Oh pazzo, basta! Povero Catullo…

Oh pazzo, basta! Povero Catullo…
(Gaio Valerio Catullo Verona 84 a.C. – Roma 54 a.C.)

Oh pazzo, basta! Povero Catullo,
quel che è perduto è perduto è perduto.
I tuoi occhi di paradiso li hai avuti
quando il tuo amore ti diceva vieni
tu ti precipitavi.
Così amata da te è stata lei
come nessuna mai da qualcuno
e compivate tutti gli atti d’amore
quel che volevi tu lei non voleva
i tuoi giorni di paradiso li hai avuti.

Ora non vuole più.
Debole cuore, non devi volere più
neanche tu.
Se ti ha lasciato, lasciala andare.
Perché vuoi vivere miserabilmente?
Forza, sopporta il colpo, non gli cedere!

Amore mio addio. Catullo è ora insensibile,
più non ti cerca, più non ti supplica
per un tuo no.
Ma, insupplicata, come soffrirai!
Che sventura la tua, infelice,
e a quale vita vai incontro!
Quale uomo ti cercherà?
Chi puoi amare ancora? di chi sarai l’amante?
A chi i tuoi baci darai? a chi la bocca morderai?
Catullo resisti, tu non cedere.

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