Stavo zitta

Stavo zitta
(Anna de Noailles Parigi, Francia 15/11/1876 – Parigi, Francia 30/4/1933)

Stavo zitta, avevo fatto voto
di non rimproverarti mai
il tuo spirito squadrato, vuoto, negato
a ogni slanio, a ogni sfogo,

ma questa sera che il cielo d’autunno
sfoglia un sole struggente,
lascia che la mia voce si abbandoni
a tradire i segreti del sangue:

– Lo sai tu, caro cuore senza dolcezza,
cara anima insensibile e ostinata,
in questo giorno che io ti confesso
la mia nativa e fiera tristezza,
quante volte mi sono ammazzata?

Della stessa autrice: Se qualcuno ti piace

Viva L’Italia

  25/4/1945 – 69º Anniversario della liberazione d’Italia

Viva L’Italia
(Francesco De Gregori n. a Roma il 4/4/1951)

Viva l’Italia, l’Italia liberata,
l’Italia del valzer, l’Italia del caffè.
L’Italia derubata e colpita al cuore,
viva l’Italia, l’Italia che non muore.
Viva l’Italia, presa a tradimento,
l’Italia assassinata dai giornali e dal cemento,
l’Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,
viva l’Italia, l’Italia che non ha paura.
Viva l’Italia, l’Italia che è in mezzo al mare,
l’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare,
l’Italia metà giardino e metà galera,
viva l’Italia, l’Italia tutta intera.
Viva l’Italia, l’Italia che lavora,
l’Italia che si dispera, l’Italia che si innamora,
l’Italia metà dovere e metà fortuna,
viva l’Italia, l’Italia sulla luna.
Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre,
l’Italia con le bandiere, l’Italia nuda come sempre,
l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
viva l’Italia, l’Italia che resiste.

Dello stesso autore: La Donna CannoneLa StoriaSanta Lucia

Sei la mia consolazione più pura

5º Anniversario del blog
"La poesia non è di chi la scrive, la poesia è di chi gli serve!"

Sei la mia consolazione più pura
(Karin Boye Göteborg, Svezia 26/10/1900 – Alingsås, Svezia 24/4/1941)

Sei la mia consolazione più pura,
sei il mio più fermo rifugio,
tu sei il meglio che ho
perché niente fa male come te.

No, niente fa male come te.
Bruci come ghiaccio e fuoco,
tagli come acciaio la mia anima –
tu sei il meglio che ho.

(1922)

Della stessa autrice: Come posso dire…ConfessioneL’amazzone

Sonetto XXIX

450 ANNI DALLA NASCITA DI WILLIAM SHAKESPEARE 

Sonetto XXIX
(William Shakespeare Stratford-upon-Avon, Regno Unito 23/4/1564 – Stratford-upon-Avon, Regno Unito 23/4/1616)

Talora, venuto in odio alla Fortuna e agli uomini,
Io piango solitario sul mio triste abbandono,
E turbo il cielo sordo con le mie grida inani,
E contemplo me stesso, e maledico la sorte,

Agognandomi simile a tale più ricco di speranze,
Di più belle fattezze, di numerosi amici,
Invidiando l’ingegno di questi, il potere di un altro,
Di quel che meglio è mio maggiormente scontento;

Ma ecco che in tali pensieri quasi spregiando me stesso,
La tua immagine appare, e allora muto stato,
E quale lodola, al romper del giorno, si innalza

Dalla terra cupa, lancio inni alle soglie del cielo:
Poiché il ricordo del dolce tuo amore porta seco
Tali ricchezze, che non vorrei scambiarle con un regno

Dello stesso autore: Sonetto XVIIISonetto XXIVSonetto XXVIISonetto LXIISonetto LXXSonetto XCIISonetto CXVISonetto CXLI

A Roma eterna

  2767° Natale di Roma

A Roma eterna
(Giovanni Pascoli San Mauro di Romagna, FC 31/12/1855 – Bologna 6/4/1912)

Spirito eterno, eterna forza, o Roma!
Dopo il gran sangue, dopo l’oblìo lungo,
e il fragor fiero e il pallido silenzio,
e tanti crolli e tante fiamme accese
da tutti i venti, tu col piè calcando
le tue ceneri, tu le tue macerie,
sempre più alta, celebri il più grande
dei tuoi trionfi: che la morte hai vinta.
Tu in faccia a tutti i popoli che a parte
chiamasti del tuo dritto, ora apparisci
nel primo fior di giovinezza ancora,
meravigliosa, simile a Pallante,
difesa intorno dal fulgor dell’armi,
e con la spada; e pende sopra il mondo
quella al cui lume accesero le genti
tutte il lor lume, quella che noi rompe
l’ombra: o Roma possente, la possente
tua più che il tempo lampada di vita.

