Camminano le stelle

Camminano le stelle
(Adonis n. a Latakia, Siria il 1/1/1930)

Cammino,
e dietro camminano le stelle,
verso il domani delle stelle,
l’enigma,
la morte,
quel che fiorisce e la fatica sfinisce.
I passi fanno sangue di me,
esangue.
Sono cammino non iniziato.
Non vi è giacimento a vista,
cammino verso me stesso,
quel che verrà a me stesso.
Cammino,
e dietro camminano le stelle.

Dello stesso autore: CantoMi confrontai con la donna che avevo raffigurato…Volto di donna

Ai fratelli Cervi, alla loro Italia

   28/12/1943 – 28/12/2015
72° anniversario dalla fucilazione dei fratelli Cervi

Ai fratelli Cervi, alla loro Italia
(Salvatore Quasimodo Modica, RG 20/8/1901 – Napoli 14/6/1968 – Premio Nobel per la letteratura 1959)

In tutta la terra ridono uomini vili,
principi, poeti, che ripetono il mondo
in sogni, saggi di malizia e ladri
di sapienza. Anche nella mia patria ridono
sulla pietà, sul cuore paziente, la solitaria
malinconia dei poveri. E la mia terra è bella
d’uomini e d’alberi, di martirio, di figure
di pietra e di colore, d’antiche meditazioni.
Gli stranieri vi battono con dita di mercanti
il petto dei santi, le reliquie d’amore,
bevono vino e incenso alla forte luna
delle rive, su chitarre di re accordano
canti di vulcani. Da anni e anni
vi entrano in armi, scivolano dalle valli
lungo le pianure con gli animali e i fiumi.
Nella notte dolcissima Polifemo piange
qui ancora il suo occhio spento dal navigante
dell’isola lontana. E il ramo d’ulivo è sempre ardente.
Anche qui dividono in sogni la natura,
vestono la morte e ridono i nemici
familiari. Alcuni erano con me nel tempo
dei versi d’amore e solitudine, nei confusi
dolori di lente macine e di lacrime.
Nel mio cuore finì la loro storia
quando caddero gli alberi e le mura
tra furie e lamenti fraterni nella città lombarda.
Ma io scrivo ancora parole d’amore,
e anche questa è una lettera d’amore,
alla mia terra. Scrivo ai fratelli Cervi
non alle sette stelle dell’Orsa: ai sette emiliani
dei campi. Avevano nel cuore pochi libri,
morirono tirando dadi d’amore nel silenzio.
Non sapevano soldati filosofi poeti
di questo umanesimo di razza contadina.
L’amore la morte in una fossa di nebbia appena fonda.
Ogni terra vorrebbe i vostri nomi di forza, di pudore,
non per memoria, ma per i giorni che strisciano
tardi di storia, rapidi di macchine di sangue.

Dello stesso autore: Alle fronde dei saliciDare e avereDolore di cose che ignoroFresca marinaI soldati piangono di notteLamento per il sudOra che sale il giornoPer i caduti di MarzabottoS’ode ancora il mareUomo del mio tempo

Natale

Natale
(Fernando Pessoa Lisbona, Portogallo 13/6/1888 – Lisbona, Portogallo 30/11/1935)

Nasce un Dio. Altri muoiono. Non ci è giunta
né ci ha lasciato la verità: muta l’Errore.
Abbiamo ora un’altra Eternità,
e ciò che è passato in fondo era migliore.

Cieca, la Scienza ara gleba vana.
Folle, la Fede vive il sogno del suo culto.
Un nuovo Dio è solo una parola.
Non credere o cercare: tutto è occulto.

Dello stesso autore: Amo tutto ciò che è statoCampana del mio villaggioGli dèi sono feliciIl ragazzo che ride nella via…MetafisicaNon sono nullaNon sto pensando a nienteOde alla notteSensazioneSonetto 1Voglio, avrò

La cornacchia libberale

La cornacchia libberale
(Trilussa pseudonimo di Carlo Alberto Salustri Roma 26/10/1871 – Roma 21/12/1950)

Una cornacchia nera come un tizzo,
nata e cresciuta drento ‘na chiesola,
siccome je pijo lo schiribbizzo(1)
de fa’ la libberale e d’uscì sola,
s’infarinò le penne e scappò via
dar finestrino de la sacrestia.

Ammalappena se trovò per aria
coll’ale aperte in faccia a la natura,
sentì quant’era bella e necessaria
la vera libbertà senza tintura:
l’intese così bene che je venne
come un rimorso e se sgrullò(2) le penne.
Naturarmente, doppo la sgrullata,
metà de la farina se n’agnede,
ma la metà rimase appiccicata
come una prova de la malafede.
– Oh! – disse allora – mo’ l’ho fatta bella!
So’ bianca e nera come un purcinella…

– E se resti così farai furore:
– je disse un Merlo – forse te diranno
che sei l’ucello d’un conservatore,
ma nun te crede che te faccia danno:
la mezza tinta adesso va de moda
puro fra l’animali senza coda.

