Silenzi

Silenzi
(Lalla Romano Demonte, CN 11/11/1906 – Milano 26/6/2001)

D’estate, nel silenzio dei meriggi,
sopra la terra esausta ed assopita,
incombe il peso d’una enorme assenza.
Ma dai grandi silenzi dell’inverno,
sopra la terra rispogliata e nuda,
infinita certezza si disserta.
Tutto perdemmo: fu sprecato il tempo
Sì breve del fiorire, ma ora il cielo,
non più velato dalle foglie, immenso,
di luce inonda gli orizzonti, e nulla
fuorché il cielo è vivente sulla terra,
una più vera vita è in questa morte.

(Inedito, 1930)

Della stessa autrice: CanzoneIl silenzio

Poesia d’amore

Poesia d’amore
(Alfonso Gatto Salerno 17/7/1909 – Capalbio, GR 8/3/1976)

Le grandi notti d’estate
che nulla muove oltre il chiaro
filtro dei baci, il tuo volto
un sogno nelle mie mani.

Lontana come i tuoi occhi
tu sei venuta dal mare
dal vento che pare l’anima.

E baci perdutamente
sino a che l’arida bocca
come la notte è dischiusa
portata via dal suo soffio.

Tu vivi allora, tu vivi
il sogno ch’esisti è vero.
Da quanto t’ho cercata.

Ti stringo per dirti che i sogni
son belli come il tuo volto,
lontani come i tuoi occhi.

E il bacio che cerco è l’anima.

Dello stesso autore: A mio padrePer i compagni fucilati a Piazzale LoretoSera d’ottobre a Viterbo Sorriderti…Via Appia

Estiva

Estiva
(Attilio Bertolucci Parma 18/11/1911 – Roma 14/6/2000)

Che ora è questa che saluta
il muro sbiadito con calda luce
e silenzioso cenno, e sommuove
l’aria tremante di giugno?
Ardi immobile, azzurro,
lustrate foglie della magnolia
e tu fiore profuma il giorno,
consuma i tuoi petali bianchi
sino alla dissoluzione, a noi
gli occhi chiusi arrossa
il riverbero estivo cui
solitaria cicala s’accompagna.
nel sentiero della luce.

Dello stesso autore: Amore a me vicinoInvernoLa rosa biancaPer un bel giornoSettembre

Trauma Market

Giornata Mondiale del Rifugiato

Trauma Market
(Adisa Bašić n. a Sarajevo il 21/6/1979)

Non sarà che lei è solo una vittima
che vende il suo trauma?
Mi ha chiesto una biondina di Harvard
Il cui cervello è valutato mezzo milione.
In inglese non lo sapevo dire.
Si rende conto di avere tutte le ragioni?
Nove morti, il sangue che esce dalla membrana del timpano,
quel dimenarsi tra i proiettili.
Tutto sta nella parola trauma.
E questo, si, non sapevo dire in inglese,
ho paura,
è l’unica cosa che vale tra quelle che ho.

Là nei giardini dei salici

Là nei giardini dei salici
(William Butler Yeats Dublino, Irlanda 13/6/1865 – Roquebrune-Cap-Martin, Francia 28/1/1939; Premio Nobel per la letteratura 1923)

Fu là nei giardini dei salici che la mia amata ed io ci incontrammo;
Ella passava là per i giardini con i suoi piccoli piedi di neve.
M’invitò a prendere amore così come veniva, come le foglie crescono sull’albero;
Ma io, giovane e sciocco, non volli ubbidire al suo invito.
Fu in un campo sui bordi del fiume che la mia amata ed io ci arrestammo,
E lei posò la sua mano di neve sulla mia spalla inclinata.
M’invitò a prendere la vita così come veniva, come l’erba cresce sugli argini;
Ma io ero giovane e sciocco, e ora son pieno di lacrime.

Dello stesso autore: La mascheraUn campo d’erba

Addormentarsi adesso

Addormentarsi adesso
(
Nazım Hikmet Salonicco, Grecia 20/11/1901 ma registrato all’anagrafe il 15/1/1902, che egli stesso indicava come data di nascita – Mosca, Russia 3/6/1963)

“Addormentarsi adesso
svegliarsi tra cento anni, amor mio…”

“No,
non sono un disertore.
Del resto, il mio secolo non mi fa paura
il mio secolo pieno di miserie e di scandali
il mio secolo coraggioso grande ed eroico.
Non ho mai rimpianto d’esser venuto al mondo troppo presto
sono del ventesimo secolo e ne son fiero.
Mi basta esser là dove sono, tra i nostri,
e battermi per un mondo nuovo…”
“Tra cento anni, amor mio…”
“No,
prima e malgrado tutto.
Il mio secolo che muore e rinasce
il mio secolo
i cui ultimi giorni saranno belli
la mia terribile notte lacerata dai gridi dell’alba
il mio secolo splenderà di sole, amor mio
come i tuoi occhi…”

Dello stesso autore: Amo in teAngina PectorisDon ChisciotteDurante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da meGuardo in ginocchio la terraIl più bello dei mariNon vivere su questa terra come un inquilino

Dopoguerra

Dopoguerra
(Ennio Cavalli n. a Forlì il 29/10/1947)

Si accendono gonne rosse, sigarette.
Si gonfiano fisarmoniche e frittelle.
Si aprono formaggi, trattative.
Teste spavalde e rincuorate sbucano
dai quadri di Covili, di Guttuso.

Nelle stazioni di Rimini e Ferrara
ragazzi in attesa di un treno,
di un lancio di dadi:
chi uscirà comiziante, chi regista
o boy nelle riviste di Tognazzi.

Nella pancia avvilita da un urlo
passano notizie neonate.
Gocce di latte, prima abbondanza.

La Repubblica promulga la primavera
con francobolli più colorati.
La luna non rastrella incursioni,
esploso il cielo delle bombe.

(Da: "LIBRO DI STORIA E DI GRILLI", 1996)

Dello stesso autore: Un bacio sul collo