Dello stesso autore: La BefanaLa voce dei poveriSognoX agosto

Pasqua

Pasqua
(Guido Gozzano Torino 19/12/1883 – Torino 9/8/1916)

A festoni la grigia parietaria
come una bimba gracile s’affaccia
ai muri della casa centenaria.

Il ciel di pioggia è tutto una minaccia
sul bosco triste, ché lo intrica il rovo
spietatamente, con tenaci braccia.

Quand’ecco dai pollai sereno e nuovo
il richiamo di Pasqua empie la terra
con l’antica pia favola dell’ovo.

Dello stesso autore: Le golose


La luna di Kiev

La luna di Kiev
(Gianni Rodari Omegna, VB 23/10/1920 – Roma 14/4/1980)

Chissà se la luna
di Kiev
è bella
come la luna di Roma,
chissà se è la stessa
o soltanto sua sorella…
"Ma son sempre quella!
– la luna protesta –
non sono mica
un berretto da notte
sulla tua testa!
Viaggiando quassù
faccio lume a tutti quanti,
dall’India al Perù,
dal Tevere al Mar Morto,
e i miei raggi viaggiano
senza passaporto".

Dello stesso autore: Filastrocca di capodannoFilastrocca di ferragostoIl giornalistaIl mago di NataleL’anno nuovoPromemoria

Favola

Favola
(Sandro Penna Perugia 12/6/1906 – Roma 21/1/1977)

In un salone in cui gridano gli ori
– sorpresi dalla luce dell’aprile –
un re ascolta cento e cento prìncipi.
(Su vivi prati aleggiano taciuti
i canti…? Poi festosamente arriva
il grido umano della ragazzaglia).
Cadono voci e luci al vespro: frali
consistenze in aprile. Il re si perde
entro un lontano battere di ali.

Dello stesso autore: Era il settembreIl cielo è vuotoIl mio amoreNell’alto arido eremoSe la notte d’estate…Se la vita sapesse

Tutto è girotondo

Tutto è girotondo
(Gabriela Mistral Vicuña, Cile 7/4/1889 – New York, USA 10/1/1957 – Premio Nobel per la letteratura 1945)

Le stelle sono girotondi di bambini
che giocano a guardare la terra….
Le spighe sono misure di bambini
che giocano a dondolarsi..a dondolarsi.

I fiumi sono onde di bambini
che giocano a incontrarsi nel mare.
I cavalloni son girotondi di bimbi
che giocano ad abbracciare la Terra

Della stessa autrice: Dammi la manoLa rosa

Canzone

Canzone
(Allen Ginsberg Newark, USA 3/6/1926 – New York, USA 5/4/1997)

Il peso del mondo
è amore.
Sotto il fardello
di solitudine
sotto il fardello
dell’insoddisfazione
il peso,
il peso che portiamo
è amore.
Chi può negarlo?
In sogno
ci tocca
il corpo,
nel pensiero
costruisce
un miracolo,
nell’immaginazione
s’angoscia
fino a nascer
nell’umano –
s’affaccia dal cuore
bruciando di purezza –
poiché il fardello della vita
è amore,
ma noi il peso lo portiamo
stancamente,
e dobbiam trovar riposo
tra le braccia dell’amore
infine,
trovar riposo tra le braccia
dell’amore.
Non c’è riposo
senza amore,
né sonno
senza sogni
d’amore –
sia matto o gelido
ossesso d’angeli
o macchine,
il desiderio finale
è amore
– non può essere amaro
non può negare,
non può negarsi
se negato:
il peso è troppo
deve dare
senza nulla in cambio
così come il pensiero
si dà
in solitudine
con tutta la bravura
del suo eccesso.
I corpi caldi
splendono insieme
al buio
la mano si muove
verso il centro
della carne,
la pelle trema
di felicità
e l’anima viene
gioiosa fino agli occhi –
sì, sì,
questo è quel
che volevo,
ho sempre voluto,
ho sempre voluto,
tornare
al mio corpo
dove sono nato.

Dello stesso autore: Urlo