Ho visto un re

Ho visto un re
(Enzo Jannacci Milano 3/6/1935 – Milano 29/3/2013 – Dario Fo n. a Sangiano, VA il 24/3/1926 – Premio Nobel per la letteratura 1997)

Dai dai, conta su…ah be, sì be…
– Ho visto un re.
– Sa l’ha vist cus’e`?
– Ha visto un re!
– Ah, beh; sì, beh.
– Un re che piangeva seduto sulla sella
piangeva tante lacrime, ma tante che
bagnava anche il cavallo!
– Povero re!
– E povero anche il cavallo!
– Ah, beh; sì, beh.
– è l’imperatore che gli ha portato via
un bel castello…
– Ohi che baloss!
– …di trentadue che lui ne ha.
– Povero re!
– E povero anche il cavallo!
– Ah, beh; sì, beh.
– Ho visto un vesc…
– Sa l’ha vist cus’e`?
– Ho visto un vescovo!
– Ah, beh; sì, beh.
– Anche lui, lui, piangeva, faceva
un gran baccano, mordeva anche una mano.
– La mano di chi?
– La mano del sacrestano!
– Povero vescovo!
– E povero anche il sacrista!
– Ah, beh; sì, beh.
– è il cardinale che gli ha portato via
un’abbazia…
– Oh poer crist!
– …di trentadue che lui ne ha.
– Povero vescovo!
– E povero anche il sacrista!
– Ah, beh; sì, beh.
– Ho visto un ric…
– Sa l’ha vist cus’e`?
– Ho visto un ricco! Un sciur!
– Sì…Ah, beh; sì, beh.
– Il tapino lacrimava su un calice di vino
ed ogni go, ed ogni goccia andava…
– Deren’t al vin?
– Sì, che tutto l’annacquava!
– Pover tapin!
– E povero anche il vin!
– Ah, beh; sì, beh.
– Il vescovo, il re, l’imperatore
l’han mezzo rovinato
gli han portato via
tre case e un caseggiato
di trentadue che lui ne ha.
– Pover tapin!
– E povero anche il vin!
– Ah, beh; sì, beh.
– Ho vist un villan.
– Sa l’ha vist cus’e`?
– Un contadino!
– Ah, beh; sì, beh.
– Il vescovo, il re, il ricco, l’imperatore,
persino il cardinale, l’han mezzo rovinato
gli han portato via:
la casa
il cascinale
la mucca
il violino
la scatola di kaki
la radio a transistor
i dischi di Little Tony
la moglie!
– E po’, cus’e`?
– Un figlio militare
gli hanno ammazzato anche il maiale…
– Pover purscel!
– Nel senso del maiale…
– Ah, beh; sì, beh.
– Ma lui no, lui non piangeva, anzi: ridacchiava!
Ah! Ah! Ah!
– Ma sa l’è, matt?
– No!
– Il fatto è che noi villan…
Noi villan…
E sempre allegri bisogna stare
che il nostro piangere fa male al re
fa male al ricco e al cardinale
diventan tristi se noi piangiam,
e sempre allegri bisogna stare
che il nostro piangere fa male al re
fa male al ricco e al cardinale
diventan tristi se noi piangiam!

Dello stesso autore: Seppelliamoci

L’uomo al naturale

L’uomo al naturale
(Michele Sovente Monte di Procida, NA 28/3/1948 – Monte di Procida, NA 25/3/2011)

Ecco: pianificati omogeneizzati
ciberneticamente programmati
riflessi condizionati.
Ecco: via gli stimoli aggressivi
i conflitti sempre e solo regressivi
uno il potere una la scienza:
gli Audiovisivi.
Ecco: sintetico funzionale
l’uomo al naturale.

(Da: L’uomo al naturale)

Ad Annie

Ad Annie
(Giosuè Carducci Valdicastello di Pietrasanta, LU 27/7/1835 – Bologna, 16/2/1907; Premio Nobel per la letteratura 1906)

Batto a la chiusa imposta con un ramicello di fiori
glauchi ed azzurri, come i tuoi occhi, o Annie.