Oggi che la coscenza nazzionale
s’adatta a le finzioni de la vita,
oggi ch’er prete è mezzo libberale
e er libberale è mezzo gesuita,
se resti mezza bianca e mezza nera
vedrai che t’assicuri la cariera.

1) Il ghiribizzo.
2) Scrollò, scosse.

Dello stesso autore: All’ombraEr buffoneEr cervoEr congresso de li cavalliEr grillo zoppoEr Sorcio de città e er Sorcio de campagnaEr testamento d’un arberoGiordano BrunoL’elezzione der PresidenteL’onestà de mi’ nonnaLa campana de la ChiesaLa Cecala d’oggiLa MascheraLa ninna-nanna de la guerraNummeriRiunione clericaleRomolo e RemoStella cadente

Bella e somigliante

Bella e somigliante
(Paul Éluard Saint-Denis, Francia 14/12/1895 – Charenton-le-Pont, Francia 18/11/1952)

Un viso alla fine del giorno
Una culla tra le foglie morte del giorno
Un mazzo di pioggia ignuda
Nascosto ogni sole
In fondo all’acqua ogni fonte delle fonti
Spezzato ogni specchio degli specchi
Nelle bilance del silenzio un viso
Una pietra fra altre pietre
Per le rame delle luci estreme del giorno
Un viso che somiglia tutti i visi dimenticati.

(tr. Franco Fortini)

Dello stesso autore: LibertàNuschParlarePer vivere qui

La Mente vive del Cuore…

J1355 (1876) / F1384 (1875)
(Emily Dickinson Amherst, USA 10/12/1830 – Amherst, USA 15/5/1886)

La Mente vive del Cuore
Come qualsiasi Parassita –
Se quello è colmo di Cibo
La Mente è grassa –

Ma se il Cuore si astiene
Deperisce l’Ingegno –
Il suo Alimento
Così assoluto.

Della stessa autrice: I Sogni sono l’elusiva Dote…Il mio Nemico sta invecchiando…Il Passato è una così curiosa Creatura…Il tempo passa…L’acqua, è insegnata dalla sete…L’amore ci sta stretto, come altre cose…Non c’è Vascello che eguagli un Libro…Quando la Notte è quasi conclusa…Sa come dimenticare…Se la mia barca sprofondò nel mare…Se potrò bloccare un Cuore dallo spezzarsi…Se tu venissi in Autunno…Tra la forma della Vita e la Vita…Una parola è morta, quando è detta…

Autoascolto

Autoascolto
(Jim Morrison Melbourne, Florida, USA 8/12/1943 – Parigi, Francia 3/7/1971)

A volte indugio ascoltando
La macchina vitale che
Mi pulsa nel corpo:
Sento il battito cardiaco
Ritmare lievi colpi sordi,
Seguo il flusso sanguigno
Percependone il tepore,
Avverto il palpito delle
Viscere e il vellicare
Della peluria rada
e i guizzi muscolari
e la rigidità delle ossa.
Ogni volta l’auscultazione
Finisce con lo smarrimento
Nelle pozze dei pensieri,
Umori che come acque ferme
Mi ristagnano nel cervello.

Dello stesso autore: Desiderio proibitoSmetterò di amarti

Sono venuta a Parigi

Sono venuta a Parigi
(Maria Luisa Spaziani n. a Torino il 7/12/1922)

Sono venuta a Parigi per dimenticarti
ma tu ostinato me ne intridi ogni spazio.
Sei la chimera orrida delle gronde di Notre-Dame,
sei l’angelo che invincibile sorride.
Veniamo a patti (il contadino e il diavolo):
lasciami il giorno per guardare, leggere,
sprecare il tempo, divertirmi, escluderti.
Notti e sogni, d’accordo, sono tuoi.

Della stessa autrice: Forse di questo amore ancor non dettoNon chiedermi parole oggi non bastanoRovesciamento dei ruoli

Ricongiungimento

Ricongiungimento
(Antonia Pozzi Milano 13/2/1912 – Milano 3/12/1938)

Se io capissi
quel che vuol dire
– non vederti più –
credo che la mia vita
qui – finirebbe.

Ma per me la terra
è soltanto la zolla che calpesto
e l’altra
che calpesti tu:
il resto
è aria
in cui – zattere sciolte – navighiamo
a incontrarci.

Nel cielo limpido infatti
sorgono a volte piccole nubi
fili di lana
o piume – distanti –
e chi guarda di lì a pochi istanti
vede una nuvola sola
che si allontana.

17 settembre 1933

Della stessa autrice: Acqua alpinaConfidareEsempiGridoPensieroPudoreVoce di donna