Maggio

Maggio
(Christina Rossetti Londra, Regno Unito 5/12/1830 – Londra, Regno Unito 29/12/1894)

Io non ti posso dire come è stato:
questo soltanto so, che è già passato.
In un giorno di pura luce e brezza,
un maggio dolce, in piena giovinezza.
Non erano i papaveri ancor nati
tra lievi steli del granturco incerto,
l’ultimo uovo ancor non s’era aperto
e gli uccelli volavano accoppiati.
Io non ti posso dire come è stato:
questo soltanto so, tutto è passato.
Con quel sole di maggio è andata via
ogni dolce ed amata compagnia
e sola, vecchia e grigia m’ha lasciato.

In pace

In pace
(Amado Nervo Tepic, Messico 27/8/1870 – Montevideo, Uruguay 24/5/1919)

Molto vicino al tramonto io ti benedico, Vita,
perché nulla mi donasti né false speranze,
né lavori ingiusti, né pena immeritata;
perché vedo, alla fine della mia rude strada
che io fui l’architetto del mio destino;
che se estrassi il miele o il fiele delle cose,
fu perché in esse misi fiele o mieli saporiti:
quando piantai roseti raccolsi sempre rose.
Certo, alle mie frondosità segue l’inverno:
ma tu non mi dicesti che maggio fosse eterno!
Senza dubbio trovai lunghe le notti delle mie pene;
ma non mi promettesti solamente notti buone;
ed invece ne ebbi alcune serenamente serene…
Amai, fui amato, il sole accarezzò il mio volto.
Vita, niente mi devi! Vita, stiamo in pace!

Per Giovanni Falcone

    22° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI CAPACI

Per Giovanni Falcone
(Alda Merini Milano 21/3/1931 – Milano 1/11/2009)

La mafia sbanda,
la mafia scolora
la mafia scommette,
la mafia giura
che l’esistenza non esiste,
che la cultura non c’è,
che l’uomo non è amico dell’uomo.

La mafia è il cavallo nero
dell’apocalisse che porta in sella
un relitto mortale,
la mafia accusa i suoi morti.

La mafia li commemora
con ciclopici funerali:
così è stato per te, Giovanni,
trasportato a braccia da quelli
che ti avevano ucciso.

Della stessa autrice: A tutte le donneBambiniBancheBandoCavernicola come sono…E’ piu’ facile ancoraFarfalle libereIl mio primo trafugamento di madreIl regno delle donneInno alla donnaIo non ho bisogno di denaroLa paceLa Terra SantaLirica AnticaProfumata e fresca è la poesiaRagazza, tu che sfiori la mia mente…Solo una mano d’angeloSono nata il 21 a PrimaveraUna volta sognai

I’ mi trovai, fanciulle, un bel mattino

I’ mi trovai, fanciulle, un bel mattino
(Agnolo Poliziano Montepulciano, SI 14/7/1454 – Firenze 29/9/1494)

I’ mi trovai, fanciulle, un bel mattino
di mezzo maggio in un verde giardino.

Eran d’intorno violette e gigli
fra l’erba verde, e vaghi fior novelli
azzurri gialli candidi e vermigli:
ond’io porsi la mano a côr di quelli
per adornar e’ mie’ biondi capelli
e cinger di grillanda el vago crino.

I’ mi trovai, fanciulle, un bel mattino.

Ma poi ch’i’ ebbi pien di fiori un lembo,
vidi le rose e non pur d’un colore:
io colsi allor per empir tutto el grembo,
perch’era sì soave il loro odore
che tutto mi senti’ destar el core
di dolce voglia e d’un piacer divino.

I’ mi trovai, fanciulle, un bel mattino.

I’ posi mente: quelle rose allora
mai non vi potre’ dir quant’eran belle;
quale scoppiava della boccia ancora;
qual’eron un po’ passe e qual novelle.
Amor mi disse allor: «Va’, co’ di quelle
che più vedi fiorite in sullo spino».

I’ mi trovai, fanciulle, un bel mattino.

Quando la rosa ogni suo’ foglia spande,
quando è più bella, quando è più gradita,
allora è buona a metter in ghirlande,
prima che la sua bellezza sia fuggita:
sicché fanciulle, mentre è più fiorita,
cogliàn la bella rosa del giardino.

I’ mi trovai, fanciulle, un bel mattino
di mezzo maggio in un verde giardino.

Dello stesso autore: Ben venga maggio