Vedi: il sole co ‘l riso d’un tremulo raggio ha baciato
la nube, e ha detto – Nuvola bianca, t’apri. –

Senti: il vento de l’alpe con fresco susurro saluta
la vela, e dice – Candida vela, vai. –

Mira: l’augel discende da l’umido cielo su ‘l pèsco
in fiore, e trilla – Vermiglia pianta, odora. –

Scende da’ miei pensieri l’eterna dea poesia
su ‘l cuore, e grida – O vecchio cuore, batti. –

E docile il cuore ne’ tuoi grandi occhi di fata
s’affisa, e chiama – Dolce fanciulla, canta.

26 marzo 1890

Dello stesso autore: Pianto antico

Quanto potè durare il tuo martirio

  Eccidio delle Fosse Ardeatine 1944 – 2014

Quanto potè durare il tuo martirio
(Corrado Govoni Tàmara, FE 29/10/1884 – Lido dei Pini, RM 20/10/1965)

Scritta per il figlio Aladino, comandante militare di “Bandiera Rossa”, Medaglia d’Oro al Valor Militare, ucciso a Roma alle Fosse Ardeatine.

Quanto potè durare il tuo martirio
nelle sinistre fosse Ardeatine
per mano del carnefice tedesco
ubbriaco di ferocia e di viltà?
Come il lungo calvario di Gesù
seviziato deriso e sputacchiato
nel suo ansante sudor di sangue e d’anima
fosse durato, o un’ora o un sol minuto;
fu un tale peso pel tuo cuore umano,
che avrai sofferto, o figlio, e conosciuto
tutto il dolor del mondo in quel minuto.
Non fu un sogno. E pareva di sognare.
La città, la campagna e tutto il mondo
era in preda al terrore e al tradimento.
L’incubo dentro l’incubo: era questo
il più terribile e infernal tormento.
La notte intera si invocava il giorno;
e il giorno era più torvo della notte.
Un passante poteva, nel soffiarvi
il suo fiato serpino dentro il collo,
gridarvi a bruciapelo: «Mani in alto!».
Vi aspettava la cella della morte,
le barbare torture e l’assassinio.
Fu così orrenda la realtà del sangue
nel risveglio, che ancor vorrei sognare;
e nel colmo dell’incubo nell’incubo
del più folle terrore ancor tremare.

(Da: Aladino. Lamento su mio figlio morto, 1946)

Dello stesso autore: Col bacio mi sembrò di berti l’animaTu, Dio…

Liu Yung

Liu Yung
(Billy Collins n. a New York, USA il 22/3/1941)

Questo poeta della dinastia Sung è così infelice.
Il vento sospira tra gli alberi,
un cigno solitario passa là in alto,
e lui è solo nella sua barchetta, sull’acqua.

Se soltanto apprezzasse quanto me
la vita nella Cina dell’undicesimo secolo:
niente cartoni animati a tutto volume in tv,
niente musica dal camioncino dei gelati,

solamente il richiamo orgoglioso degli uccelli
e lo scorrere regolare di un orologio ad acqua.

Hai un sangue, un respiro

  Giornata Mondiale della Poesia

Hai un sangue, un respiro
(Cesare Pavese Santo Stefano Belbo, CN 9/9/1908 – Torino 27/8/1950)

Hai un sangue, un respiro.
Sei fatta di carne
di capelli di sguardi
anche tu. Terra e piante,
cielo di marzo, luce,
vibrano e ti somigliano –
il tuo riso e il tuo passo
come acque che sussultano –
la tua ruga fra gli occhi
come nubi raccolte –
il tuo tenero corpo
una zolla nel sole.

