Sia commiserata la nazione

Giornata Mondiale di Solidarietà alle Vittime della Tortura

Sia commiserata la nazione
(ispirata a Kalil Gibran)
(Lawrence Ferlinghetti n. a New York, Usa il 24/3/1919)

Pietà per la nazione i cui uomini sono pecore
E i cui pastori sono guide cattive
Pietà per la nazione i cui leader sono bugiardi
I cui saggi sono messi a tacere
E i cui fanatici infestano le onde radio
Pietà per la nazione che non alza la propria voce
Tranne che per lodare i conquistatori
e acclamare i violenti come eroi
E che aspira a comandare il mondo
Con la forza e la tortura
Pietà per la nazione che non conosce
Nessun’altra lingua se non la propria
Nessun’altra cultura se non la propria
pietà per la nazione il cui fiato è denaro
E che dorme il sonno di quelli
con la pancia troppo piena
Pietà per la nazione Oh pietà per gli uomini
Che permettono che i propri diritti vengano erosi
e le proprie libertà spazzate via
Patria mia, lacrime di te
Dolce terra di libertà!

Dello stesso autore: Io sono il cronista di un giornale?

Vendetta

Vendetta
(Adisa Bašić n. a Sarajevo il 21/6/1979)

Conosco chi uccise mia moglie
mio figlio
mia figlia.
Lo conosco, uno di loro è tornato.
Ha aperto una pasticceria.
Ma sono sicuro
che da lui non comprerò mai nulla.

Della stessa autrice: Trauma Market

XLII

XLII
(
Alberto Caeiro eteronimo di Fernando Pessoa Lisbona, Portogallo 13/6/1888 – Lisbona, Portogallo 30/11/1935)

Passò la diligenza per la strada, e se ne andò;
E la strada non divenne più bella, e neppure più brutta.
Così è l’azione umana, fuori, nel mondo.
Nulla prendiamo e nulla poniamo; passiamo e dimentichiamo;
E il sole è sempre puntuale tutti i giorni.

Dello stesso autore: Amo tutto ciò che è statoCampana del mio villaggioGli dèi sono feliciIl ragazzo che ride nella via…MetafisicaNataleNon sono nullaNon sto pensando a nienteOde alla notteSensazioneSonetto 1Voglio, avrò

All’amato

All’amato
(Anna Andreevna Achmatova Bol’soj Fontan, Ucraina 23/6/1889 – Mosca, Russia 5/3/1966)

Non mandarmi un colombo,
non scrivere lettere inquiete,
non soffiarmi nel volto come il vento di marzo.
Io sono entrata ieri in un verde paradiso,
dov’è quiete per il corpo e per l’anima
sotto una tenda di ombrosi pioppi.

E di qui vedo la cittaduccia,
le garitte e le caserme accanto al palazzo,
il giallo ponte cinese sopra il ghiaccio,
mi aspetti da tre ore, intirizzito,
ma non puoi staccarti dal terrazzino
e stupisci di tante nuove stelle.

Come un grigio scoiattolo balzerò su un ontano,
correrò come una donnoletta pavida,
comincerò a chiamarti cigno,
perché lo sposo non abbia paura
nell’azzurra mulinante neve
di aspettare la fidanzata morta.

Della stessa autrice: Giunse l’estateL’amoreLa corsa del tempoTante preghiere ha sempre l’amata!

Vederla è un Quadro…

J1568 (1883) / F1597 (1883)
(Emily Dickinson Amherst, USA 10/12/1830 – Amherst, USA 15/5/1886)

Vederla è un Quadro –
Ascoltarla è una Musica –
Conoscerla un’Intemperanza
Innocente come Giugno –
Non conoscerla – Afflizione –
Averla come Amica
Un calore così vicino come se il Sole
Ti brillasse in Mano –

Della stessa autrice: I Sogni sono l’elusiva Dote…Il mio Nemico sta invecchiando…Il Passato è una così curiosa Creatura…Il tempo passa…L’acqua, è insegnata dalla sete…L’amore ci sta stretto, come altre cose…La Mente vive del Cuore…Non c’è Vascello che eguagli un Libro…Quando la Notte è quasi conclusa…Sa come dimenticare…Se la mia barca sprofondò nel mare…Se potrò bloccare un Cuore dallo spezzarsi…Se tu venissi in Autunno…Tra la forma della Vita e la Vita…Una parola è morta, quando è detta…

Sentenza

Sentenza
(Ernst Jandl Vienna, Austria 1/8/1925 – Vienna, Austria 9/6/2000)

le poesie di quest’uomo non servono a niente
innanzi tutto
ne strofinai una sulla pelata.
inutilmente. non favorì la crescita dei capelli.
dopo
ne passai una sui miei foruncoli. questi
nel giro di due giorni acquistarono la grandezza di patate medie.
i medici sbalordirono.
dopo
ne cucinai due in padella.
un po’ scettico, non ne mangiai io stesso.
ne morì il mio cane.
dopo
ne utilizzai una come preservativo.
pagai l’aborto.
dopo
ne appiccicai una sull’occhio
ed entrai in un club elegante
il portiere
mi fece lo sgambetto e caddi.
dopo
pronunciai la suddetta sentenza.

I tuoi occhi

I tuoi occhi
(
Nazım Hikmet Salonicco, Grecia 20/11/1901 ma registrato all’anagrafe il 15/1/1902, che egli stesso indicava come data di nascita – Mosca, Russia 3/6/1963)

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che tu venga all’ospedale o in prigione
nei tuoi occhi porti sempre il sole.

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
questa fine di maggio, dalle parti d’Antalya,
sono così, le spighe, di primo mattino;

i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
quante volte hanno pianto davanti a me
son rimasti tutti nudi, i tuoi occhi,
nudi e immensi come gli occhi di un bimbo
ma non un giorno ha perso il loro sole;

i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che s’illanguidiscono un poco, i tuoi occhi
gioiosi, immensamente intelligenti, perfetti:
allora saprò far echeggiare il mondo
del mio amore.

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
così sono d’autunno i castagneti di Bursa
le foglie dopo la pioggia
e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul.

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
verrà giorno, mia rosa, verrà giorno
che gli uomini si guarderanno l’un l’altro
fraternamente
con i tuoi occhi, amor mio,
si guarderanno con i tuoi occhi.

Dello stesso autore: Addormentarsi adessoAmo in teAngina PectorisDon ChisciotteDurante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da meGuardo in ginocchio la terraIl più bello dei mariNon vivere su questa terra come un inquilino