diventata il nostro punto d’incontro.

Chiude la porta
Non per rinchiudere la gioia
…ma per liberare la sua pena.
Un lancio di notizie
Su una donna innamorata
Che viene uccisa,
Su un ragazzo rapito,
Su un poliziotto che diventa un muro.

Qualunque cosa avvenga, diventerà vecchia.
E, allora, prenditi qualsiasi altra cosa diversa da questa follia
E sii pronto a restare straniero…

Hanno trovato persone in dei sacchi:
Una decapitata,
Una senza la lingua e le mani
Una ridotta in poltiglia
E tutte le altre senza nome.
Siete impazziti? Vi prego,
Non scrivete di queste cose.

Vedrete
Dite il suo nome
Dite che ho dipinto la sua faccia
Porgetegli la mano
O camminate come chiunque
O sorridete
O dire che una volta ero felice
Vedrete
Non esiste patria…

Può darsi che verrà un tempo in cui
Accetteranno che viviate sordomuti, e forse
Vi faranno mormorare: morte,
Vita, resurrezione
E pace siano con voi.

Porta l’uniforme da Jihad, cammina impettito
Con addosso un mantello di idee.
Un mercante: non vende abiti, vende persone.

Lo hanno portato in un fosso e bruciato.
Non era un assassino, era un ragazzo.
Non era…
Era una voce
Che vibrava e scandiva i passi dello spazio.
E ora parla dolcemente nell’aria.

Tenebre.
Gli alberi della terra ora sono lacrime sulle guance del cielo.
Qui c’è un’eclisse.
La morte ha divelto il ramo della città e gli amici sono andati via.

Il fiore che ha indotto in tentazione il vento
A portare il suo profumo
È morto ieri.

Il sole non sorge più,
Si copre i piedi di paglia
E scivola via…

1982

(Trad. dall’arabo all’inglese di Samuel Hazo, versione italiana di Riccardo Venturi)

Dello stesso autore: Camminano le stelleCantoMi confrontai con la donna che avevo raffigurato…Volto di donna