Hai un sangue, un respiro.
Vivi su questa terra.
Ne conosci i sapori
le stagioni i risvegli,
hai giocato nel sole,
hai parlato con noi.
Acqua chiara, virgulto
primaverile, terra,
germogliante silenzio,
tu hai giocato bambina
sotto un cielo diverso,
ne hai negli occhi il silenzio,
una nube, che sgorga
come polla dal fondo.
Ora ridi e sussulti
sopra questo silenzio.

Dolce frutto che vivi
sotto il cielo chiaro,
che respiri e vivi
questa nostra stagione,
nel tuo chiuso silenzio
è la tua forza. Come
erba viva nell’aria
rabbrividisci e ridi,
ma tu, tu sei terra.
Sei radice feroce.
Sei la terra che aspetta.
                              21 marzo 1950

(Da: Verrà la morte e avrà i tuoi occhi)

Dello stesso autore: Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

A mio padre, in sogno

A mio padre, in sogno
(Alessandro Parronchi Firenze 26/12/1914 – Firenze 6/1/2007)

Sorridi un poco e te ne vai pensoso.
E ad un tratto con lacrime mi chiedo
quanto tempo è che al petto non ti stringo
non afferro da amico quelle braccia.
La memoria ha insensibili naufragi.
Scolora come il cielo di settembre
sotto il vento si popola di nubi.
Te ne vai. Quante cose all’improvviso
mi ritrovo da dirti… E resto muto.
Ma perché nell’istante che mi volto
non sei più là? Ci sono tante cose
da dirsi… Ed io ti chiamo ancora, e credo
che non può certo, questo, essere un sogno.

(Da: Coraggio di vivere)

Dello stesso autore: A che pensi?

Breve dialogo con il corpo

Breve dialogo con il corpo
(Biagia Marniti Ruvo di Puglia, BA 15/3/1921 – Roma 6/3/2006)

Porti questo corpo come un peso
ma prima era il corpo
ad essere la tua vita.
Slanciato il corpo camminava
e lo seguivi, docile e indomita;
correvi, per le strade le macchine
non avevano per te problemi
il corpo dominava
e sorridevi.
Il corpo, ora, più non ti risponde
e conta gli anni anche se non si notano.
Adesso sei tu a portare il corpo
ed affrontare la quotidianità.

dicembre 1999

Della stessa autrice: Ritratto d’agosto

Mi sembrava inverosimile…

Mi sembrava inverosimile…
(Alba de Céspedes Roma 11/3/1911 – Parigi, Francia 14/11/1997)

Mi sembrava inverosimile che gli stessi uomini, i quali non avevano mai, durante tutto il giorno, una parola d’amore per le proprie compagne, d’improvviso, la notte, pretendessero di trovarle pronte a quegli amplessi tremendi. Era una offesa, un affronto addirittura, come sputare in viso. Mi pareva di vedere al mattino le donne riprendere il loro lavoro quotidiano portando negli occhi il ricordo di una logorante umiliazione.

(Da: Dalla parte di Lei)

Della stessa autrice: Lettera a una madreSento tutto in me confusamente…

E Dio mi fece donna

 Le poesie delle donne

E Dio mi fece donna
(Gioconda Belli n. a Managua, Nicaragua il 9/12/1948)

E Dio mi fece donna,
con capelli lunghi,
occhi,
naso e bocca di donna.
Con curve
e pieghe
e dolci avvallamenti
e mi ha scavato dentro,
mi ha reso fabbrica di esseri umani.
Ha intessuto delicatamente i miei nervi
e bilanciato con cura
il numero dei miei ormoni.
Ha composto il mio sangue
e lo ha iniettato in me
perché irrigasse tutto il mio corpo;
nacquero così le idee,
i sogni,
l’istinto.
Tutto quel che ha creato soavemente
a colpi di mantice
e di trapano d’amore,
le mille e una cosa che mi fanno donna
ogni giorno
per cui mi alzo orgogliosa
tutte le mattine
e benedico il mio sesso.

Della stessa autrice: Non mi pento di nienteRegole del gioco per gli uomini che vogliano amare donne donneSempreVoglio uno sciopero dove incontrarci tutti